mercoledì 22 ottobre 2014

COSA SUCCEDE SE FAI UNA RISONANZA MAGNETICA INDOSSANDO METALLO?

Chi  è stato sottoposto a imaging a risonanza magnetica (Magnetic Resonance Imaging, MRI) sa che non si devono assolutamente indossare oggetti di materiale metallico potenzialmente ferromagnetico, quali orologi, bracciali, catenine.
Una particolare attenzione deve essere anche posta per accertarsi che il paziente non abbia subito in passato incidenti in seguito ai quali schegge metalliche possano essere rimaste alloggiate nei tessuti, od operazioni chirurgiche che abbiano previsto l'impianto di materiali simili. Oggetti di materiale ferromagnetico immersi in un campo magnetico intenso subiscono infatti forze rilevanti che possono provocarne lo spostamento con conseguente danno ai tessuti, ad esempio nel caso delle schegge che si trovassero vicino a vasi sanguigni.

bibiphoto / Shutterstock.com
Tuttavia, gli incidenti accadono. Nel corso degli anni si sono verificati casi come  frammenti metallici che hanno danneggiato i tessuti dei pazienti e anche bombole di ossigeno nelle vicinanze che hanno colpito il paziente alla testa. Pertanto, un gruppo di scienziati, quando ha sentito parlare di una macchina per la risonanza magnetica che stava per essere smantellata, ha deciso di creare un video dimostrativo sui pericoli conseguenti dall'uso di oggetti magnetici vicino a macchine di risonanza magnetica. Nel video le forze in gioco arrivano a 2000 libre, circa 900 Kg, cioè il peso di una piccola utilitaria. Pensate cosa accadrebbe se queste forze cercassero di strappare qualche frammento metallico dal vostro corpo. 



L'indagine di risonanza magnetica, di per sé,  non comporta pericoli per il paziente in quanto quest'ultimo non è sottoposto a radiazioni ionizzanti come nel caso delle tecniche facenti uso di raggi X o di isotopi radioattivi. 

L'intensità del campo magnetico, tuttavia, è molto elevato e in queste macchine può variare dai decimi di Tesla, per piccole macchine dedicate allo studio delle articolazioni, a 3 T per le macchine attualmente in commercio per scopi diagnostici. Alcune macchine per la risonanza magnetica funzionale attualmente in commercio raggiungono campi di 7 T, mentre nell'ambito sperimentale sono in sviluppo dispositivi da 8 e 9 T.

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