venerdì 17 gennaio 2014

FESTIVAL DELLE SCIENZE - EDIZIONE 2014: I LINGUAGGI

nona edizione
I linguaggi
dal 23 al 26 gennaio 2014

Qui il programma 

The limits of my language are the limits of my world.
(Ludwig Wittegenstein)

Roma, 17 gennaio 2014. Senza, non potremmo decifrare nemmeno una di queste parole. Anzi, niente di quello che ci circonda. In un certo senso, sarebbe come se il mondo stesso svanisse di colpo: indefinibile, incomprensibile. Perché niente, come il linguaggio, è così intrinsecamente legato alla nostra mente, alla nostra natura. È il nostro segno distintivo: quello che ci rende unici, profondamente umani. Ma è anche uno dei misteri più profondi e sfuggenti della scienza: “Non c’è linguaggio senza inganno”, scriveva Calvino ne Le città invisibili. Perché il viaggio per scoprire i segreti di questo codice complesso che ci permette di comunicare e definire il mondo, conduce ad una Babele di teorie. Che portano dritte all’origine dell’uomo, e poi alle basi di una società dominata dalla comunicazione di massa. Tra dubbi e quesiti che investono la nostra stessa esistenza: come si è evoluto il linguaggio nella storia dell’umanità? Se parliamo lingue diverse, percepiamo la realtà in modo diverso? Come è possibile comunicare infiniti significati con un inventario finito di parole?

Tra analisi scientifica, indagine filosofica e incursioni nella fantascienza che è già qui, prende il via la nona edizione del Festival delle scienze, in programma da giovedì 23 a domenica 26 gennaio all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Il Festival - prodotto dalla Fondazione Musica per Roma, in collaborazione con Codice. Idee per la Cultura - è un’avventura attraverso lectio magistralis, incontri, dibattiti, caffè scientifici, eventi per le scuole, mostre, spettacoli, con i grandi nomi della ricerca scientifica italiana e internazionale. Ma anche con filosofi, storici della scienza, scrittori, esperti, che indagano il significato (anzi, i significati) del codice che ci offre gli strumenti per comprendere l’universo che ci circonda.


Perché è proprio questo, il paradosso affascinante: riuscire ad esplorare con lo stesso rigore metodologico, con gli stessi strumenti matematici e scientifici, un concetto che non potrebbe essere più sfuggente, impalpabile, relativo. L’approccio scientifico al linguaggio, dagli anni Cinquanta in poi, ci ha infatti permesso di studiare in modo nuovo la mente, sulla scia delle ricerche del linguista Noam Chomsky. E ha portato una prospettiva nuova a domande fondamentali: qual è il rapporto tra linguaggio e percezione della realtà? Quali sono le differenze e le somiglianze tra i linguaggi? Cosa ci insegnano le patologie del linguaggio? Che rapporto c’è con la musica? Qual è il ruolo del linguaggio in ambito politico e giuridico? Tutti quesiti ai quali, con questo stesso strumento, relativo, misterioso e imperfetto, bisognerà provare a rispondere.

È proprio il grande linguista Noam Chomsky a spiegare la sua teoria rivoluzionaria sulla grammatica generativa-trasformazionale che ha cambiato per sempre gli studi sulla lingua e le scienze cognitive. Sabato 25 gennaio alle ore 21, Chomsky – introdotto da Andrea Moro – è il protagonista di una serata speciale in Sala Petrassi: Il linguaggio come organo della mente. Per raccontare come è nata la teoria dirompente secondo la quale per comprendere il linguaggio non basta analizzarne la struttura. Ma anche il giorno prima il grande linguista(di cui esce a fine gennaio la raccolta di saggi politici I padroni dell’umanità, Ponte alle Grazie) è in scena per Conversazioni con Chomsky, talk-opera di Emanuele Casale sulle caratteristiche del mondo globalizzato: collettivismo e aiuto reciproco da una parte, competizione e individualismo dall'altra.


