venerdì 16 ottobre 2020

CHIMICA ON THE STAGE

 Si può portare la chimica a teatro? Esiste anche un altro modo per divulgare la chimica? Le risposte, affermative, le trovate in un libro, che racconta come gli autori sono riusciti nell'impresa. Potrete leggere due pezzi di teatro a sfondo chimico e - al fondo - tutte le indicazioni per preparare gli esperimenti da rappresentare in scena. 

"Chimica on the stage - sei personaggi in cerca di esperimenti", di Andrea Macchia e Luigi Campanella (Tab Edizioni) è uscito nel mese di settembre. L'obiettivo non è soltanto affascinare e coinvolgere il pubblico, in quanto esistono già diverse forme di divulgazione che puntano a questo risultato. L'obiettivo più profondo e, secondo me, più importante è far sì che i giovani, nelle scuole o direttamente a teatro, mettano in scena le opere descritte nel libro. Si tratta di un modo di apprendere facendo esperimenti, divertendosi nella mente dei personaggi in scena e - soprattutto - cooperando nel gruppo classe per ottenere un risultato decisamente di squadra. 

La traccia delle due opere è costituita da due film / storie che hanno lasciato un segno in moltissimi spettatori / lettori: si tratta del "Canto di Natale" di Charles Dickens (chi non ricorda l'avarissimo Ebenezer Scrooge?) e Frankestein Junior di Mel Brooks (con l'indimenticabile Gene Wilder). Naturalmente, gli autori hanno "rivisitato" le storie in chiave chimica, e l'effetto sul lettore ne risulta potenziato: da un lato ci si trova immersi in una trama che ben si ricorda e suscita diverse emozioni, dall'altro c'è la tipica meraviglia degli esperimenti chimici e - tra le righe - una discussione su com'è e come dovrebbe essere la chimica oggi. 

A tal proposito, nella prefazione, Maria Raffaella Pisanu trasmette un messaggio molto importante: la chimica è un ponte fra due culture, ovvero fra l'umanesimo e la scienza. Il pittore usa i colori, mentre il chimico usa le molecole. Inoltre, esiste un legame molto forte fra ricerca, insegnamento e divulgazione, che sono tre attività tutte ugualmente importanti. La rappresentazione teatrale non è altro che una forma di didattica moderna, che - però - ha un potere di coinvolgimento decisamente superiore alla classica lezione in aula. La parola chiave, in questo caso, è "interattività": ed è stato questo il principale obiettivo degli autori, in quanto tramite il teatro è possibile trasformare i fruitori in protagonisti. Oggi, infatti, gli studenti sono fruitori, ma domani rappresenteranno loro stessi quelle trame e quegli esperimenti sul palco, diventando così dei veri protagonisti. 

Peraltro, le rivoluzioni scientifiche - in ogni ambito - sono diventate molto frequenti, e mai come oggi si sente la necessità di divulgatori, ma occorre sperimentare nuove modalità. La chiave della divulgazione sembra proprio l'immedesimazione, che è poi lo stesso meccanismo che si verifica in situazioni che appassionano molto le persone (ad esempio il calcio). Si tratta, in fine dei conti, di superare una barriera. Cito testualmente, a tal proposito, l'analogia fatta dagli autori con riferimento alla chimica: "E' come una reazione spontanea che per avvenire ha bisogno di superare la barriera sistemica costituita dall'energia di attivazione. Nella divulgazione la barriera si instaura tra l'interlocutore e la scienza". Ed ecco che, proprio l'opera teatrale diventa uno stratagemma per superare quella barriera. A patto che la chimica diventi parte integrante del testo, e non semplice oggetto di scena.

Walter Caputo

Chimica on the stage: 33° libro letto nel 2020.

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