Header Ads

Governo Meloni: il bilancio di quattro anni, dall'economia alla sicurezza internazionale

 


PER HA POCO TEMPO 

Il governo di Giorgia Meloni, in quattro anni di attività, ha ottenuto alcuni risultati positivi, ma deve ancora affrontare importanti sfide economiche e sociali. L’economia italiana è cresciuta nel 2024 e nel 2025, mentre il deficit pubblico è diminuito. Anche il mercato del lavoro ha registrato segnali favorevoli, con un aumento dell’occupazione e dei contratti a tempo indeterminato.


Sul fronte fiscale, l’esecutivo ha ridotto il cuneo fiscale, riformato l’IRPEF e confermato agevolazioni per lavoratori autonomi e imprese. Sono stati mantenuti o rafforzati alcuni sostegni alle famiglie con figli. Tuttavia, il costo della vita continua a pesare sui bilanci domestici e la pressione fiscale complessiva non è diminuita nel 2025.


In materia di sicurezza, il governo ha introdotto nuove norme contro specifici comportamenti criminali. Gli omicidi sono diminuiti nel 2025, ma non è possibile attribuire automaticamente questo risultato alle nuove leggi. Sull’immigrazione, la strategia è diventata più restrittiva, con accordi internazionali e maggiori controlli.


In politica estera, l’Italia ha confermato il proprio impegno nella NATO e il sostegno all’Ucraina, promuovendo inoltre il Piano Mattei per rafforzare la cooperazione con l’Africa.


Il bilancio resta quindi articolato: accanto a risultati concreti, permangono problemi strutturali come debito pubblico elevato, salari deboli, bassa produttività e difficoltà delle famiglie. La sfida decisiva sarà trasformare le misure adottate in miglioramenti duraturi per cittadini e imprese.


PER CHI VUOLE APPROFONDIRE 


Il governo di Giorgia Meloni è entrato in carica il 22 ottobre 2022. A quattro anni dall'insediamento, è possibile fare un bilancio delle principali scelte dell'esecutivo, distinguendo tra provvedimenti approvati, risultati misurabili e obiettivi ancora incompiuti.

Per valutare l'operato del governo bisogna guardare soprattutto a cinque ambiti: economia e conti pubblici, imprese e lavoro, famiglie e costo della vita, sicurezza e immigrazione, politica estera.

Un principio è fondamentale: non tutto ciò che è accaduto durante questa legislatura è necessariamente merito o responsabilità esclusiva del governo. Influiscono anche la congiuntura internazionale, le decisioni della Banca centrale europea, il PNRR ereditato dai governi precedenti e l'andamento dell'economia europea.

Economia italiana: che cosa è cambiato davvero

Uno dei principali obiettivi del governo Meloni è stato coniugare la riduzione della pressione fiscale su alcune categorie di contribuenti con il controllo dei conti pubblici. I risultati devono essere valutati attraverso gli indicatori economici, evitando di confondere le misure annunciate con i loro effetti effettivi.

La crescita del PIL

L'economia italiana ha continuato a crescere nel 2024 e nel 2025, ma a ritmi contenuti. Secondo i dati ISTAT richiamati nel bilancio, il PIL reale è aumentato dell'1,1% nel 2024 e dello 0,6% nel 2025.

La crescita positiva rappresenta un elemento favorevole, ma non è sufficiente a risolvere i problemi strutturali del Paese: produttività debole, salari reali, competitività industriale e divari territoriali.

Conti pubblici e debito

Il deficit pubblico è sceso dal 3,4% del PIL nel 2024 al 3,1% nel 2025. Il saldo primario, cioè il bilancio dello Stato al netto degli interessi sul debito, è tornato positivo.

Si tratta di un miglioramento dei conti pubblici, ma il debito italiano resta elevato e il pagamento degli interessi continua ad assorbire risorse importanti, limitando lo spazio per nuovi interventi a favore di famiglie e imprese.

Le principali misure economiche

  • Riduzione del cuneo fiscale: gli interventi sul costo del lavoro hanno puntato ad aumentare il netto in busta paga dei lavoratori dipendenti.
  • Riforma dell'IRPEF: il passaggio da quattro a tre scaglioni ha accorpato i primi due, modificando il prelievo fiscale per diverse fasce di reddito.
  • Regime forfettario: è stata mantenuta la tassazione agevolata per molti lavoratori autonomi che rispettano i requisiti previsti dalla normativa.
  • Incentivi agli investimenti: crediti d'imposta e agevolazioni sono stati utilizzati per sostenere gli investimenti produttivi, con particolare attenzione al Mezzogiorno.
  • PNRR: il governo ha proseguito l'attuazione del piano europeo di investimenti e riforme, intervenendo anche sulla sua rimodulazione.

