Olimpiadi di Milano-Cortina: un’edizione da “30 e lode”
Milano Cortina 2026 va in archivio con un bilancio che ha il sapore dell’eccellenza. Trenta medaglie conquistate dagli atleti italiani e una macchina organizzativa capace di reggere la complessità di un evento diffuso su più territori rappresentano i due pilastri di un’Olimpiade che verrà ricordata come una delle più riuscite nella storia sportiva del Paese. A sintetizzare il sentimento generale è stato il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, che ha definito l’evento “un’Olimpiade da 30 e lode”: trenta come le medaglie ottenute, la lode per un’organizzazione che ha funzionato in ogni suo aspetto.
Le parole di Buonfiglio sono arrivate a poche ore dalla cerimonia di chiusura ospitata all’Arena di Verona, in una giornata dedicata alle conferenze stampa finali. Prima l’intervento del numero uno del Coni, poi quello del presidente e dell’amministratore delegato della Fondazione Milano Cortina, Giovanni Malagò e Andrea Varnier. Tre punti di vista differenti ma un giudizio unanime: l’Italia ha saputo dimostrare competenza, visione e capacità di fare sistema.
Secondo Buonfiglio, i Giochi sono stati caratterizzati da un entusiasmo crescente, capace di coinvolgere pubblico, istituzioni e atleti. L’Italia sportiva, ha spiegato, ha confermato di appartenere stabilmente all’élite mondiale. Se ai risultati di Milano Cortina si sommano quelli ottenuti alle Olimpiadi estive di Parigi, il Paese si colloca tra le prime quattro nazioni al mondo per rendimento complessivo. Un traguardo che non nasce dall’improvvisazione, ma da un percorso di pianificazione e investimenti iniziato anni fa. Già prima dell’inizio dei Giochi, le proiezioni indicavano una concreta possibilità di salire sul podio in numerose discipline, segnale di una preparazione tecnica solida e diffusa.
L’aspetto sportivo, tuttavia, è solo una parte del successo. Grande attenzione è stata riservata anche al modello organizzativo. La Fondazione Milano Cortina, al termine della 145ª sessione del Comitato Olimpico Internazionale, ha ricevuto una standing ovation che, secondo quanto riferito da Malagò, non ha precedenti nella storia delle sessioni del CIO. Un riconoscimento simbolico ma significativo, che testimonia la soddisfazione della comunità olimpica internazionale.
Malagò ha parlato di un’edizione che ha coronato “anni complicati”, segnati da difficoltà logistiche, economiche e organizzative. Nonostante le criticità, il comitato ha scelto di non cercare giustificazioni, affrontando ogni problema con determinazione. L’ampio consenso popolare, spesso meno rumoroso delle critiche, ha rappresentato una base importante su cui costruire il progetto. I Giochi, ha sottolineato il presidente, hanno costituito una straordinaria vetrina per l’Italia, mostrando al mondo non solo le sue bellezze naturali ma anche la capacità di cooperazione tra istituzioni, territori e realtà sportive.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto ai Ministeri dell’Interno e della Difesa, il cui contributo è stato determinante per garantire sicurezza e supporto operativo, così come a Christophe Dubi, direttore esecutivo dei Giochi Olimpici, considerato una figura chiave per il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Dal punto di vista numerico, i dati confermano la portata dell’evento. Sono stati venduti complessivamente 1,3 milioni di biglietti, con un tasso medio di occupazione dell’88%. Alcune discipline hanno registrato il tutto esaurito, come lo sci alpinismo al suo debutto olimpico, a dimostrazione della curiosità e dell’interesse del pubblico per le novità del programma. Le 224 sessioni sportive disputate dal 6 febbraio in avanti hanno coinvolto migliaia di atleti e addetti ai lavori, distribuendosi su più sedi tra Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige.
Il modello dei “Giochi diffusi” ha rappresentato una delle principali innovazioni di questa edizione. Le competizioni non sono state concentrate in un’unica città, ma distribuite su diversi poli, ciascuno con una propria identità e tradizione sportiva. Secondo Andrea Varnier, amministratore delegato della Fondazione, questo approccio ha dimostrato che una gestione policentrica può funzionare efficacemente, soprattutto se accompagnata da una visione improntata alla sostenibilità. La necessità di valorizzare impianti esistenti e di limitare nuove costruzioni ha trasformato un vincolo in opportunità, aprendo la strada a un possibile modello per le future edizioni olimpiche.
La sostenibilità, infatti, è stata indicata come uno dei principi cardine dell’evento. Riduzione dell’impatto ambientale, riutilizzo delle infrastrutture e attenzione alla mobilità sono stati elementi centrali nella pianificazione. La scelta di distribuire le sedi ha consentito di sfruttare strutture già operative, riducendo i costi e favorendo un’eredità positiva per i territori coinvolti.
Dietro le quinte, la macchina organizzativa ha funzionato grazie a numeri imponenti. Nei sei Villaggi Olimpici, tre principali a Milano, Cortina e Predazzo e tre più piccoli nelle altre località, sono stati occupati 5.560 letti. Ogni giorno sono stati consumati in media 365 chilogrammi di pasta, 10.000 uova, 8.000 caffè, 60 chilogrammi di Grana Padano e 12.000 fette di pizza. Un dato curioso riguarda i vassoi utilizzati per i pasti: impilandoli uno sopra l’altro, si raggiungerebbe un’altezza di 60 chilometri, circa diciotto volte quella delle Tofane.
Lo staff del comitato organizzatore ha contato 1.700 persone, affiancate da altre 3.000 figure temporanee impegnate nei campi gara. Il 70% del team era composto da under 40, provenienti da 62 nazionalità diverse, un segnale di apertura e contaminazione culturale. L’Italia ha rappresentato la quota maggiore, ma significativa è stata anche la presenza francese, considerata una naturale prosecuzione dell’esperienza maturata a Parigi.
Fondamentale il contributo dei volontari: 18.000 selezionati su 130.000 candidature, impegnati sia nelle Olimpiadi sia nelle Paralimpiadi. Il 51% era costituito da donne, mentre il 48% aveva meno di 35 anni. Le nazionalità rappresentate sono state 98, un numero persino superiore a quello dei Comitati Olimpici nazionali partecipanti ai Giochi. Un dato che testimonia l’attrattività dell’evento e la sua capacità di coinvolgere persone provenienti da tutto il mondo.
A suggellare il successo dell’edizione sono arrivati anche riconoscimenti istituzionali di rilievo. L’Ordine Olimpico in oro, massima onorificenza del CIO, è stato conferito al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Un gesto che sottolinea il ruolo delle istituzioni nel sostenere e accompagnare il percorso olimpico.
Milano Cortina 2026 si chiude dunque come un’esperienza che ha saputo coniugare risultati sportivi di alto livello e una gestione organizzativa complessa ma efficace. L’Italia ha mostrato di poter competere ai massimi livelli non solo sul campo di gara, ma anche nella pianificazione e realizzazione di un grande evento internazionale. L’eredità lasciata da questi Giochi non si misura soltanto nel medagliere, ma anche nella rete di competenze, collaborazioni e infrastrutture che continueranno a produrre effetti negli anni a venire.
In definitiva, il “30 e lode” evocato da Buonfiglio sintetizza un sentimento condiviso: Milano Cortina 2026 ha rappresentato un punto di arrivo per il movimento sportivo italiano e, allo stesso tempo, un punto di partenza per nuove ambizioni. Un’edizione capace di lasciare un segno profondo nella storia olimpica nazionale e di offrire un modello organizzativo che potrebbe influenzare il futuro dei Giochi.
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