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Il Presidente Mattarella e lo storico Gianni Oliva in Montecitorio per la Celebrazione del Giorno del Ricordo

a cura di Giovanni Firera e Claudio Pasqua


Roma, Montecitorio – Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto, nell’Aula di Montecitorio, alla celebrazione del “Giorno del Ricordo”, in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale. La cerimonia, condotta dalla giornalista Maria Antonietta Spadorcia, si è aperta con gli indirizzi di saluto del Presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, e del Presidente del Senato, Ignazio La Russa. A seguire gli interventi e le testimonianze di: Toni Concina, Presidente onorario dell’Associazione Dalmati, Gianni Oliva, storico, e Abdon Pamich, campione olimpico italiano.

La presenza di Gianni Oliva a Montecitorio assume un valore simbolico preciso: riaffermare che il Ricordo è studio e responsabilità civile. Storico noto per la sua attenzione alle zone d’ombra della storia nazionale, Oliva è autore di saggi fondamentali come "Foibe. Le stragi negate degli italiani della Venezia Giulia e dell'Istria "e il più recente  45 milioni di antifascisti. Il voltafaccia di una nazione che non ha fatto i conti con il Ventennio entrambi editi da Mondadori. 


lo storico Gianni Oliva a Montecitorio


Scelto come volto della copertina di gennaio di Torino.Plus, Oliva è stato chiamato a rappresentare una voce autorevole del Novecento italiano, capace di coniugare ricerca e divulgazione. «La memoria, per essere davvero condivisa, deve poggiare sulla conoscenza – spiega il Direttore Editoriale di Torino.Plus Giovanni Firera – ed è il primo antidoto contro il ripetersi delle tragedie».




Nel giorno in cui il Palazzo Montecitorio si illumina con il Tricolore e le bandiere restano a mezz’asta, la scelta di affiancare al Capo dello Stato uno storico come Gianni Oliva ribadisce un messaggio chiaro: ricordare le foibe e l’esodo giuliano-dalmata significa onorare le vittime senza strumentalizzazioni, riconoscendo la complessità della storia e restituendo dignità alle persone prima ancora che alle categorie.

La celebrazione si è conclusa con l’intervento del Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Antonio Tajani, e con la premiazione delle scuole vincitrici del Concorso nazionale “Il Giorno del Ricordo”, promosso dal Ministero dell’Istruzione e del merito.

L’Inno nazionale e l’Inno europeo sono stati eseguiti da Conservatorio “Giuseppe Tartini” di Trieste, che ha interpretato anche la sinfonia di Antonio Vivaldi “Al Santo Sepolcro”.

Il Giorno del Ricordo è stato istituito con la legge n. 92 del 30 marzo 2004 al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Un Ricordo che, come sottolineano le istituzioni e il mondo culturale, non è “contro” qualcuno, ma “per” la verità, la memoria condivisa e una cittadinanza più consapevole.


Intervento dello storico
GIANNI OLIVA
alla cerimonia della Camera dei Deputati per il
Giorno del Ricordo delle Foibe e dell’Esodo
Giuliano-Dalmata

10 febbraio 2026

Presidente della Repubblica,
Autorità civili, militari, diplomatiche e religiose
Gentili signore e signori
Amici dell’Istria, Fiume e Dalmazia

