mercoledì 1 ottobre 2008

ANCHE GLI SCIENZIATI A VOLTE SONO UMANI

Aspettando il Festival della Scienza. Giovedì 2 ottobre Adriana Albini racconta aneddoti di laboratorio e di vita. Da Montalcini a Tomatis.

di Adriana Albini
GENOVA, 01 OTTOBRE 2008

Anche quest'anno l'Associazione Amici del Festival della Scienza organizza, nelle settimane che precedono l'avvio del Festival della Scienza e in collaborazione con la Società di Letture e Conversazioni Scientifiche di Palazzo Ducale, la rassegna Leggere la Scienza...aspettando il Festival, una serie di incontri con altrettanti specialisti per affrontare temi affascinanti - dalle neuroscienze alla fisica, alle biografie dei più grandi scienziati - il tutto accompagnato dalla lettura di brani scelti ad hoc e interpretati dai giovani attori della Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova.

Giovedì 2 ottobre, ore 17.30, l'incontro Anche gli scienziati qualche volta sono umani... aneddoti di laboratorio e di vita, con Adriana Albini (Responsabile Ricerca Oncologica - IRCCS Multimedica, Milano).

Magari hanno vinto il premio nobel; hanno scoperto qualcosa che ha cambiato il mondo, però erano diversi da come spesso ci immaginiamo gli scienziati. Il tema di quest’anno per il Festival della Scienza è quello della diversità; a me è piaciuto affrontare l’argomento degli scienziati… diversi in quanto uguali a… qualunque normale essere umano.
Ho letto sempre con passione le storie narrate dai ricercatori, fisici, chimici, medici.
A casa ho pile di libri e ho dovuto fare una necessaria cernita per la lettura di
Aspettando il festival.

Ho lasciato da parte ad esempio Primo Levi, che ha narrato così bene non solo le vicende tragiche della deportazione ma anche le sue esperienze di chimico e aneddoti di vita di laboratorio. Tra i testi che ho scelto mi è molto caro quello di Luca Cavalli-Sforza intitolato Perché la scineza - L’avventura di un ricercatore (Arnoldo Mondadori Editore, 2005), scritto in collaborazione col figlio. Cavalli Sforza, nato a Genova (abitava in Carignano) si occupava all’inizio di genetica dei batteri tra le mille difficoltà del lavorare in Italia (problema annoso!); nel volume narra tra l’altro che aveva scelto il lavoro al microscopio perché c’erano più ragazze che in altri campi.
Con grande cruccio, un suo importante articolo in cui spiegava la riproduzione dei batteri era uscito – per un errore – col titolo La sensualità dei batteri anziché La sessualità dei batteri. Non possiamo non immaginarci un batterio sexy, magari con tanto di profumo e sguardo ammaliatore.

Max Born, Premio Nobel per la Fisica nel 1954, aveva allagato un paio di volte i laboratori e aveva fallito nella conquista della ragazza dei suoi sogni perché si era dichiarato a lei dicendole che aveva lo stesso nome della sua pappagallina.
James D. Watson, lo scopritore della struttura a doppia elica del DNA, anche lui blasonato col Nobel, aveva lanciato la bella sorella alla conquista dell’attenzione del cristallografo Maurice Wilkins, durante una gita tra le rovine di Paestum, per riuscire a farsi spiegare i dati dell’austero ricercatore, che invece non lo degnava di una parola.
Rita Levi Montalcini, uno dei Nobel italiani, tra bombardamenti ed emigrazione rivela nell’Elogio ell'imperfezione (Ed. Garzanti - Gli Elefanti, 1987) il lato umano che ne accompagna tutta la vita. Il momento in cui scopre l’esistenza del fattore che fa crescere le cellule nervose è affascinante e commovente.
Lorenzo Tomatis, uno dei nostri grandi ricercatori, scomparso un anno fa, sa narrare con sapiente maestria malinconie e sconfitte in laboratorio e tanti aneddoti di vita quotidiana. Compresi gli inizi della ricerca oncolgogica.

Fanno un po' tenerezza tutti questi scienziati nelle loro autobiografie. Se da bambini si può pensare agli scienziati come Pico De Paperis o Spennacchiotto (o magari il Dr. Freeze di Barman e Robin), i nostri eroi in carne ed ossa sono effettivamente diversi: romantici, pasticcioni, appassionati; sembra quasi che il Nobel l’abbiano preso per caso, invece rivelano dalle loro pagine che non c’è conquista scientifica senza umiltà, né conquista senza collaborazioni, discussioni e amicizia.

Anche gli scienziati qualche volta sono umani... aneddoti di laboratorio e di vita: i testi scelti

1) Luca Cavalli-Sforza
PERCHE' LA SCIENZA - L'avventura di un ricercatore (Arnoldo Mondadori Editore, 2005)

2) James D. Watson
LA DOPPIA ELICA (Garzanti - Gli Elefanti 1982)

3) Max Born
AUTOBIOGRAFIA DI UN FISICO (Editori Riuniti, 1980)

4) Rita Levi Montalcini
ELOGIO DELL'IMPERFEZIONE (Ed. Garzanti-Gli Elefanti, 1987)

5) Max Perutz
È NECESSARIA LA SCIENZA? (Ed. Baldini & Castoldi, 1989)

6) Otto R. Frisch
LA MIA VITA CON L'ATOMO - Ricordi di un padre della Bomba H. (Ed. Universale scienza e tecnica, 1979)

7) Carlo Bernardini
FISICA VISSUTA (Ed. Codice, 2006)

8) Renzo Tomatis
IL LABORATORIO (Sellerio Editore, 1993)


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