Bisogna anche tenere conto del fatto che la grammatica è una competenza innata della nostra mente. E che si concentra su un elemento fondamentale del linguaggio: la creatività. La scienza del linguaggio affonda le sue radici nella filosofia del linguaggio e nelle scienze cognitive: ed è anche il tema dell’incontro che dà il via al festival (dopo l’inaugurazione istituzionale in programma alle 10 di giovedì 23 in Sala Petrassi, a cui partecipano il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Massimo Bray, il Presidente della Regione Nicola Zingaretti e il Sindaco di Roma Ignazio Marino) alle 18. In Sala Petrassi si confrontano Philippe Schlenker, direttore di ricerca all’Istituto Jean-Nicod di Parigi, Luigi Rizzi, professore ordinario di Linguistica generale all’Università di Siena e massimo esponente italiano della grammatica generativa, e il linguista e neuroscienziato Andrea Moro, ordinario di Linguistica generale alla Scuola superiore universitaria Iuss di Pavia, introdotti da Vittorio Bo. Si intitola Frequenze del pensiero e parole onde l'intervento di Alessandro Bergonzoni di domenica 26 gennaio alle 21 in Sala Petrassi.

A tracciare le origini degli studi che hanno trasformato il modo di considerare la lingua e la nostra mente, è La filosofia del linguaggio, venerdì 24 gennaio alle 16 in Sala Petrassi, con Bernhard Nickel del dipartimento di Filosofia dell’Università di Harvard e Jason Stanley, docente all’Università di Yale, introduce e coordina Salvatore Pistoia Reda. Ma come si formano le strutture sintattiche e le rappresentazioni semantiche nel nostro cervello? Per capirlo, bisogna analizzare la magia più incredibile di tutte: quella dei bambini che imparano a parlare. A svelarne il segreto saranno Stephen Crain, direttore del centro di eccellenza sulle aree cognitive e relativi disturbi della Macquarie University, e Jesse Snedeker, docente di Psicologia ad Harvard, domenica 26 gennaio alle 15 in Sala Petrassi con il dialogo, introdotto da Francesca Foppolo, Tra appreso e innato: come emerge il linguaggio dei bambini.

Per scoprire le aree del cervello interessate quando parliamo e i meccanismi che entrano in gioco, gli scienziati hanno spesso ragionato per negazione: cosa succede quando un’area non funziona come dovrebbe? Ecco, allora, che entrano in gioco Genetica e patologie del linguaggio, analizzate da Alfonso Caramazza, professore di neuropsicologia all’Università di Harvard, e Simon Fisher, genetista e neuroscienziato direttore del Max Planck Institute di Nijimegen, presentati da Stefano Cappa, sabato 25 gennaio alle 11 in Sala Petrassi.

Ma cosa significa, davvero, parlare lingue diverse? In che misura questa differenza linguistica plasma le nostre menti e la nostra cultura, se non la stessa percezione della realtà? A tracciare la Storia e geografia dei linguaggi sono Asya Pereltsvaig, autrice di Languages of the world: an introduction, pubblicato dalla Cambridge University Press, in dialogo con Martin Lewis, docente di storia alla Stanford University domenica 26 gennaio alle 17 in Sala Petrassi. Per poi esplorare la somiglianza profonda che accomuna le lingue all’apparenza più diverse, con il dialogo di venerdì 24 gennaio alle 18 in Sala Petrassi, La diversità e l’unità profonda dei diversi linguaggi, con il linguista Mark Baker, autore di Gli atomi del linguaggio (Hoepli), e Lisa Matthewson, docente di linguistica alla British Columbia, introduce e coordina Ivano Caponigro.

