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Chi era Norma Cossetto? Libri per ricordare, le foibe e le responsabilità degli italiani

Sempre "grazie" ai vandali che hanno danneggiato a Bussoleno (TO) una delle panchine recentemente inaugurata a Norma Cossetto, vittima dei partigiani di Tito nel 1943 in Istria,  continuiamo il nostro racconto su questo tragico periodo della storia che continuerà per tutto il 2024. Chi era Norma Cossetto, uccisa dai partigiani del dittatore Tito.



Chi ha paura di ammettere la verità? E quindi di accettare le nefandezze che sono state commesse da chi la guerra - l'Italia e gli italiani- l'ha comunque persa? E si perché  gli italiani si sono costruiti un alibi: l'alibi della resistenza [45 milioni di antifascisti, il voltafaccia di una nazione che non ha fatto i conti con il ventennio. Di GIANNI OLIVA]






di Frediano Sessi

Norma Cossetto venne gettata ancora viva nella foiba di Villa Surani nella notte tra il 4 e il 5 ottobre del 1943. Aveva ventitré anni ed era iscritta al quarto anno di lettere e filosofia, all'Università di Padova. I suoi assassini, partigiani di Tito, che dopo il crollo del regime fascista tentano di prendere il potere in Istria non hanno pietà della sua giovinezza e innocenza e, prima di ucciderla, la violentano brutalmente. L'assassinio di Norma Cossetto e di tutti quegli uomini e quelle donne che furono infoibati o morirono a causa delle torture subite, annegati in mare per mano dei "titini" mostra verso quale orizzonte ci si dirige "quando si ritiene che la verità della vita è lotta, e che non tutti gli esseri umani sono provvisti della medesima dignità". 
 




a cura del Comitato 10 Febbraio 

Norma Cossetto, violentata e infoibata a ventitré anni per la sola colpa d’essere italiana, è il simbolo della tragedia dell’italianità dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia.

La sua sembrerebbe solo una storia di violenza come tante avvenute durante la seconda guerra mondiale eppure, dopo oltre settant’anni, sono molte le città che le dedicano strade, giardini e targhe e parlano di lei un film, un fumetto e almeno uno spettacolo teatrale.

Questo libro, tra storia, racconti, testimonianze inedite ed emozioni, raccoglie le voci di chi la porta nel cuore e che, nel suo nome, prova a riattaccare al grande libro della storia d’Italia le pagine strappate con le vicende degli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia infoibati o costretti, per rimanere italiani, al’esodo.

Il Comitato 10 Febbraio è una delle più importanti associazioni fra quelle che si occupano del Ricordo dell’italianità del Confine Orientale. Organizza centinaia di iniziative ogni anno e ha contribuito alla realizzazione di mostre, video documentari e programmi televisivi.

Soprattutto ha scritto e promosso la mozione grazie alla quale varie decine di città hanno intitolato un luogo pubblico a Norma Cossetto e ai martiri delle foibe.





Presentazione del libro "Norma Cossetto. Rosa d'Italia", casa editrice Eclettica Edizioni, in collaborazione con il Comune di Spilimbergo, il Comitato 10 Febbraio e il Comitato Familiari Vittime giuliane istrianefiumane e dalmate. Presentazione a cura di Emanuele Merlino, presidente Comitato 10 febbraio. www.comune.pordenone.it/ricordo
 



HO INCONTRATO NORMA: IL MIO PERCORSO VERSO NORMA COSSETTO
Di Alberto Bolzoni





Norma Cossetto, una vita spezzata a 23 anni dalla barbarie di un branco di esseri ignobili. “Ho incontrato Norma” ripercorre gli ultimi anni della sua vita, proponendone una conoscenza più profonda per scoprire e descrivere la bella persona che è stata.La sua voglia di vivere e le sue sane ambizioni si sono infrante definitivamente nella notte fra il 4 ed il 5 ottobre del 1943 quando, dopo giorni di reiterate violenze e torture, è stata gettata viva in una foiba istriana dai partigiani titini. Il suo ricordo, a distanza di 78 anni dalla sua morte e dopo anni di silenzi, deve rimanere nella memoria di tutti. Il libro è dedicato a tutte le donne che nella loro vita sono state costrette a subire abusi e violenze.


La storia di Norma Cossetto in fumetti 
 di Emanuele Merlino (Autore), Beniamino Delvecchio (Autore) 




L’estate del 1943 cambia la storia dei confini orientali d’Italia e dell’Istria. La firma dell’armistizio dell’8 settembre sancisce, di fatto, la resa improvvisa e incondizionata. L’esercito italiano si sfalda e il controllo del territorio, soprattutto nelle zone di confine, non viene esercitato più da nessuno. In questa situazione, l’opposizione armata al fascismo e al nazismo, molto accanita in Jugoslavia, si espande in tutta l’Istria. Giuseppe Cossetto, dirigente locale istriano, diviene un obiettivo dei partigiani comunisti slavi. I titini lo cercano ma, non trovandolo, si accaniscono contro la sua famiglia. Prelevano Norma, la figlia di appena 23 anni, studentessa universitaria. Norma è condotta nella caserma di Visignano. Le viene proposto di entrare nel Movimento Popolare di Liberazione. Lei rifiuta in maniera ferma, assoluta. Tornata a casa, viene nuovamente prelevata e condotta al comando partigiano. Norma e altri prigionieri vengono trasferiti da Parenzo alla scuola di Antignana. Comincia l’inferno. Le donne vengono tutte violentate e in particolare Norma, tenuta da parte e legata ad un tavolo, viene seviziata e violentata ripetutamente da 17 aguzzini. La notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943 viene gettata, ancora viva, nella foiba di Villa Surani.










Cinquant’anni dopo, i ricordi della ”missione segreta” emergono dalla memoria di Mario Maffi e si trasformano in racconto scritto, inseriti in una rapida rivisitazione autobiografica a tutto campo.

“Scendere” in una foiba è come scendere nella storia, cogliendola in uno dei suoi momenti più spietati: i crani mescolati alla ruggine di una bicicletta, le ossa sparse tra cocci di vetro e pagliericci, sono una visione infernale. Per metà tomba e per metà discarica, la foiba rappresenta il rovesciamento dei valori, l’umiliazione dei corpi morti che si aggiunge alla ferocia sui vivi. È una pagina in più che ci restituisce i contorni di una tragedia lontana, attorno alla quale c’è ancora tanto da studiare e da scoprire: una pagina che porta anche noi lettori al fondo della “foiba”, con la suggestione inquietante di un buio carico di significati e di simboli.
(dalla Prefazione di Gianni Oliva)

Mario Maffi, (Cuneo 1933-2017) fu un ufficiale esperto di mine ed esplosivi, speleologo e fotografo, venne convocato nel 1957 dal ministero della Difesa per una missione segreta che lo portò a diventare inconsapevole testimone di una delle più atroci pagine del secondo dopoguerra: le foibe. Tale esperienza rimase per 50 anni solo nella sua memoria perché coperta dal segreto militare. Fu autore di studi storico militari fra cui L’onore di Bassignano - il maggiore piemontese che non volle fucilare gli alpini del Val d’Adige (Gaspari 2010).







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