mercoledì 24 settembre 2014

LA CHIMICA DEL COCCIOPESTO E IL SUO IMPIEGO NELLA BIOEDILIZIA (seconda parte)

Da quando questa estate ho letto La bioedilizia e i materiali "green" e ho sentito parlare dell'imbiancatura a calce, ho cominciato a cercare di capirne di più e mi sono imbattuta nel forum italiano calce e da lì nei corsi della rete solare per l'autocostruzione.
Così a ferragosto, mentre gli italiani sognavano il sole, io sognavo di fare il loro corso di intonaco con il cocciopesto.
Ed eccomi qua a inizio settembre, dopo 2 ore di chimica del cocciopesto, a miscelare sabbia, cocciopesto, gomma e cellulosa.
Mi accompagnano in questa avventura bioedile: due ragazzi del mestiere, due che lavorano alla FAO, e un aiuto regista. Tutti alla presentazione dichiarano di star ristrutturando, io no, io son solo curiosa.
Il secondo giorno cominciamo a lavorare nel bagno da ristrutturare.


bagnatura del muro
La preparazione del muro con cocciopesto spesso è già stata fatta, a noi toccano la 2 e 3 mano con un impasto medio e quella finale con l'impasto fine colorato.
Cominciamo a bagnare il muro. Non è facile capire quanto bagnarlo. Ci sembra bagnato, ma il muro assorbe l'acqua e lo asciuga.

 Ho in mano strumenti semplici di cui non so il nome, ma so che è di ferro, così non scalda.
Mi spiegano il movimento, come devo inclinare l'attrezzo, ma come era prevedibile, le prime stesure le faccio a macchie di leopardo, talvolta a strisce di zebra. Mi fan cambiare braccio, ma il risultato non è migliore.

stesura 2° e 3° mano


Per fortuna dopo si passa un rattazzo di spugna rigida per togliere le giunture, coprire i buchi e stendere e far risalire la grana fine. Si rifà il procedimento con la 3 mano e poi si passa un rattazzo di spugna più morbida. I rattazzi van sempre bagnati.







stesura 4° mano
Eccoci alla 4 mano, l'impasto è finissimo, colorato di grigio con la pietra pomice.
E qui riesco a stenderlo senza troppi problemi.
Successivamente si passa una spatola in acciaio per spingere in dentro i granellini.

Poiché lavoriamo in un bagno dobbiamo impermeabilizzare il muro. Cominciamo a passare sul muro una pietra levigata bagnata del sapone di marsiglia nero diluito.
Con una spatola affilata andiamo ad accarezzare il muro e a rimuovere la cremina che si forma e poi lo si riaccarezza con una spatola in plastica. Si tiene da parte la cremina per riempire eventuali buchini.
Le coccole non finiscono qui. Dopo un'oretta si ri-riaccarezza con un nylon.

Ora prepariamo il sapone da spennellare sul muro. Mescoliamo un bicchiere di sapone nero di Marsiglia (per i colori scuri, oppure bianco per i colori chiari) in 6 parti d'acqua. Il sapone accelera il processo di carbonatazione, che salda tra loro i granelli di sabbia e la indurisce.

Eccoci al terzo giorno. Ormai abbiamo acquisito una certa manualità, persino io! Se ieri abbiam fatto un muro, oggi in mezza giornata ne facciamo due.
muro insaponato
Riprendiamo i muri oramai colorati e incominciato a spalmarvi sopra il sapone con un pennello, come se gli stessimo mettendo della schiuma da barba e poi con una spatola di plastica (ricavata da una tanica) togliamo l'eccesso. Si prende la pietra e la si bagna nel sapone e agiamo come prima, finché non assorbe tutto il sapone.
A questo punto il muro è impermeabile.
Dopo un mese si potrà passare la cera sciolta nella trementina, che andrà ripassata dopo 6 mesi.

I ragazzi del mestiere fanno per 2 giorni le domande più impossibili a Danilo Dianti il nostro insegnante, e lui ha una risposta per tutto!
risultato finale, il nostro era grigio
Guardo e riguardo il risultato finale. Le sfumature. gli effetti di luce e non posso pensare che una tecnica, alla fine semplice, completamente naturale, sia stata abbandonata in nome della velocità, di intonaci e colori esclusivamente chimici, e ringraziamo che almeno nei colori non mettono più il piombo.
La domanda che più di frequente si forma nella testa è "ma questo intonaco tiene? dura?". E tu pensi, prima di rispondere, alle cisterne romane che ancora oggi vengono utilizzate e all'ultima volta che hai piantato un chiodo ed è venuto giù un pezzo di muro e rispondi: "si, si tiene, son secoli che tiene!".

anch'io ho ricevuto l'attestato

Mi sento di dover fare dei ringraziamenti. A Daniela Re per le spiegazioni in merito all'uso del cocciopesto nella storia, a Danilo Dianti (l'insegnante) perché è un uomo paziente, preparato e dall'amabile conversazione e a Francesca e i suoi dirimpettai che ci han nutriti e pasciuti durante le pause del lavoro.




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