Il viaggio nei meandri della parola porta a scomporne le parti, per comprendere I suoni, i segni e le forme del linguaggio, sabato 25 gennaio alle 16 in Sala Petrassi con Andrew Nevins, professore di Linguistica all’UCL, e Diane Lillo-Martin, docente di Linguistica all’Università del Connecticut (presenta e coordina Kyle Johnson). A perdersi tra Costruzione del senso e logicità naturale (sabato 25 gennaio alle 18 in Sala Petrassi) con Gennaro Chierchia, docente di Linguistica ad Harvard, e Chris Kennedy dell’Università di Chicago, introdotti da Jacopo Romoli. Fino a ipotizzare algoritmi e programmi in grado di riprodurlo e imitarlo, in Il linguaggio degli umani e quello delle macchine, l’atteso incontro di domenica 26 gennaio alle 12 in Sala Petrassi con Tomaso Poggio, direttore del Laboratorio di Intelligenza Artificiale al MIT di Boston, e Stuart Shieber, professore di Linguistica computazionale all’Università di Harvard.

Ma il fascino del linguaggio è proprio nella sua duttilità, nel saper permeare le arti e le discipline più varie: dalla forza dell’immagine nella fotografia, domenica 26 gennaio alle 16 in Teatro Studio con Armin Linke (presentato da Marco Cattaneo), al rapporto identitario profondo tra linguaggio e musica, domenica 26 gennaio alle 10.30 in Sala Petrassi con il linguista del MIT di Boston David Pesetsky (introduce Mara Frascarelli). Dal linguaggio della ricerca scientifica, di cui discute, venerdì 24 gennaio alle 15 in Teatro Studio, Pierluigi Antonelli (presidente ed amministratore delegato di MSD Italia), l’economista Claudio De Vincenti, gli oncologi Francesco Cognetti e Silvio Monfardini, insieme a Bruno Manfellotto dell’Espresso e con la partecipazione straordinaria del Sindaco di Roma Ignazio Marino (introdotti e coordinati da Daniela Minerva), a quello della sessualità con la lectio della filosofa Nicla Vassallo (presenta Vittorio Bo) in programma venerdì 24 gennaio alle 17 in Teatro Studio. Fino ai paradossi delle esplorazioni spaziali con la lectio Imparare dalla luna. Per una nuova estetica dell’era spaziale del filosofo Stefano Catucci, introdotta dal giornalista Paolo Conte, sabato 25 gennaio alle 11.30 in Teatro Studio.

Il linguaggio è la struttura stessa della società in cui viviamo: capace di essere medium e messaggio allo stesso tempo, soprattutto quando si tratta di giustizia, tema che è affrontato da Lawrence Solan, direttore del Law School’s Center for the Study of Law, Language and Cognition di Brooklyn, domenica 26 gennaio alle 19 in Sala Petrassi (introduce Jacopo Romoli). Ma, soprattutto, assume diversi registri e modalità espressive. E così è il Festival, dove saranno presentati diversi eventi spettacolari, come Conversazioni con Chomsky: talk-opera per ensemble strumentale, voce, elettronica e immagini di Emanuele Casale, con la partecipazione, oltre allo stesso Chomsky, del Parco della Musica Contemporanea Ensemble diretto da Tonino Battista (venerdì 24 gennaio alle 21 in Sala Sinopoli). E le conversazioni semiserie dei Caffè scientifici (ogni giorno alle 18.30 al BArt caffetteria dell’Auditorium, introdotti da Andrea Grignolio): Piccola grammatica immorale della lingua italiana giovedì 23 con il linguista Andrea De Benedetti, Linguistica fantastica e lingue immaginarie, venerdì 24 con Paolo Albani, scrittore e direttore di Tèchne, rivista di bizzarrie letterarie e non; Discorsi bestiali: linguaggio, coscienza, diritti animali, con il neuroscienziato Augusto Vitale e lo scrittore e filosofo Felice Cimatti, in programma sabato 25 gennaio. E L’incomprensione linguistica con Tullio De Mauro, domenica 26 gennaio. Perché il linguaggio non finisce di riservare sorprese. Soprattutto quando parla di se stesso.

