Artigianato, il Governo approva la riforma attesa da oltre 40 anni: le imprese potranno crescere senza perdere la propria identità
Giorgia Meloni annuncia il riordino della legge quadro del 1985 durante l’assemblea di Confartigianato. Più flessibilità organizzativa, superamento di alcuni vincoli e attenzione alla trasmissione dei mestieri. Il provvedimento è stato approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri e dovrà completare l’iter previsto.
ROMA – Una riforma attesa da oltre quattro decenni punta a ridisegnare le regole dell’artigianato italiano. Mercoledì 28 ottobre 2026, intervenendo all’assemblea di Confartigianato, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato l’approvazione del provvedimento destinato ad aggiornare la legge quadro sull’artigianato, la legge n. 443 dell’8 agosto 1985.
L’obiettivo dichiarato è adeguare la normativa a un sistema produttivo profondamente cambiato, nel quale le imprese artigiane utilizzano tecnologie avanzate, sviluppano nuovi mercati, assumono personale specializzato e devono confrontarsi con modelli organizzativi sempre più articolati.
«Crescere non significherà più doversi snaturare», ha affermato la premier, sintetizzando uno dei principi alla base dell’intervento: consentire alle aziende artigiane di svilupparsi senza essere costrette a rinunciare alla propria identità.
La legge del 1985 e la necessità di aggiornare le regole
La normativa di riferimento per l’artigianato risale al 1985. Da allora sono cambiate le tecnologie, le modalità di produzione, i mercati e le competenze richieste alle imprese. Molte attività che un tempo si svolgevano esclusivamente in piccoli laboratori oggi richiedono investimenti in macchinari, strumenti digitali, personale qualificato e sistemi di distribuzione più complessi.
La riforma nasce dall’esigenza di rendere la disciplina più coerente con questa evoluzione, riducendo gli ostacoli che possono limitare la crescita dimensionale delle aziende.
L’intervento dà attuazione alla delega contenuta nell’articolo 15 della legge 11 marzo 2026, n. 34, la legge annuale sulle piccole e medie imprese, che ha affidato al Governo il compito di razionalizzare e aggiornare la normativa sull’artigianato.
Il provvedimento è stato presentato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e approvato dal Consiglio dei ministri in esame preliminare il 28 ottobre.
Più possibilità di crescita per le imprese artigiane
Uno dei temi centrali riguarda la possibilità per le imprese di aumentare il proprio personale e rafforzare l’organizzazione senza perdere automaticamente la qualifica artigiana.
Nel corso dell’assemblea, Meloni ha illustrato anche il principio secondo cui un’impresa nata come artigiana e che abbia mantenuto questa natura per almeno sette anni potrà conservare la propria qualifica anche aumentando il numero dei collaboratori, secondo le condizioni previste dalla disciplina.
Il tema è particolarmente rilevante per le aziende che vogliono ampliare la produzione, acquisire nuove commesse, investire in attrezzature e assumere giovani lavoratori.
Per molte realtà artigiane, infatti, la crescita può comportare la necessità di modificare l’organizzazione interna e ampliare il personale. L’obiettivo della riforma è rendere questo percorso più agevole, preservando il ruolo del lavoro e delle competenze professionali che caratterizzano l’impresa artigiana.
Le nuove disposizioni dovranno comunque essere lette nel dettaglio del testo definitivo, per verificare requisiti, limiti e condizioni applicabili alle diverse tipologie di attività.
Meno vincoli e maggiore flessibilità organizzativa
La revisione della legge quadro punta anche a superare alcuni vincoli societari e organizzativi considerati non più adeguati alle esigenze delle imprese contemporanee.
La possibilità di organizzare meglio le attività produttive e amministrative, anche attraverso una maggiore flessibilità nella gestione delle sedi e delle unità locali, è uno degli aspetti indicati tra gli obiettivi della riforma.
L’intento è permettere alle aziende di rispondere più rapidamente alle esigenze del mercato, mantenendo un rapporto diretto con il territorio e con il patrimonio di competenze che contraddistingue il settore.
La semplificazione amministrativa rappresenta un altro elemento importante. Per le piccole imprese, infatti, gli adempimenti burocratici possono incidere in modo significativo sul tempo e sulle risorse disponibili per la produzione, gli investimenti e lo sviluppo commerciale.
Maestro artigiano, botteghe e formazione dei giovani
La riforma non riguarda soltanto la dimensione economica delle imprese. Un altro obiettivo è favorire la trasmissione delle competenze tra generazioni, valorizzando il ruolo dei maestri artigiani e delle botteghe come luoghi di apprendimento.
In numerosi mestieri, dall'artigianato artistico alla lavorazione dei metalli, dalla falegnameria alla moda, la formazione pratica rimane essenziale. Le conoscenze non si acquisiscono soltanto attraverso lo studio teorico, ma anche con l'esperienza diretta, l'affiancamento e la progressiva acquisizione di autonomia professionale.
Il sostegno ai percorsi di formazione e all'apprendistato può contribuire a rendere questi mestieri più attrattivi per i giovani e a evitare che competenze consolidate nel tempo vadano perdute.
Per il sistema produttivo italiano, il ricambio generazionale è una questione strategica: significa garantire continuità alle attività esistenti, ma anche favorire l'introduzione di nuove tecnologie, nuovi linguaggi e nuove modalità di commercializzazione.
Artigianato e Made in Italy: un patrimonio economico e culturale
Nel suo intervento, Meloni ha definito gli artigiani «beni culturali viventi», sottolineando il contributo del settore all'identità produttiva italiana.
Il legame tra artigianato e Made in Italy è particolarmente evidente nei comparti dell'arredamento, della moda, della meccanica di precisione, dell'alimentare e delle lavorazioni artistiche. In questi ambiti, la qualità del prodotto dipende spesso dalla combinazione tra conoscenze tradizionali, capacità manuale, innovazione e attenzione al dettaglio.
Le imprese artigiane contribuiscono inoltre alla vitalità economica dei territori, comprese le aree periferiche e i piccoli centri, dove le attività produttive possono rappresentare una fonte importante di occupazione e continuità sociale.
Il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, ha accolto l'annuncio evidenziando la necessità di permettere alle aziende di crescere, investire, innovare e creare occupazione senza dover rinunciare alla propria identità.
La riforma viene quindi presentata dall'associazione come un passaggio importante per aggiornare le regole a un'economia nella quale tradizione e innovazione devono poter convivere.
Che cosa succede adesso?
L'approvazione del 28 ottobre rappresenta un passaggio significativo, ma è importante precisare che il decreto legislativo è stato approvato in via preliminare.
Come indicato nelle comunicazioni successive al Consiglio dei ministri, il testo dovrà essere sottoposto all'intesa della Conferenza Stato-Regioni e ai pareri delle commissioni parlamentari competenti prima dell'approvazione definitiva.
Per le imprese artigiane sarà quindi necessario attendere il completamento dell'iter e la pubblicazione delle disposizioni definitive per conoscere con precisione le regole applicabili, le eventuali condizioni transitorie e i tempi di entrata in vigore.
La riforma apre intanto una prospettiva di cambiamento per uno dei settori storici dell'economia italiana. La sfida sarà trasformare gli obiettivi annunciati in strumenti concreti, capaci di semplificare la vita delle imprese, favorire l'occupazione e sostenere la competitività senza disperdere il patrimonio di conoscenze che rende riconoscibile l'artigianato italiano.
Fonti: Confartigianato Imprese; ANSA, 28 ottobre 2026; legge 11 marzo 2026, n. 34, articolo 15.
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