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IL GIORNO IN CUI IL WORLD WIDE WEB DIVENTO' LIBERO


Oggi è una data da ricordare per la nascita del World Wide Web.

Il 30 aprile 1993 il CERN, infatti, decise di mettere il WWW a disposizione del pubblico, rinunciando ad ogni diritto d'autore. La semplicità della sua tecnologia decretò un immediato successo: in pochi anni il WWW divenne la modalità più diffusa al mondo per inviare e ricevere dati su Internet, facendo nascere quella che oggi è nota come era del web.

E nella data odierna, che decreta il successo di questo media, Google introduce VisualRank, un algoritmo che permetterà, secondo le intenzioni dell'azienda, di classificare in modo simile al PageRank le immagini presenti nei siti web. Una notizia ancora passata un po’ in secondo piano, ma riportata dal New York Times negli Usa e da VisionPost in Italia, sarebbe una grande novità che determinerebbe una rivoluzione nel sistema di indicizzazione e ricerca delle risorse su Internet.

Ma l'Europa non sta a guardare e pensa già a Parhos, un progetto, finanziato dalla Comunità Europea, che coinvolge anche grandi realtà industriali come France Telecom e la norvegese Fast. L'obiettivo, spiega il Politecnico di Milano, "è riunire le migliori competenze del Vecchio Continente in materia di motori di ricerca, elaborazione dei dati multimediali e interfacce utente per creare il motore di ricerca del futuro".

Un motore anche multimediale, dunque, e cioè capace di effettuare ricerche non solo su documenti testuali, ma anche su file audio, video, e immagini, con le caratteristiche tipiche del web 2.0. Un motore di ricerca del futuro che nelle intenzioni dovrebbe dare filo da torcere a Google.

C'è da dire che, Google, il motore di ricerca più potente al mondo è da tempo sotto l'occhio del ciclone dei critici che lo accusano di monopolizzare il mercato e anche di essere una potenziale minaccia per l'integrità e la sicurezza dei dati degli utenti (Google possiede di fatto informazioni in numero incalcolabile sulla vita privata di ogni abitante del pianeta, e presto anche del codice genetico, che risiedono sui suoi server potenzialmente per sempre).

Ne ha parlato The Economist [vedi] non molto tempo fa, e ne parla questo mese "Mente e cervello", la rivista diretta da Enrico Bellone, in un articolo di Michael Shermer dal titolo Le due facce del business che però ribadisce le buone intenzioni del colosso di Mountain View, messo a confronto con un altro gigante, inabissatosi sotto le proprie sconsiderate e spregiudicate scelte strategiche: Enron.




Google, afferma Shermer, a differenza di Enron procede al grido dello spirito libero "Don't be evil", per cui in azienda tutti tendono a condividere informazioni in maniera collaborativa e partecipativa, il che non fa che alimentare la fiducia socializzante all'interno del gruppo, rinforzata dalle relazioni interpersonali. Nelle diverse gestioni aziendali di Enron e Google si possono rintracciare cioè le basi evolutive dell'etica moderna: lo spirito collaborativo tra gruppi che porta all'azienda più vantaggi rispetto alla competizione, esattamente in controtendenza alle ipotesi evolutive presenti ne "Il Gene egoista" di Dawkins. [1]

Ma i fondatori di Google, vanno oltre, e si sentono messianicamente capaci di migliorare addirittura le sorti del pianeta, affermando che se tutti conoscessero le informazioni personali di chiunque altro sulla Terra non si potranno formare egemonie di potere: mai più il dominio di un gruppo in possesso di dati fondamentali a discapito di altri gruppi.

E sto riflettendo su queste parole consapevole che l'80 percento degli strumenti del web 2.0 che uso quotidianamente, su cui sono contenuti tutti i miei dati sensibili, sono piattaforme di proprietà della stessa azienda su cui sto argomentando (da Gmail, a Blogger, da YouTube alla Toolbar che uso sul mio browser) ...

Ahimè, ..."quis custodiet ipsos custodes?"

[1] Uno dei libri preferiti da Jeffrey Skilling, CEO della Enron, era "Il Gene Egoista". Skilling volle applicare i concetti del libro di Dawkins alle strategie aziendali, convinto del fatto che l’istinto di sopravvivenza degli uomini porti ad essere cinici, avidi e competitivi per garantire la continuità della specie. Alla Enron Skilling voleva liberare l’istinto di sopravvivenza degli uomini, instaurando un clima del terrore e di delazione che portò ben presto al fallimento della società a causa di scelte senza scrupoli del proprio management.