L'intercettazione tra i No Tav. La magistratura democratica. L'analisi dell'articolo de IL FOGLIO
Riportiamo per diritto di cronaca i punti salienti dell'articolo comparso su: Il Foglio (a firma Ermes Antonucci, 04 feb 2026).
L’articolo (di cui riportiamo i punti saliente per diritto di cronaca) ricostruisce una vicenda nata da un’intercettazione del 2016 tra due esponenti del movimento No Tav, in cui emerge il sospetto di una “manovra” interna alla magistratura contro il pm Andrea Padalino, allora impegnato a perseguire le violenze legate alle proteste contro l’alta velocità Torino-Lione.
1) L’intercettazione e il riferimento a “Magistratura democratica”
Il Torino, 16 dicembre 2016: l’audio (ottenuto da Il Foglio) riguarda una telefonata tra Daniele Pepino e Gabriela Avossa, figure descritte come vicine al mondo No Tav e al gruppo Askatasuna. Il passaggio chiave è questo (riportato e confermato dall’audio secondo il giornale):
“C’è sto cazzo di Padalino… adesso mi sa che cercano tramite Magistratura democratica di dargli una tamponata”.
L’articolo lo interpreta come un elemento “inquietante” perché sembra evocare un’azione orchestrata tramite Magistratura democratica.
2) La “coincidenza” con l’avvio dell’indagine contro Padalino
Il pezzo evidenzia che, “poche settimane prima” della telefonata, Padalino sarebbe stato menzionato in una prima annotazione dei Carabinieri che poi avrebbe contribuito all’apertura di una pesante indagine a suo carico (corruzione in atti giudiziari e abuso d’ufficio per presunti favoritismi). L’indagine sarebbe stata seguita da due pm torinesi, Francesco Pelosi e Gianfranco Colace, e sotto la direzione dell’allora procuratore Armando Spataro; poi trasmessa per competenza a Milano.
3) Esito giudiziario e impatto personale
Secondo l’articolo, dopo “quattro anni di calvario mediatico-giudiziario”, nel 2022 Padalino è stato assolto in via definitiva da ogni accusa, ma la vicenda gli avrebbe “stravolto la sua esistenza”. Da qui il peso attribuito dal giornale al contenuto dell’intercettazione.
4) La segnalazione anonima, il passaggio al Csm e il “vuoto” di informazioni
Un anonimo avrebbe inviato l’11 giugno 2018 la trascrizione dell’intercettazione a Giuseppe Marra (all’epoca al Consiglio superiore della magistratura), che la inoltrò a Padalino. Padalino la trasmise poi a Francesco Saluzzo e a Tiziano Masini. Successivamente, a fine estate 2018, Padalino venne convocato e sentito come persona informata dei fatti da Cesare Parodi: l’indagine riguardava una presunta violazione del segreto. Dopo quel colloquio, però, l’articolo sostiene che Padalino non avrebbe più saputo nulla dell’esito del procedimento.
5) La richiesta di “chiarezza” e l’ipotesi di regia
Proprio per questo, Padalino avrebbe scritto al nuovo procuratore Giovanni Bombardieri per chiedere, se possibile, di consultare il fascicolo. E pone pubblicamente la domanda centrale, riportata così:
“Sono stati svolti accertamenti? L’anarchica millantava o c’è stata una regia di Md dietro l’indagine contro di me?”
6) Conclusione politica-istituzionale suggerita dall’articolo
Il pezzo chiude sostenendo che Padalino una “tamponata” l’ha subita “eccome” e che resta da capire se sia stata davvero frutto di una manovra della sinistra giudiziaria, definita “benevolente” verso l’area No Tav-Askatasuna. Viene indicato anche l’interesse potenziale per Carlo Nordio, citato come possibile destinatario politico-istituzionale del “caso di studio”.
Fonte: Il Foglio (Ermes Antonucci, 04 feb 2026).

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