martedì 15 marzo 2016

DIETRO LE QUINTE DEL "NATURALE": UN LIBRO PER CAPIRE

Perché si è fatto una canna? chiede il terapeuta.
Per calmare l'ansia , risponde il paziente.
Al posto di farsi una canna potrebbe prendere qualche goccia di ansiolitico.
Ma la canna è naturale!
Anche la cicuta lo è!

Siamo giunti a questo punto: ciò che viene dalla natura fa sempre bene, mentre ciò che viene costruito in laboratorio fa bene,  ma anche male. Il punto è: qual è la probabilità che faccia male? Sul bugiardino dei farmaci vengono riportate alcune indicazioni in merito. Si viene quindi avvisati se esiste un determinato effetto collaterale molto frequente, frequente, occasionale, o raro.

Che dire invece dei prodotti fitoterapici (quelli che si trovano in erboristeria) e di quelli omeopatici? Non hanno il foglietto illustrativo. Perché non ce l'hanno? E' una domanda perfettamente legittima. Se non riportano indicazioni di effetti collaterali, significa che non ce ne sono? E come mai non vengono adeguatamente descritte le indicazioni? A cosa dovrebbero servire. Ecco la risposta: non c'è stata sperimentazione; di conseguenza chi assume tali prodotti si espone a rischi. Che tipo di rischi? E chi lo sa?
E' evidente che, in tali situazioni, occorre chiarezza. Troppe persone sono confuse; talvolta fuggono dalla scienza attratte da una sirena del marketing. E possono fare la fine dei marinai della nota leggenda.

Noi potremmo cercare di informarci su una questione di dettaglio, ma ci mancherebbe sempre il quadro generale. Occorrono necessari riferimenti storici, per capire come certe credenze siano venute alla luce. Bisogna consultare una serie di studi scientifici sugli effetti di determinati preparati. Perché l'abbaglio del naturale ci aspetta in ogni dove: dall'agricoltura al cibo, dalla medicina alla cosmesi, per non parlare della radioattività (quante persone, ancora oggi, credono che il forno a microonde sia radioattivo?).


Silvano Fuso, nel libro "Naturale = buono ?", pubblicato da Carocci, ci offre - appunto - il quadro generale del concetto di "naturale" e di tutte le credenze - senza fondamenti scientifici - ormai radicate nella testa di tantissime persone.

Fuso non si limita ad analizzare le ricerche sui presunti benefici dell'omeopatia e delle medicine alternative, rispetto all'efficacia dei farmaci della medicina scientifica, ma estende la sua analisi a tutti i campi in cui l'idea del "è meglio se è naturale" è penetrata. Egli prende anche in considerazione le preoccupazioni più "moderne", come il Wi-Fi, la radioattività, gli OGM e la cosmesi.
Il testo scientifico "Naturale = buono?" comprende anche ipotesi sul perché l'idea del naturale stia prendendo così piede, con riferimenti alla psicologia e al marketing. Eh sì, il "biologico" è diventato un gran giro d'affari, tant'è che dal 2008 i consumi in generale si sono contratti, mentre la spesa per il "bio" è andata sempre aumentando. L'idea verde muove così tanti soldi che persino McDonald's ha abbandonato il colore rosso del suo logo. Riflettiamoci.

Questo boom - capito leggendo il libro - è stato favorito dalla grande ignoranza della popolazione nell'ambito della chimica. Inoltre, non è da sottovalutare che, per molti anni, la divulgazione scientifica non è esistita o è  rimasta relegata tra gli "interessati" all'argomento. Allora, pensate al titolo del libro: in matematica un'uguaglianza può essere vera oppure falsa. E poi, siamo davvero in grado di distinguere ciò che è naturale da ciò che non lo è?

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