Queste scelte delineano una strategia basata su riduzioni fiscali selettive, incentivi e sostegno al lavoro. Non equivalgono però a una riduzione generalizzata delle imposte per tutti. La pressione fiscale complessiva, secondo i dati citati per il 2025, è salita al 42,9% del PIL.

Il bilancio economico mostra quindi miglioramenti sul fronte dell'occupazione e del deficit, ma non ancora una crescita sufficientemente robusta da trasformare in profondità il sistema produttivo italiano.

Imprese, lavoratori autonomi e occupazione

Per le imprese, soprattutto per le piccole e medie aziende, è importante distinguere tra le misure che producono un beneficio fiscale immediato e quelle che richiedono investimenti e tempi più lunghi per generare risultati.

Intervento Obiettivo
Riduzione del cuneo fiscale Alleggerire il carico fiscale sul lavoro dipendente.
Riforma IRPEF Ridurre l'imposta per determinate fasce di contribuenti.
ZES unica per il Mezzogiorno Incentivare gli investimenti produttivi nelle aree interessate.
Crediti d'imposta Sostenere l'acquisto di beni strumentali, macchinari e tecnologie, secondo le regole applicabili.
Incentivi alle assunzioni Favorire l'inserimento lavorativo di alcune categorie, nel rispetto dei requisiti previsti.

Le misure di sostegno al lavoro e agli investimenti sono state confermate e aggiornate nel corso della legislatura. La loro efficacia dipende tuttavia dalle condizioni delle singole aziende, dalla possibilità concreta di accedere agli incentivi e dalla disponibilità di liquidità.

Più occupazione e contratti stabili

Il mercato del lavoro ha registrato risultati positivi. Il tasso di occupazione delle persone tra 15 e 64 anni ha raggiunto il 62,5% nel 2025, mentre la disoccupazione è scesa al 6,1%.

Secondo l'Osservatorio INPS, nel 2025 il saldo annualizzato delle posizioni di lavoro nel settore privato è risultato positivo per 342.000 unità, di cui 313.000 a tempo indeterminato. Si tratta di un saldo tra attivazioni e cessazioni, non del numero complessivo di nuovi occupati.

Rimangono aperte diverse questioni: il costo dell'energia, la burocrazia, la difficoltà di trovare personale qualificato, la produttività e l'accesso al credito, soprattutto per le imprese più piccole.

Un credito d'imposta, inoltre, non equivale automaticamente a denaro disponibile sul conto corrente. Il vantaggio concreto dipende dai requisiti fiscali e dalla capacità dell'impresa di effettuare gli investimenti richiesti.

Famiglie: tasse, stipendi, pensioni e costo della vita

Il capitolo delle famiglie è essenziale per capire quanto le politiche del governo abbiano inciso sulla vita quotidiana degli italiani.

Le misure a favore dei contribuenti

La riduzione del cuneo fiscale e la revisione dell'IRPEF hanno cercato di aumentare il reddito netto disponibile dei lavoratori. I benefici variano in base al reddito imponibile, alla situazione familiare e al tipo di contratto.

Il governo ha inoltre mantenuto o rafforzato diversi strumenti di sostegno alle famiglie con figli, tra cui l'Assegno unico universale, le agevolazioni per i servizi per l'infanzia e i bonus per le nuove nascite introdotti nelle successive manovre.

Per valutare correttamente questi interventi è necessario distinguere tra misure introdotte per la prima volta e strumenti già esistenti, successivamente confermati o modificati.

Dal Reddito di cittadinanza all'Assegno di inclusione

Il Reddito di cittadinanza è stato sostituito dall'Assegno di inclusione e dal Supporto per la formazione e il lavoro. Il nuovo sistema distingue maggiormente tra nuclei familiari considerati fragili e persone ritenute occupabili.

Si tratta di una scelta di politica sociale che modifica i criteri di accesso al sostegno economico. La platea dei beneficiari non coincide con quella del precedente Reddito di cittadinanza e alcune persone che prima ricevevano il sussidio possono non rientrare nei nuovi requisiti.

Il problema del potere d'acquisto

Il reddito disponibile reale delle famiglie è cresciuto nel 2025, ma ciò non significa che tutte le famiglie abbiano migliorato la propria condizione economica.

La diminuzione dell'inflazione non riporta automaticamente i prezzi ai livelli precedenti: significa soprattutto che i prezzi aumentano più lentamente. Dopo anni di rincari, alimentari, affitti, bollette e servizi possono continuare ad assorbire una parte consistente del reddito familiare.

