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L'IMPOSSIBILITÀ A RISPONDERE DI NO: IL BISOGNO DI COMPIACERE GLI ALTRI

E' sempre più facile sentire lamentele rispetto al fatto che nella nostra società trionfa l'egoismo, ma le cose stan proprio così?
Oppure esistono persone che all'opposto si sentono tremendamente in difficoltà a rispondere di no? Persone disponibili a sobbarcarsi lavori, impegni, problemi altrui basta di non rispondere con le due lettere enne-o?

Forse l'esempio più immediato è quello del genitore che per salvare quel briciolo di sanità mentale che gli rimane, cede davanti ai capricci del figlio e risponde di sì a richieste fantasiose o inappropriate. Il  libro I no che aiutano a crescere è un esempio di risposta a questa difficoltà.

Asha Phillips - ed. Feltrinelli
Ma come è possibile incontrare questa difficoltà?
Facendo una sintesi estrema le persone fin troppo disponibili non riescono a rispondere di no perchè:
- empatizzano col dispiacere che creerebbero all'altro fino al punto di indentificarsi con esso: rispondendo di sì l'altro non sta male e di conseguenza nemmeno loro;
- non vogliono entrare in conflitto: il loro no sarebbe un'opposizione alla proposta dell'altro e aprirebbe la via ad una discussione che non han voglia o non sentono di poter sostenere;
- sentono di non aver altra via per mantenere la relazione con l'altro che rispondere di sì: l'idea è che se rispondo di no ci sarà una rottura drammatica nella relazione e ci si ritroverà soli;
- si è stati educati a farsi carico dei problemi altrui: in pratica è quello che ci si aspetta da loro e di conseguenza così agiscono.

Dire di sì quando si vorrebbe dire di no genera sofferenza a sé e agli altri. Per esempio fa emergere la sensazione che l'altro sia un approfittatore, dà l'impressione di essere in balia degli altri e di non aver la possibilità di fare ciò che si vorrebbe, obbliga ad indossare una maschera e ad essere falsi con gli altri, si rimane ingabbiati nella mole di impegni vedendosi ridurre lo spazio e il tempo per sé.

Poiché anche i compiacenti sentono il bisogno di fare ciò che vogliono, ma non si legittimano la libertà di farlo, possono ritrovarsi a impiegare ore per pulire la macchina così diventa troppo tardi per andare a dormire dalla fidanzata e, voilà, si ha la giustificazione per non farlo; possono andare a correre di notte al parco con la lucina in fronte perchè per i troppi impegni non sono riusciti a trovare un altro momento; finiscono col lavorare il fine settimana mentre i colleghi si godono il week-end; gestiscono l'ennesima crisi sentimentale della sorella come vogliono mamma e papà, invece che starsene tranquilli in piscina; spendono un patrimonio per andare in un breve periodo a 5 addii al celibato, di cui 3 sono all'estero.

Ma cosa c'è davvero dietro questa difficoltà?
Qualunque siano le motivazioni manifeste che portano a non dar voce al proprio rifiuto, la spiegazione che le accomuna tutte è la paura che non compiacendo l'altro si perda il suo amore e la sua stima.

Cosa si può fare per uscirne?
Per capire come la propria storia di vita ha portato a questa difficoltà si intraprende un lavoro psicoterapico su di sé, ma una volta comprese le cause e i meccanismi di automantenimento si arriva ad un certo punto a dover fare degli atti concreti che vadano nella direzione desiderata: affermare la propria volontà.
Per fare ciò ci viene in aiuto in particolare il capitolo terzo del testo Piccolo manuale per non farsi mettere i piedi in testa.

Barbara Beckhan - ed. Urrà
Inizialmente può sembrare il solito libro che propone ovvietà come soluzioni a problematiche complesse, ma non lo è affatto. La dottoressa Berckhan illustra con semplicità ed esempi i metodi più efficaci per affermare idee, volontà e avanzare richieste in modo fermo ed educato. Insegna che per "farsi valere" non è necessario sgomitare o alzare la voce, che si può mostrare comprensione anche mentre si dice di no, che si possono ripartire in modo più equo le mansioni, che all'inizio gli altri protestano ma poi si raggiunge una nuova omeostasi nel rapporto, soddisfacente per entrambi.

E se una volta applicate le varie tecniche non si dovesse raggiungere il risultato desiderato, non c'è problema, c'è un capitolo anche su questo.


Dr.ssa Luigina Pugno



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