Sono doppiamente onorato per essere qui oggi, sia per il prestigio delle presenze e del luogo, sia perché non provengo dalla storia della frontiera adriatica, essendo torinese per nascita e per famiglia. Anzi, devo confessare che quando ho iniziato la carriera negli anni Settanta, insegnando storia e filosofia al liceo, non ho mai parlato ai miei studenti di foibe e di esodo e non perché fossi omissivo: semplicemente, non ne sapevo nulla.
La frontiera adriatica e il suo dramma erano una delle pagine “indicibili” della storia nazionale, taciuta nei manuali scolastici, taciuta dai media, taciuta dalle istituzioni. Un silenzio internazionale (non mettere in difficoltà la Jugoslavia di Tito che, dopo lo “strappo” con Stalin, era diventata un interlocutore per l’Occidente) si assommava al silenzio ideologico di chi non voleva sollevare dubbi sull’operato dell’esercito partigiano jugoslavo e al silenzio, ancor più profondo, di una narrazione storica nazionale che non voleva ricordare la sconfitta del 1940-45 ed espungeva dal racconto tutto ciò che ad essa rinviava.
In realtà, tutto ciò che accade sulla frontiera adriatica alla fine del conflitto, è il prezzo pagato alla guerra di aggressione scatenata dal fascismo il 10 giugno 1940 accanto alla Germania nazista: salvo che la guerra è stata fatta da tutto il Paese, mentre il prezzo della sconfitta lo hanno pagato gli Italiani che vivevano nell’Istria, nella Venezia Giulia, a Fiume, in Dalmazia.Ho scoperto una eloquente analogia tra la vita di Norma Cossetto, diventata figura iconica di quella tragedia, e la vita di mia madre. Norma Cossetto era nata il 17 maggio 1920 a Visinada, in Istria; mia madre il 30 maggio 1920 a Giaveno, nelle Prealpi torinesi. Erano entrambe figlie di una piccola borghesia abbastanza illuminata da far studiare anche le figlie femmine, cosa non così usuale un secolo fa; Norma Cossetto frequenta un Collegio di suore a Gorizia e si diploma, mia madre un collegio di Maria Ausiliatrice a Vallecrosia (Imperia) e si diploma.Poi Norma Cossetto affitta con un’amica una stanza a Padova e si iscrive all’Università, mia madre fa altrettanto a Torino e si iscrive a Magistero. Poi, nel 1943, mia madre si laurea, per tutta la vita fa la professoressa di francese, si sposa, ha un figlio, dei nipoti, e muore nel suo letto a 95 anni. Norma Cossetto invece non si laurea, perché alla vigilia della discussione della tesi, durante la prima ondata repressiva del settembre 1943, viene rastrellata nel suo paese, stuprata, torturata, uccisa e buttata in foiba.
Che differenza c’è tra quelle due ragazze? Solo una: mia madre viveva nel Nord ovest, Norma Cossetto nel Nord est. Perché la storia è cieca, colpisce al di là delle colpe e delle responsabilità. Norma Cossetto e le altre vittime si sono trovate nel posto sbagliato nel momento sbagliato: solo che quel posto era casa loro.
In questi ultimi vent’anni, dopo l’istituzione della giornata del ricordo, molti passi in avanti sono stati fatti. Nonostante vi siano ancora rigurgiti negazionisti o riduzionisti, oggi il tema è sdoganato, molte pagine sono state chiarite, altre verranno studiate e divulgate: quest’anno, nell’80° anniversario, si aggiungerà un altro tassello parlando della Strage di Vergarolla, oltre cento italiani morti (di cui solo 64 identificati) sulla spiaggia di Pola il 18 agosto 1946 per l’esplosione di materiale bellico a cui qualcuno mise l’innesco. È stata la più cruenta strage dell’Italia repubblicana, da pochi conosciuta, raramente ricordata.
Il recupero della memoria deve essere fatto nello spirito con cui hanno lavorato le istituzioni e con cui si sono svolte le manifestazioni di Gorizia e Nova Gorica capitale congiunta della Cultura 2025: ricordare non per coltivare rancori ma per comprendere. Forse non si arriverà ad una “memoria condivisa”, perché ogni comunità ha la “propria” memoria: ma ci possono essere le “memorie riconosciute”, lo sforzo per accettare che nel passato ci sono state insieme le vergogne subite e le vergogne inflitte.
Esattamente come hanno insegnato il nostro presidente Sergio Mattarella e il presidente sloveno Borut Pahor nell’estate 2020, deponendo insieme corone d’alloro presso la foiba di Basovizza e, poco distante, presso il monumento a quattro antifascisti sloveni fucilati nel 1930 dal regime fascista. Questo significa, come ha detto il nostro Presidente, trasformare il passato “in patrimonio comune nel ricordo e nel rispetto, sviluppando collaborazione e condivisione per il futuro”.






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