mercoledì 13 maggio 2015

COSA SI MANGIA NELLO SPAZIO?

Antonio Lo Campo, pronto per cominciare
Cosa si mangia nello spazio? A questa domanda ha risposto il giornalista scientifico Antonio Lo Campo in una conferenza, "Il cibo nello spazio: evoluzione dell'alimentazione per gli astronauti", il 9 maggio 2015 a Collegno (TO).

In principio, non si sapeva molto in merito agli effetti dello spazio sugli esseri umani. Che i liquidi - come il sangue - tendessero a salire verso l'alto era risaputo, e d'altronde spesso gli astronauti hanno la faccia un po' gonfia, ma cosa si può mangiare e - soprattutto - come?

Certo, se un astronauta deve stare solo qualche ora in orbita intorno alla Terra, magari in una scatola da 2,45 metri di diametro, non avrà grandi necessità di mangiare, né grandi possibilità di movimento. Pensiamo ad esempio a Yuri Gagarin. Per 108 minuti di permanenza nello spazio, gli vennero consegnati tre tubetti, soprattutto per verificare se fosse riuscito ad ingoiare e a digerire. Sembravano tubetti di dentifricio, ma in realtà due di essi contenevano una purea di carne e verdura ed un altro crema di cioccolato.

Man mano però che le missioni diventarono più lunghe (ad esempio le 5 ore di Gemini nel 1965), occorse necessariamente un menu più differenziato.... e più saporito! Ad esempio, è meglio sfamarsi con un tubetto di cocktail di scampi che con uno di pollo. E cosa è opportuno bere? L'acqua può non essere sufficiente, poiché nello spazio si è esposti ad una decalcificazione ossea graduale e ad un indebolimento della massa muscolare. Meglio allora ricorrere ai succhi di frutta.

Cibo liofilizzato per astronauti e cibo in tubetto per
cosmonauti (tratta da https://eduali.wordpress.com/2013/06/06/alimentazione-e-nutrizione-nelle-missioni-spaziali/

Armstrong ed Aldrin, nel 1969, inaugurarono l'utilizzo dell'acqua calda per i cibi. Questo stratagemma è utilizzato ancora oggi: il riso al pesto di Luca Parmitano è stato preparato dalla Argotec di Torino, ma prima di mangiarlo, occorre iniettare acqua calda all'interno della busta in cui è contenuto il riso. Peraltro, quando la permanenza prevista è di circa 6 mesi, all'astronauta viene consentito di scegliere fra un centinaio di cibi diversi. E, in generale, gli viene permesso di aggiungere qualcosa di sfizioso / tradizionale, magari originario del luogo in cui è nato o vissuto.

Cibo per astronauti
L'altro fatto curioso, che spesso si vede nei video realizzati sulla Stazione Spaziale Internazionale, è che il cibo tende a svolazzare a causa dell'assenza di gravità, ma il contenuto preso con il cucchiaino resta fermo all'interno. Merito della gelatina e della tensione superficiale.

Le Missioni Apollo sono anche famose perché inaugurarono il consumo di caffè nello spazio, ma pare che quella bevanda avesse solo lo 0,5% di sapore di caffè (siamo pressoché certi che il caffè recentemente bevuto da Samantha Cristoforetti sia stato di qualità superiore).

Con gli skylab americani degli anni '70, in pratica grossi laboratori orbitanti, progenitori delle stazioni spaziali internazionali, compaiono i primi tavolini con forchette calamitate e i primi frigoriferi e congelatori (questi ultimi, particolarmente adatti a conservare i cibi durante lunghe permanenze). Fra gli strumenti da cucina, c'erano anche gli scaldavivande, che arrivavano a 60/70°C. E c'era persino il gelato!
Da sinistra: Walter Caputo e Antonio Lo Campo

Oggi, sulla Stazione Spaziale Internazionale, il frigorifero non c'è più. Consuma troppa energia. Si è optato per il confezionamento di cibi a lunga conservazione. A tal proposito, occorre rispettare i gusti degli astronauti. Se Samantha Cristoforetti preferisce piatti come l'insalata di quinoa e sgombro e snack come barrette con bacche di Goji, alga spirulina e cioccolato, bisognerà incaricare uno chef ad hoc, come Stefano Polato. Dite che preferite un bel piatto di spaghetti? Franco Malerba ha provato a mangiarli in orbita nel 1992, ma l'esperimento non ha avuto successo.....

Walter Caputo

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