venerdì 26 dicembre 2008

PREMIO PULITZER ANCHE ALLE TESTATE ONLINE

A partire da aprile 2009 il prestigioso premio Pulitzer sarà assegnato anche a riviste e giornali che operano solo ed esclusivamente online.

E' una svolta epocale, paragonabile all'assegnazione del Premio ad opere di divulgazione scientifica, che si ebbe solo 30 anni fa, quando il Pulitzer premiò per la prima volta un saggio scientifico scritto nientemeno che da Carl Sagan.




Le testate presenti su Internet sono infatti state fino ad oggi prevalentemente nobbate dalla lobby della stampa tradizionale.

Ma oggi viviamo in un'epoca in cui i giornali si leggono sempre e più quasi esclusivamente online (tanto che sono stati coniati neologismi come Citizen Journalism o open source journalism).

La riprova di questo è che licenziamenti e dimissioni si fanno sentire anche tra i colossi come il Wall Street Journal di Rupert Murdoch, dove più del 20% del settore editoriale ha problemi finanziari, accompagnati dal calo del 15% del volume pubblicitario in soli nove mesi.

Le categorie del Premio Pulitzer sono inoltre aumentate nel corso degli anni [qui l'elenco completo] e oggi coprendono anche settori inesistenti all'epoca della sua istituzione, come nel caso del blog journalism.

Nel settore della divulgazione scientifica ricordiamo, come accennato, il premio Pulitzer assegnato per la prima volta a un'opera di scienza a Carl Edward Sagan, uno dei maggiori astrofisici degli ultimi decenni.

I draghi dell'Eden, di Carl Sagan, è stato infatti il primo saggio scientifico a vincere un premio Pulitzer, nel 1978.

Negli anni '80 non c'era persona che non conoscesse il volto di Sagan, tanto la sua celebrità fece il giro del mondo grazie anche a programmi popolari di successo come "Cosmos".

Docente di astronomia alla Cornell University, grande divulgatore scientifico, fondatore della Planetary Society, consulente della NASA per le missioni Mariner, Voyager e Viking, ideatore del progetto S.E.T.I. (Search For Extraterrestrial Intelligence), nonché autore di oltre trenta libri tra cui "Contact" dal quale è stato realizzato l'omonimo e noto film di fantascienza (attrice protagonista Jodie Foster) diretto da R.Zemeckis.

Sagan aprì la strada al Premio ad altri importanti divulgatori, tra cui ricordiamo tra tutti Armi, Acciaio e Malattie, Breve storia degli ultimi tredicimila anni (premio Pulitzer 1998) un saggio di Jared Diamond, tradotto in italiano da Luigi Civalleri per conto di Einaudi.



Assegnato per la prima volta nel 1917, il Premio Pulitzer venne istituito dal giornalista Ungherese-Americano e magnate della stampa statunitense Joseph Pulitzer (1847-1911) che, alla sua morte, lasciò i soldi alla Columbia University. Una parte del suo lascito è stata usata per la Scuola di giornalismo dell'università nel 1912.



Per approfondire:

Fine di un epoca: il premio Pulitzer ora anche alle testate su Internet

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4 commenti:

Paolo Amoroso ha detto...

Non mi stupisce il declino dei media tradizionali. Ciò che trovo sorprendente, invece, è che l'industria dei media continui a comportarsi come se non stesse accadendo nulla, come se internet non esistesse.

Simone Coacci ha detto...

