venerdì 31 ottobre 2008

KARL WEIERSTRASS E SOF'JA KOVALESKAJA

Oggi ricordiamo il celebre matematico Karl Theodor Wilhelm Weierstrass o Weierstraß, nato il 31 ottobre del 1815 a Ostenfelde (Germania).

Gli studenti dei college (e in Italia dei Licei) lo conoscono perchè il suo nome è legato al Teorema di Weierstrass, che si studia in analisi matematica.

Ma a me piace ricordarlo per un altro grande contributo. Il suo incontro e l'appoggio che diede a una delle rare donne matematico che la storia ricordi: Sof'ja Kovalevskaja.

Weierstrass rimase infatti molto colpito dalla preparazione della giovane russa, e chiese al Consiglio universitario l'autorizzazione ad ammetterla alle sue lezioni. Purtroppo l'autorizzazione gli fu negata: le donne non erano infatti ammesse ai corsi.

Weierstrass decise allora che l'avrebbe seguita privatamente e in questo modo, avendo a disposizione, per più di quattro anni l'insegnante migliore, Sof'ja raggiunse in breve tempo notevoli risultati.

Nonostante l'indiscutibile valore dei lavori pubblicati dall'allieva e gli interventi di Weierstrass in suo favore, nessuna università europea sembrava però disposta ad offrire una cattedra di matematica ad una donna.

Dovete infatti tenere presente che a quei tempi le donne non potevano frequentare le Università europee senza il permesso del padre o del marito e non potevano comunque conseguire la laurea.

In quel periodo August Strindberg, celebre poeta svedese, ebbe ad esempio a scrivere, senza tentare di nascondere i pregiudizi comuni, che:

"Sof'ja Kovalevskaja dimostra, in modo lampante, come due più due fa quattro, che una donna docente di matematica è una mostruosità, e come essa sia inutile, dannosa e fuori luogo".

E questa non era una opinione isolata da parte di un misogino, ma una opinione piuttosto diffusa in Europa fino al XX secolo, se si pensa che Princeton fu aperta alle donne solo nel 1968 (!) e che l'ultima università ad ammetterle è stata Cambridge, e che fino al 1995 non c'era, sempre a Princeton, un full professor donna.

Weierstrass, anche per questo, è stato encomiabile, primo per non avere ceduto ai pregiudizi del periodo, e poi di aver visto in una donna prima di tutto una persona con una grande capacità intellettuale e scientifica.

Kovalevskaja non si perse d'animo e riusci, nel 1874, presso l'Università di Gottinga, a ottenere un dottorato summa cum laude. L'impressione che fece la sua ricerca davanti alla commissione fu tale che l'Università le consegnò la laurea senza farle sostenere altri esami. I suoi risultati, conosciuti come il Teorema di Cauchy-Kovalevski, vennero pubblicati nel 1875. Fu così la prima donna in Europa ad ottenere un dottorato in matematica.

Per saperne di più di questa importante figura nella storia della matematica:

in italiano

Progetto Polymath
Scheda su Wikipedia

in inglese
http://www.agnesscott.edu/lriddle/women/kova.htm



3 commenti:

Mendicus ha detto...

Incredibile! Un ultimo pregiudizio lo porta purtroppo il nome stesso del suo Teorema (Teorema di Cauchy-Kovalevski). Il cognome russo è qui riportato al maschile, come a nome del padre.
D'altra parte fino a poco tempo fa si riteneva il cervello della donna non adatto alla ricerca scientifica. Eppure la Sklodovskaja (M.me Curie)...

Rashmi Sen ha detto...

Verissimo, e quello che dici, Francesco è vero ancora oggi.

Recentemente ha fatto scalpore l'affermazione del rettore di Harvard Lawrence Summers (che poi è stato per questo costretto a dimettersi), che durante una conferenza accademica ha dichiarato che una delle principali ragioni per cui le donne riescono meno degli uomini a raggiungere i massimi livelli della ricerca scientifica è che ci sono meno donne dotate di «capacità innate» per la scienza.

Sesso e matematica


Una affermazione scientificamente infondata. Queste persone non si fanno neppure venire il dubbio che la bassa frequenza di scienziate nella storia è dovuta al fatto che in Europa e America fino a non troppo oltre 50 anni fa era negata la frequenza universitaria. E che Madame Curie ha potuto ricevere il Nobel solo perché accompagnata dal marito.

E che in più di un terzo del mondo oggi alle donne non sono ancor oggi concessi gli stessi diritti civili e di istruzione che sono permessi agli uomini.

Penso allora a quante opportunità l'umanità abbia perso non permettendo di accedere in passato all'istruzione scientifica e lo studio a valenti menti dell'"altra metà del cielo".

Mendicus ha detto...

Rifletto sulla mia esperienza: l'insegnante che mi ha fatto amare la matematica al Liceo si chiamava Barbara Sandon ed era di famiglia ebrea; la mia dottoressa, ora in pensione, si chiama Elena ed è laureata anche in Matematica; mia mamma era orfana ed ha studiato solo fino alla 5^ elementare, ma era molto più intelligente di mio padre farmacista; delle mie prime quattro nipoti tre sono laureate in Medicina ed una specializzanda in Fisica e ricercatrice al FermiLab di Chicago; mia zia Maria, coetanea di mia mamma, era contadina ed orfana e le fu imposta la cessazione degli studi dal padrone del podere, che la voleva sua donna di casa, pena la cacciata dalla terra di sua madre e dei suoi fratelli...
Posso essere in disaccordo con quanto hai scritto? Andrei contro la verità dei fatti, contro la realtà. Le donne, per come capisco, hanno solo un modo diverso da quello maschile di affrontare la realtà. Siamo come gli occhi, necessari entrambi per la visione stereoscopica. L'uno, senza l'altro, danno solo una visione piatta. Io sono molto orgoglioso e grato delle "mie" donne citate qui sopra.