Un lavoratore che riceve qualche decina di euro in più al mese può comunque avere difficoltà se le spese essenziali sono aumentate più rapidamente del suo stipendio. Lo stesso vale per pensionati, famiglie monoreddito e persone con redditi bassi che beneficiano meno di alcune agevolazioni fiscali.

Pensioni: una riforma ancora incompleta

Il governo non ha realizzato un superamento generalizzato della legge Fornero. Nel corso della legislatura sono state mantenute o rinnovate, con requisiti e limiti specifici, diverse forme di uscita anticipata dal lavoro.

Le misure temporanee non equivalgono però a una riforma strutturale del sistema pensionistico. Restano aperti il tema delle pensioni future dei giovani, quello delle carriere discontinue e quello dell'adeguatezza degli assegni più bassi.

Il bilancio per le famiglie è quindi articolato: ci sono stati interventi fiscali e trasferimenti concreti, ma non una soluzione generale al problema del costo della vita. Gli effetti sono stati diversi a seconda della categoria di contribuente e della situazione familiare.

Sicurezza, criminalità e immigrazione

La sicurezza è stata una delle priorità politiche del governo Meloni. L'esecutivo è intervenuto sia sul piano normativo sia su quello dei controlli, introducendo nuove fattispecie di reato, aggravanti e disposizioni per alcune condotte considerate particolarmente pericolose.

Le principali misure sulla sicurezza

  • Decreti sicurezza: nuove disposizioni penali e aggravanti per determinate condotte violente e pericolose.
  • Occupazioni abusive: rafforzamento degli strumenti di contrasto all'occupazione arbitraria di immobili.
  • Violenza giovanile: misure più restrittive in specifiche situazioni, anche in materia di armi e comportamenti violenti.
  • Forze dell'ordine: interventi organizzativi e misure per migliorare la funzionalità dei corpi di polizia.
  • Immigrazione irregolare: intensificazione dei controlli e maggiore cooperazione con i Paesi di origine e transito.

I dati sulla criminalità

Secondo i dati del Ministero dell'Interno citati nel bilancio, nel 2025 gli omicidi volontari sono scesi da 335 a 286 rispetto al 2024, con una riduzione del 15%. Nello stesso periodo, le donne uccise sono state 97, contro le 118 del 2024.

È un dato positivo, ma il confronto tra due anni non dimostra da solo che la diminuzione sia stata causata dalle nuove leggi. Per misurare l'effetto delle politiche pubbliche servono serie storiche più ampie e analisi delle diverse categorie di reato.

Omicidi e criminalità predatoria, inoltre, sono fenomeni differenti. Per valutare la sicurezza quotidiana bisogna considerare anche furti, rapine, truffe, aggressioni, violenze domestiche e sicurezza percepita nei quartieri.

Immigrazione: una linea più restrittiva

Il governo ha puntato sulla riduzione degli arrivi irregolari, sulla cooperazione con i Paesi di transito e sui rimpatri. Ha inoltre promosso il protocollo con l'Albania per la gestione di alcune procedure migratorie.

Per valutare i risultati è necessario distinguere tre indicatori:

  • Sbarchi: il numero degli arrivi deve essere confrontato tra anni omogenei.
  • Rimpatri: le persone effettivamente rimpatriate sono diverse da quelle identificate o raggiunte da un provvedimento di espulsione.
  • Accordi internazionali: la firma di un accordo o la realizzazione di una struttura non dimostrano automaticamente che il sistema sia efficiente sul piano operativo, economico e giudiziario.

La linea del governo è più restrittiva rispetto al passato, ma la sua efficacia deve essere misurata attraverso arrivi, rimpatri effettivi, costi e risultati durevoli, nel rispetto delle garanzie giuridiche.

Politica estera: Europa, Stati Uniti, Ucraina e Africa

La politica estera è uno dei capitoli nei quali il governo ha cercato di dare continuità agli impegni internazionali dell'Italia, rafforzando contemporaneamente alcuni rapporti bilaterali.

Europa: cooperazione e negoziato

Il governo ha mantenuto l'Italia all'interno del quadro europeo, partecipando ai negoziati su bilancio, migrazione, competitività e difesa. Ha cercato maggiore flessibilità nelle politiche economiche e sostegno agli interessi industriali italiani.

Il rispetto delle regole fiscali europee restringe tuttavia lo spazio per nuove spese pubbliche. Il rapporto con Bruxelles richiede quindi di conciliare le richieste italiane con gli impegni comuni.

