lunedì 28 gennaio 2019

PRENDERE UNA LAUREA LAVORANDO A 30, 40, 50 ANNI

Cosa spinge persone di 30, 40, 50 anni e più a iscriversi a un ateneo per conseguire un titolo di laurea?


Secondo diversi sociologi, le motivazioni principali che portano le persone a tornare sui banchi dell’università sono prevalentemente auto-realizzative. In questo campo rientrano ad esempio il rispondere al desiderio di realizzare qualcosa che non è stato possibile prima e recuperare il proprio passato; oppure la ricerca del prestigio di essere chiamati “dottore” e soddisfare un bisogno psicologico di riconoscibilità sociale; oppure per una competizione familiare che porta a iscriversi all’università assieme ai propri figli o compagni. Ci sono anche altre motivazioni, come il desiderio di ottenere una seconda laurea, od ottenere il titolo di studio in vista di un miglioramento della propria posizione lavorativa. Fra le facoltà più scelte, si trovano quelle socio-umanistiche che non prevedono laboratori, più facilmente conciliabili con impegno lavorativi e familiari.


Secondo i dati forniti da Almalaurea, Consorzio Interuniversitario fondato nel 1994 a cui ad oggi aderiscono 75 Atenei e che rappresenta il 91% dei laureati italiani, gli indirizzi prediletti dai laureati in età adulta riguardano l’insegnamento, le professioni sanitarie (divenute corsi di laurea solo in seguito alla riforma universitaria; circa il 37% si è immatricolato all’università con più di 10 anni di ritardo rispetto all’età regolare o canonica) e gli indirizzi politico-sociali. Le persone che decidono di tornare sui banchi universitari dopo anni normalmente sono maggiormente motivate, e per questo tendono ad avere carriere più regolari, inoltre sono riconosciuti maggiori crediti formativi per esperienze personali e formative, frequentano meno le lezioni e raramente partecipano a programmi di studio esteri.


Dall'anno accademico 2007/2008 al 2016/2017 il numero di iscritti con più di 60 anni nelle università italiane è infatti passato da 2.431 a 3.639. Di questi il 34% è rappresentato da donne (10 anni fa erano il 26%). Quasi la metà dei nuovi iscritti in età più avanzata segue corsi universitari di area sociale (48%), circa un terzo preferisce quella umanistica (34%), mentre sono meno coloro che scelgono l'area scientifica (16%) e sanitaria (2%), che prevedono iter formativi molto più lunghi, obbligo di frequenza, tirocini, e meno adatti a chi non vuole intraprendere la specifica professione medico-sanitaria.



Oltre ai vantaggi a livello di formazione, studiare ha anche vantaggi a livello della salute mentale. Secondo quanto emerso in una ricerca della Denise Park University di Dallas, in Texas (Usa), pubblicata su Phycological Service, imparare cose nuove contribuisca a contrastare l'invecchiamento del cervello e migliorare le prestazioni cognitive. In particolare, cimentarsi in attività nuove è fondamentale per mantenere in esercizio la mente. I ricercatori americani hanno monitorato 221 adulti di età compresa tra i 60 e i 90 anni per 3 mesi, chiedendo loro di impegnarsi in un'attività per almeno 15 ore alla settimane. Ad un gruppo è stato chiesto di tenersi occupati con pratiche poco impegnative a livello mnemonico, come ascoltare la musica a casa o dedicarsi a cruciverba e rebus. A un altro gruppo sono stati proposti concerti a teatro, viaggi e gite, mentre ad un terzo è stato chiesto di dedicarsi a nuove occupazioni e mansioni, che richiedevano uno sforzo maggiore di memoria, come la fotografia digitale. Al termine del periodo di analisi, gli appartenenti a quest'ultimo gruppo hanno mostrato di avere miglioramenti sensibili nella memoria rispetto agli altri due.

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