mercoledì 15 marzo 2017

SFIDA ACCETTATA: PERCHÉ LE CATENE DI SANT'ANTONIO SONO INUTILI?

Nei mesi scorsi si è propagata in Spagna e Regno Unito (e relative ex colonie) con uno scopo apparentemente nobile, anche se privo di risultati, sensibilizzare sulla lotta ai tumori. In Italia si è pian piano trasformata in una rivisitazione nostalgica in chiave digitale degli album di famiglia.



Che cos’è la “sfida accettata”, la nuova moda che impazza su Facebook in questi giorni? Partita dalla Spagna nel settembre 2016 per poi diffondersi in tutto il Regno Unito fino all’India per sensibilizzare sulla lotta ai tumori, in Italia si è trasformata in una operazione-nostalgia degli album di famiglia. Tutti gli utenti italiani, infatti, hanno iniziato a postare una foto di quando erano ancora bambini o teenager. Come mai? Il significato della catena passando da nazione a nazione si è perso.

Vi ricordate anni fa quando arrivavano email come questa?

Quando invierete questa lettera ai vostri amici, Microsoft la controllerà (sempre che essi usino Microsoft Windows)x 2 Settimane. Microsoft vi pagherà $245 per ogni persona a cui manderete questa comunicazione.

Microsoft pagherà $243 per ogni vostra lettera forwardata e per ogni terza persona che riceverà la vostra comunicazione, Microsoft pagherà $241.

In Italia si chiamano catene di S.Antonio (chain letter in inglese): e sono un sistema per propagare una bufala inducendo il destinatario a produrne molteplici copie da spedire, a propria volta, a nuovi destinatari. Viene anche considerato un tipo di meme. 

#SfidaAccettata, questo l'hashtag con cui si propaga, si distingue rispetto a qualsiasi altra opera filantropica dal fatto è che è priva di enti ufficiali che si battano per limitare i danni creati da una malattia grave come il tumore. È dunque anch'essa una catena di S.Antonio. Inoltre il significato della catena passando da nazione a nazione si è perso. In Italia si è infatti trasformata in una digitalizzazione nostalgica degli album di famiglia

#SfidaAccettata aveva dunque un obiettivo ben diverso:  raccontare agli utenti Facebook la condizione di chi è colpito da un tumore attarverso una foto. In sintesi, per partecipare alla sfida si doveva cambiare la propria immagine profilo sostituendola con un selfie, da soli o con amici, rigorosamente in bianco e nero e mettendo nella didascalia la dicitura “Sfida accettata”.

La scelta del bianco e nero era per sottolineare la perdita di colori nella vita di chi lotta ogni giorno contro questa brutta malattia. All’autore del post spettava poi l’invio di un messaggio privato a tutti coloro che avessero dimostrato apprezzamento tramite un “Like”. Ecco cosa c’era scritto nel messaggio: «Dato che hai messo “Mi piace alla mia foto”, ora devi postarne una in bianco e nero, scrivendo "Sfida accettata”. Riempiamo Facebook di foto in bianco e nero per mostrare il nostro supporto alla battaglia contro il cancro. È questa la sfida. Quando i tuoi amici metteranno “Mi piace” al tuo post, invia loro questo messaggio».

Una iniziativa che potrebbe definirsi lodevole, se portasse qualche vantaggio alla cura.

Quando la “sfida accettata” riguardava ancora il cancro, era circolato molto online lo stato su Facebook di Rebecca Wilkinson, una donna inglese di 36 anni malata di cancro al seno, che aveva criticato la cosa dicendo:
[Il cancro] non è il tema per alcuni selfie finti, come se fosse un’attività divertente. Le persone credono che solo perché mettono una foto in bianco e nero su Facebook sostengono le persone con il cancro. Non lo stanno facendo: dovrebbero visitare davvero le persone con il cancro, tenere loro la mano mentre attraversano il trauma della chemioterapia. È così falso e queste persone sono delle narcisiste.
Un consiglio? Lasciamo stare Facebook e seguiamo di più Twitter :-) 

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