NATO e Ucraina: continuità dell'impegno occidentale

L'Italia ha mantenuto il sostegno all'Ucraina dopo l'invasione russa, nel quadro degli impegni europei e atlantici. Ha continuato a partecipare alle iniziative diplomatiche e al sostegno autorizzato, collocando la propria politica nella cornice della sicurezza euro-atlantica e della difesa della sovranità ucraina.

Stati Uniti: il rapporto strategico

Il governo ha cercato di mantenere un rapporto stretto con Washington, puntando sulla cooperazione economica, energetica e sulla sicurezza.

La sfida è difendere le esportazioni italiane e gli interessi europei quando le politiche commerciali statunitensi entrano in conflitto con quelli dell'Unione europea.

Il Piano Mattei per l'Africa

Il Piano Mattei è uno dei progetti più caratteristici della politica estera del governo. Punta a sviluppare partenariati in settori come energia, agricoltura, acqua, infrastrutture, formazione e sanità, rafforzando i rapporti con i Paesi africani.

La relazione ufficiale aggiornata a giugno 2026, citata nel bilancio, indica 18 Paesi partner e 76 progetti in corso.

Il Piano Mattei può contribuire a diversificare le forniture energetiche, sostenere le imprese italiane e costruire rapporti economici più stabili con l'Africa. È però necessario distinguere tra risorse annunciate, finanziamenti deliberati, progetti avviati e risultati effettivi.

Il numero dei progetti, da solo, non misura quanti posti di lavoro siano stati creati, quale sia il ritorno economico per l'Italia o quanto siano migliorate le condizioni delle popolazioni coinvolte.

La sfida è trasformare l'iniziativa diplomatica in investimenti sostenibili e benefici verificabili per entrambe le parti.

Il bilancio dei quattro anni di governo Meloni

Ambito Risultati documentati Questioni aperte
Economia PIL in crescita nel 2024 e nel 2025. Crescita moderata e produttività debole.
Conti pubblici Deficit al 3,1% del PIL nel 2025. Debito elevato e interessi onerosi.
Lavoro Occupazione in aumento e saldo positivo delle posizioni stabili. Divari territoriali e bassa occupazione relativa.
Imprese Agevolazioni fiscali e incentivi agli investimenti. Burocrazia, energia, credito e competitività.
Famiglie Riduzioni fiscali e sostegni mirati. Potere d'acquisto e difficoltà dei redditi bassi.
Sicurezza Nuove norme e calo degli omicidi nel 2025. Effetti delle leggi da verificare sulle altre categorie di reato.
Immigrazione Accordi, controlli e strategia più restrittiva. Rimpatri effettivi, costi e risultati durevoli.
Politica estera Continuità NATO, sostegno all'Ucraina e Piano Mattei. Risultati economici e diplomatici da misurare nel tempo.

Conclusioni: che cosa dicono i dati

Per fare un bilancio serio dei quattro anni di governo bisogna evitare due errori opposti: sostenere che tutto sia andato bene oppure negare qualsiasi risultato.

Sul fronte economico, i dati mostrano una crescita positiva, un miglioramento del deficit e un mercato del lavoro più forte. Non dimostrano però che l'Italia abbia risolto i problemi della bassa produttività, del debito pubblico e dei salari reali.

Per imprese e famiglie, il governo ha privilegiato riduzioni fiscali selettive, incentivi e sostegni mirati. La distribuzione dei benefici non è uniforme e la pressione fiscale complessiva non è diminuita nel 2025.

In materia di sicurezza, sono state introdotte norme più restrittive e gli omicidi sono diminuiti nell'ultimo anno osservato. Occorre tuttavia verificare l'andamento delle altre forme di criminalità e non confondere la coincidenza temporale con una causalità dimostrata.

In politica estera, il governo ha mantenuto la collocazione occidentale dell'Italia e avviato il Piano Mattei, un progetto di cooperazione che deve essere valutato soprattutto attraverso i risultati economici e sociali.

La questione centrale non è soltanto che cosa il governo abbia fatto, ma quanto le sue decisioni abbiano cambiato concretamente la vita degli italiani. Per rispondere servono indicatori confrontabili, dati ufficiali e una distinzione rigorosa tra misure approvate, effetti già osservati e promesse ancora da realizzare.

Un ulteriore passaggio utile consiste nel confrontare questi indicatori con quelli del 2022 e con il periodo del governo Draghi, utilizzando la stessa metodologia statistica. In questo modo è possibile distinguere meglio i risultati maturati durante il governo Meloni da quelli legati a tendenze economiche già in corso.

Fonti per approfondire