mercoledì 20 luglio 2016

LA LAUREA CONVIENE. E CHI HA UNA LAUREA GUADAGNA DI PIÙ

...ma non tutte le lauree sono uguali. 

Laurearsi conviene: trovare un lavoro è più semplice e gli stipendi dei laureati sono più alti di quelli dei diplomati. Ma anche il corso di laurea è importante e in pochi optano per indirizzi scientifici. Scelte più consapevoli migliorando le competenze degli studenti. Effetti sulla diseguaglianza.

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Laurearsi è un impegno che offre delle opportunità - Shutterstock

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QUANTO VALE LA LAUREA 

Molti giovani hanno appena concluso le scuole superiori e si apprestano a decidere se proseguire gli studi per laurearsi oppure mettersi alla ricerca di un posto di lavoro. Si tratta di una scelta che ha notevoli conseguenze sul loro futuro.
Anche se le generazioni più giovani nell’ultimo decennio si sono trovate ad affrontare condizioni piuttosto sfavorevoli, il livello di istruzione gioca comunque un ruolo importante nella definizione delle prospettive occupazionali e di reddito.

Se consideriamo i dati dell’Indagine sui redditi degli italiani della Banca d’Italia, si può vedere che i laureati (tenendo conto dell’età, del genere, dell’area geografica) percepiscono un reddito annuale netto che è all’incirca il 20 per cento più alto dei diplomati. La probabilità di trovare un’occupazione è anche molto più alta per i laureati: circa 10 punti percentuali in più dei diplomati. Laurearsi ha un effetto positivo anche sulla salute, sull’aspettativa di vita, sulla soddisfazione per il proprio lavoro e, più in generale, per la propria vita.

Non tutte le lauree hanno però lo stesso rendimento. I dati Almalaurea mostrano che i laureati in ingegneria, a cinque anni dalla laurea, guadagnano uno stipendio mensile netto di 1.705 euro. Seguono i laureati dei gruppi scientifico (1.614), chimico-farmaceutico (1.562), professioni sanitarie (1.552) ed economico-statistico (1.496). Remunerazioni più basse per i laureati in psicologia, educazione fisica e lettere (rispettivamente, 980, 1.059 e 1.117 euro).

È difficile però dire se la differenza nel salario percepito da un laureato in ingegneria e un laureato in lettere è da attribuire al fatto che hanno acquisito competenze diverse oppure se deriva da differenze preesistenti in termini di abilità individuali, motivazione o altre caratteristiche non osservabili. È possibile che gli individui che hanno ottenuto la “remunerativa” laurea in ingegneria avrebbero guadagnato elevati salari anche se avessero conseguito una laurea diversa. Né si può escludere che i laureati in lettere avrebbero guadagnato ancor meno se si fossero laureati in ingegneria perché le loro attitudini potrebbero non essere adatte a quel tipo di lavoro.

workshop informatica università
Un workshop di informatica all'Università - Shutterstock


I pochi studi che riescono, almeno parzialmente, a risolvere i problemi che derivano dall’autoselezione degli individui mostrano che ci sono comunque ampie differenze nei rendimenti. 

Negli Stati Uniti anche le stime più prudenti rivelano un sostanziale maggior rendimento delle lauree Stem (Science, Technology, Engineering and Maths – scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) e di quelle in economia rispetto alle lauree umanistiche. Laurearsi nell’ambito disciplinare “giusto” ha un rendimento addirittura maggiore che farlo in una delle prestigiose università americane. In alcun casi, il guadagno salariale derivante dal laurearsi in un certo ambito disciplinare rispetto a un altro è pari alla differenza salariale derivante dal conseguimento della laurea rispetto al diploma (Kirkebøen al. 2014).

COMPETENZE DA COSTRUIRE 

La scelta del corso di laurea ha quindi conseguenze non meno importanti rispetto a quella se intraprendere o meno gli studi universitari.
Tuttavia, gli studenti italiani, anche se meno che in passato, non sembrano particolarmente reattivi alle tendenze che si osservano sul mercato del lavoro. Ad esempio, il numero di laureati Stem è aumentato nel corso del tempo, ma è ancora al di sotto della media Ue. Non si tratta di un problema solo italiano; sono molti i paesi che stanno attuando interventi per aumentare il numero di questi laureati (in Italia dal 2004 è stato attivato il Progetto lauree scientifiche).

In un momento di profondo cambiamento delle figure professionali richieste sul mercato del lavoro, la capacità di orientare i giovani a prepararsi per il futuro ha un ruolo fondamentale per mitigarne gli effetti indesiderati. È però anche un compito difficile perché è necessario non solo capire quali saranno le competenze richieste dalle imprese, ma anche comprendere quali variabili incidono maggiormente sulla scelta degli studenti e intervenire su di esse.

Di sicuro, un ruolo rilevante è svolto dalla percezione della propria abilità: difficilmente uno studente sceglierà di iscriversi a ingegneria se ritiene di non avere competenze e attitudini che gli permetteranno di affrontare con successo quel particolare percorso di studio. Una buona formazione di base consentirà agli studenti di fare scelte meno influenzate dal timore di non farcela a cimentarsi in discipline ritenute più difficili. Se alcune competenze risultano di particolare importanza, allora sarà bene incominciare a costruirle già a partire dalla scuola primaria.

Importanti sono anche le informazioni di cui dispongono gli studenti circa l’offerta formativa delle università, i rendimenti attesi delle diverse lauree, le probabilità di abbandono. Interventi tesi a migliorare le competenze degli studenti e a migliorare la comunicazione tra famiglie, scuole e università non solo permetterebbero agli studenti di fare scelte più libere e consapevoli, ma servirebbero anche a combattere le diseguaglianze poiché, secondo alcuni studi, queste politiche hanno un effetto positivo soprattutto sugli individui con background sociale più debole.



GLI AUTORI
MARIA DE PAOLAHa conseguito un Dottorato di Ricerca in Economia presso l’Università la Sapienza di Roma. E’ professore Associato di Politica Economica presso il Dipartimento di Economia, Statistica e Finanza dell’Università della Calabria. Si occupa prevalentemente di Economia del lavoro e dell’istruzione, Discriminazione di genere, Political Economy e valutazione di politiche pubbliche.


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