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PREMIO NAZIONALE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA A PATRIZIA CARAVEO

Il prestigioso premio Nazionale del Presidente della Repubblica, bandito ogni anno dall'Accademia Nazionale dei Lincei, è stato assegnato per l'edizione 2009 a Patrizia Caraveo, Dirigente di Ricerca dell'INAF presso l'Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Milano.

La notizia era stata pubblicata con anticipo sui tempi redazionali anche da Wired, rivista arrivata a noi abbonati pochi giorni fa. Giovanni Bignami (in copertina su Wired) ha scoperto la stella Geminga con la scienziata: e, particolare non trascurabile, sono anche sposati... ottima sintonia personale e professionale!

Giallo sul nome "geminga", che coincide anche con la frase "non c'è niente" nel dialetto milanese... insomma un mistero che si infittisce :-)

Erano venti anni che il riconoscimento non veniva assegnato a uno scienziato coinvolto nello studio dell’Universo e comunque arriva 60 anni dopo quello assegnato a Giuseppe Occhialini, fisico di fama internazionale, considerato uno dei padri dell’esplorazione del Cosmo con i satelliti e iniziatore della scuola milanese di Astrofisica da allora attiva e qualificata a livello internazionale.

Il premio, che finora era stato assegnato solo ad un’altra "scienziata", nel 2001 per la medicina, testimonia la rilevanza della carriera scientifica di Patrizia Caraveo, incentrata soprattutto sullo studio delle stelle di neutroni nelle varie bande di radiazione elettromagnetica, dall'ottico fino ai raggi gamma e accompagnato da oltre 140 lavori pubblicati sulle più quotate riviste internazionali, tra cui Science e Nature. In particolare, Patrizia Caraveo ha identificato e studiato "Geminga", una intensa sorgente di raggi gamma di natura sconosciuta scoperta nel 1975 che, dopo anni di accurate indagini, è stata classificata come pulsar, una stella di neutroni in rapidissima rotazione. Oltre ad aver contribuito in modo determinante all’analisi delle osservazioni in raggi gamma ed X di questo oggetto celeste, Patrizia Caraveo ha poi coordinato l’analisi dei dati ottici arrivando a misurare il moto proprio e la parallasse della debolissima controparte ottica di "Geminga" con il Telescopio Spaziale Hubble, grazie ai quali è stato possibile determinare per la prima volta la distanza di una stella di neutroni isolata.

"Geminga" è un corpo celeste del tutto peculiare. A differenza della popolazione delle pulsar "classiche" infatti, sin dalla sua scoperta non presentava alcuna emissione nella banda radio, almeno nel limite della sensibilità dei più potenti radiotelescopi. E' stata, quindi, la prima pulsar rivelata per la sua emissione dominante nei raggi gamma. Fin dagli anni ’90 Patrizia Caraveo aveva avanzato l’ipotesi che "Geminga" fosse il prototipo di una nuova classe di pulsar, silenti nella banda radio ma forti emettitori di raggi gamma. Questa teoria era così in grado di spiegare la natura di gran parte delle sorgenti di raggi gamma, non altrimenti identificate, che allora rappresentavano il 90% delle della totalità delle sorgenti gamma galattiche. Questa ipotesi ha trovato conferma nei risultati recenti ottenuti dalla missione "Fermi", il potente satellite per astronomia delle alte energie della NASA lanciato in orbita nel mese di giugno del 2008. La scoperta di “Geminga” ha così aperto nuovi orizzonti nella comprensione della fisica delle stelle di neutroni e della loro emissione e le tecniche sviluppate per le indagarne le sue proprietà, in particolare l’abbinamento di osservazioni in raggi X e ottiche, sono diventate standard per l’identificazione e studio di sorgenti di raggi gamma galattiche.

Mediante osservazioni con il telescopio per raggi X a bordo della missione XMM-Newton dell’ESA, Patrizia Caraveo ha inoltre ricostruito, per la prima volta, il processo di accelerazione delle particelle cariche nella magnetosfera di un pulsar. Ciò è stato possibile grazie a due risultati eccezionali pubblicati dalla prestigiosa rivista Science nel 2003 e nel 2004. Il primo riguarda la scoperta inaspettata di uno "strascico" di raggi X, due code rilevate nel solco tracciato dal moto della stella di neutroni nel gas interstellare, dovuto all’emissione di sincrotrone di elettroni (o positroni) accelerati ad altissime energie che sfuggono alla magnetosfera della stella. Il secondo risultato riguarda la scoperta di macchie più calde sulla superficie della pulsar, dovute all'impatto di particelle cariche focalizzate dagli intensi campi magnetici della stella. Questa caratteristica era stata ipotizzata ma mai osservata prima ed ha consentito di tracciare per la prima volta il percorso delle particelle accelerate nella magnetosfera di un pulsar.


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