Ricco il programma per le scuole, patrocinato da Roma Capitale - Assessorato alla Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità, che inaugura giovedì 23 gennaio con due appuntamenti dedicati agli studenti delle superiori: alle 10 in Teatro Studio il fisico Valerio Rossi Albertini è protagonista dell’incontro La scienza? Io la racconto così (a cura del CNR), mentre Roberto Vecchioni terrà una lezione su parole e musica (Sala Petrassi, ore 10.30). Venerdì 24 in Sala Petrassi alle 10 ci sarà invece Di parole non si muore. Capriole linguistiche e parole tabù, a cura di Silvia Ceriani e Serena Fumero, un viaggio tra le parole che non si pronunciano mai, tra sinonimi ed eufemismi. Per tutta la mattina di giovedì 23 e venerdì 24, dalle 9.30 alle 13 in Sala Ospiti, i ragazzi delle scuole medie possono allenarsi in una vera e propria palestra della punteggiatura, il laboratorio Una virgola salva la vita, a cura di Anna Boario e Davide Coero Borga. Venerdì 24 gennaio allo Studio 3 alle 10.30, gli studenti delle superiori si trasformano invece in giornalisti, seguendo tutte le fasi della lavorazione di una notizia scientifica nel laboratorio Ansa Scienza Lab, condotto da Enrica Battifoglia e Leonardo De Cosmo (a cura di Agenzia Ansa), per poi mettersi alla prova intervistando i protagonisti del Festival.



Per tutta la durata del Festival, nel Foyer dell’Auditorium, è possibile divertirsi con le parole, protagoniste di tre exhibit: si può giocare a trovarne più che si può in Parole3 - Parole al cubo (a cura di Codice. Idee per la cultura); oppure indovinare le definizioni con Curiosity Language o esplorare le traduzioni possibili grazie ad algoritmi e nuove tecnologie in Translate language (a cura di Hic ad Hoc). E ci si può confrontare sul mondo dell’infinitamente piccolo con Nanopinion (Monitoring public opinion on Nanotechnology in Europe), un progetto europeo coordinato da ECSITE, il network europeo dei Science Center e dei Musei Scientifici (a cura di Explora. Il museo dei bambini di Roma) in cui il pubblico potrà fare domande – e trovare risposte – sulle nanotecnologie. Il Foyer ospita anche l’installazione sonora permanente Sound Corner, un angolo del suono con una programmazione periodica mensile destinata ad accogliere brani sonori di artisti sempre diversi, proposti di volta in volta da curatori, artisti e istituzioni. Protagonista a gennaio Chris Mann con il brano Watching words change meaning del 2010. Nello spazio AuditoriumArte è invece allestita l’installazione multicanale L’Enigma Casanova di Young-Hae Chang Heavy Industries curata da Anna Cestelli Guidi (in collaborazione con l’Ambasciata della Corea a Roma).

Ai laboratori e agli exhibit si aggiunge quest’anno un ciclo di proiezioni in Sala Ospiti (con ingresso gratuito fino a esaurimento posti): Segna con me di Chiara Tarfano e Silvia Bencivelli, un documentario sulla LIS, Lingua dei Segni Italiana in programma giovedì 23 e venerdì 24 gennaio alle 14.30 e sabato 25 alle 15 (sabato, a seguire, un incontro con le autrici e con Valentina Foa, una delle interpreti del documentario, e con Virginia Volterra del CNR); il cortometraggio sull’Alzheimer Il sorriso di Candida (regia di Angelo Caruso, a cura di CNR) in programma giovedì 23 e venerdì 24 alle 15.30 e domenica 26 alle 15 (domenica, a seguire, un incontro con il regista e la psicologa Sara Mondini); il film Temple Grandin. Una donna straordinaria, che racconta la storia di una delle donne autistiche più famose (regia di Mick Jackson) giovedì 23 e venerdì 24 alle 16 e sabato 25 alle 17; il film Nell (regia di Michael Apted, con Jodie Foster) in programma giovedì 23 e venerdì 24 alle 18 e domenica 26 alle 16.30.

Anche per questa nona edizione del Festival delle Scienze, infine, i microfoni di Radio3 Scienza tornano all'Auditorium Parco della Musica di Roma per dare voce, con collegamenti quotidiani dal 24 al 26 gennaio, ai suoi protagonisti.

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