Le tecnologie telematiche hanno impresso una svolta epocale al mondo dell’informazione e, più in generale, ai sistemi di comunicazione. Non resta che prenderne atto. È una rivoluzione paragonabile all’introduzione dei caratteri mobili di Gutemberg nel XV secolo o all’avvento della fotografia nella seconda metà dell’800. Come allora permarranno, diffidenze, resistenze, reazioni fisiologiche tese a contrastarne l’affermazione sulla base di categorie puramente idealistiche. Tuttavia un nuovo assetto strutturale dei media, com’è ovvio, porterà con se anche un adeguamento a livello psico-sociale. Infatti il nuovo supporto, o l’assenza di un vero e proprio supporto nel senso tradizionale del termine, mi sembra per molti motivi destinato a soddisfare in modo sempre più esteso ed efficace le dinamiche sociali, economiche e comunicative di questo inizio millennio. Sia dal punto di vista degli editori, con un sostanziale abbattimento dei costi di gestione che va nella direzione degli scenari che la crisi economica sta tristemente imponendo, sia dal punto di vista dei lettori con un più facile accesso alla multimedialità (ad esempio la possibilità di usufruire in unica pagina di più linguaggi e formati, dai video, alle foto, alla scrittura), una simultaneità di aggiornamenti che si sviluppa praticamente in tempo reale, una maggior discrezione e funzionalità nell’adattarsi alle abitudini quotidiane dell’utente ed infine la possibilità di dialogare in modo più diretto ed esplicito con gli organi d’informazione attraverso forum, discussioni o commenti. In questo senso, l’unica riserva è, dal mio punto di vista, quale ruolo potrà avere la riflessione e l’approfondimento, visto che, per certi versi, la velocità e la serialità della fruizione sembrano essere le caratteristiche che più hanno contribuito al prevalere dei nuovi media. Il rischio è di scontare la tempestività e l’attualità con l’appiattimento e una scarsa profondità.

Alessandro ha detto...

Il commento di Paolo contiene degli spunti che danno luogo a qualche riflessione.

Dico subito che non condivido l’assunto secondo il quale il quale l’industria dei media continua a comportarsi come se internet non esistesse.

La FIEG, nel rapporto sulla stampa in Italia per il periodo 2005 -2007, sostiene che internet non è un pericolo né un concorrente insidioso, ma costituisce un’opportunità per i giornali tradizionali. Secondo gli editori, la rete ha contribuito ad allargare il pubblico dei lettori. In effetti tra i cento siti web più visitati, sostiene l’ANSA, venti sono quelli riconducibili a gruppi editoriali .

Su 40,4 milioni lettori di quotidiani cartacei a pagamento, quotidiani free press e siti internet gestiti da editori di quotidiani nel 2007, dice il Censis, il 67% legge un quotidiano a pagamento, il 34,7% legge testate gratuite e il 21% quotidiani on line.

Del resto a testimoniare che l’editoria su internet non dorme, possiamo ricordare che dopo il debutto on line di L’Unione Sarda e l’Unità, tra i primi a comparire in rete, nel 1996 è arrivata La Repubblica in tempo per le elezioni politiche, raccogliendo elevati volumi di contatti.

I dati dell’Osservatorio informazione on line di Ipse ci dicono che nel 2003 le testate solo on line erano 1382, registrando un incremento del 21% in due anni, anche se nel biennio precedente l’aumento era stato del 177%.

A testimoniare il fervore editoriale intorno ad internet vale la pena ricordare il turnover di siti per cui il saldo positivo del 2003, di 241 webzine, è la risultante della nascita di oltre 500 nuove testate e della contemporanea chiusura di altre 300.

Considerando che la cessazione di attività non ha riguardato soltanto i siti meno professionali, ma anche marchi blasonati come Cnn Italia, l’Internet company del Gruppo Espresso, Italia-iNvest e tanti altri, l’occhio corre agli investimenti pubblicitari online che, sempre secondo l’Osservatorio informazione online 2003, non sono decollati nel periodo di riferimento.

Secondo una ricerca predittiva condotta da Astra/Aires per conto di UPA (Utenti Pubblicità associati) nel 2007 la situazione appare molto diversa. Gli investimenti pubblicitari verso tutti i media internet (siti, portali, motori di ricerca ecc.) sono cresciuti del 41,2% (110% nel triennio).

La ricerca attribuisce le cause della impetuosa crescita ad alcune caratteristiche della comunicazione on line, che ha superato quella della radio.

Vi è chi sottolinea i bassi costi che invitano gli utenti a sperimentare questa modalità, altri la cospicua quantità di opzioni offerte, altri ancora fanno riferimento alla coerenza con i modelli di comunicazione più attuali, basati sul coinvolgimento interattivo e sulla circolazione dei messaggi all’interno delle community. Certamente importante risulta, continua la ricerca, la misurabilità se non degli effetti della pubblicità, almeno dei contatti effettivi. Alla base di questo successo viene posta la crescente penetrazione di internet presso più ampie fasce di popolazione, ma ancor più il maggior tempo medio dedicato a internet, dovuta anche alle connessioni mobili wireless (ma quello dello stato di Internet in Italia è un altro tema -ndr).
Se l’editoria on line si è data da fare anche i governi del paese hanno fatto la loro parte, anche se in senso negativo.
La legge 7 marzo 2001, n.62 “Nuove norme sull’editoria e sui prodotti editoriali e modifiche alla legge 5 agosto 1981, n. 416” regola, tra l’altro, la materia dei finanziamenti alle testate on line.

I giornali elettronici vengono indicati come destinatari di finanziamenti, purchè siano legati ai partiti o movimenti politici.

Il disposto normativo mi fa inorridire.

Tralasciando le valutazioni sull’opportunità dei finanziamenti all’editoria in generale, oggetto anche di dibattito politico recente, la technicality della legge legittima casi estremi quale il sostegno finanziario a testate che fanno capo anche a sparuti gruppi parlamentari nazionali o europei, escludendo le testate libere ed indipendenti.

L’interesse del pubblico è un dato che il legislatore, tutti i parlamenti che si sono succeduti, non hanno ritenuto degno di priorità. La dialettica tipicamente italica si presta a stravolgere concetti fondamentali quale il mercato, l’interesse a scrivere e a ricevere informazione.

Insomma allo stato attuale viene sostenuto un organo d’informazione perché esiste e non se viene effettivamente letto.

Il sito web del Governo pubblica l’elenco, aggiornato al 9 maggio 2008, dei soggetti ammessi al finanziamento suddivisi per categorie:

Chi ha voglia di farsi un giretto nel web troverà informazioni interessanti!

http://www.governo.it/DIE/dossier/contributi_editoria_2006/stampa.html


Ma il futuro è garantito dalle nuove generazioni che crescono in internet come contesto per la soddisfazione a tutto tondo di bisogni d’intrattenimento, servizi, interattività e informazione.
Secondo il 42° Rapporto annuale del Censis si registra un balzo in avanti nell’uso di internet da parte degli italiani tra 14 e 29, che sono passati dal 61% all’83% tre il 2003 e il 2007.

Incrociando questo dato con le percentuali di frequentazione dei media da parte della stessa fascia di popolazione che vede internet all’83%, la politica dovrà fare un passo indietro.

Ada Fichera ha detto...

Analizzando l'attuale diffusione dei giornali on-line è davvero corretto includere anche i giornalisti che lavorano per testate Internet in quanto non hanno nulla di diverso nel fare informazione nei confronti dei colleghi della carta stampata, delle radio e delle Tv. In Italia è poi vero che siamo sempre un po' indietro e che l'industria dei media "nostrana" ne stia prendendo coscienza solo da poco tempo, tuttavia non sono però d'accordo con quanti ipotizzano che i giornali on-line porteranno pian piano alla
soppressione dei giornali cartacei, in quanto ci sarà sempre secondo me una fascia di lettori più anziani o che non ha internet che quindi deve attingere alla fonte tradizionale per informarsi e io da giornalista ritengo che non rappresentino per questo una rappresentanza seppur piccola di lettori di serie B, in quanto professionalmente reputo i lettori tutto sullo stesso piano di importanza. Tuttavia più che l'indifferenza dell'industria dei media che giustamente e in modo oculato ha avanzato qui Amoroso ritengo che a questo si affianchi un pregiudizio della popolazione in generale nei confronti dei giornalisti "on-line". Per esperienza personale, avendo lavorato per più due anni per un settimanale on-line, ho riscontrato spesso una forma di pregiudizio e di visione "declassata" di quanti scrivono per giornali che non "vanno in edicola"...e il fattore più drammatico è che spesso ad avere questo atteggiamento sono proprio coloro che leggono maggiormente o solo giornali su Internet e che dal giornalaio ci andranno all'incirca non più di 2 o 3 volte l'anno...!!!