mercoledì 4 settembre 2013

NEUROIMAGING: ANGELO MOSSO PASSA IL TESTIMONE A STEFANO SANDRONE

Cosa è il neuroimaging? Quell'insieme di tecnologie  in grado di misurare il metabolismo cerebrale, al fine di analizzare e studiare la relazione tra l’attività di determinate aree cerebrali e specifiche funzioni cerebrali, ha fatto breccia tra i ricercatori. 
Fino a riportare a galla la scoperta targata Angelo Mosso, relativa alla bilancia per pesare le emozioni, pionieristico strumento di ricerca inventato in Italia cent’anni fa. 

Uno studio di Stefano Sandrone, Daniela Perani e Gianvito Martino dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e del centro NeTS dello IUSS Pavia, in collaborazione con altri neuroscienziati italiani dell’Università degli Studi di Torino, del King’s College di Londra e della University of California di Los Angeles, è stato pubblicato dalla Oxford University Press su Brain, una delle più importanti riviste di neurologia. 

Punto di partenza le ricerche ereditate da Angelo Mosso, elevandolo a pontefice degli migliori virtù in campo di neuroscienze e neurologia. È  Mosso ad averci regalato la convinzione altamente dimostrata secondo cui quando pensiamo o proviamo emozioni aumenta il flusso di sangue al cervello. (Gravità Zero, maggio 2013)

Il seguito?  Prende le mosse dalle nuove tecnologie e strumentazioni che permettono di visualizzare meglio, sebbene con alcuni limiti spaziali e temporali, il cervello durante l’attività cognitiva, emotiva e mentre riposa. 
Di seguito l'intervista a Stefano Sandrone.

1. Come è nato lo stimolo per studiare le ricerche di Angelo Mosso?

La prima volta in cui ho sentito parlare di Angelo Mosso è stata durante una lezione di neuroscienze. Qualche mese dopo la lezione ho iniziato a cercare i manoscritti: brano dopo brano aumentavano sia il mio stupore verso questa strana bilancia che la passione, già molto grande, per le neuroscienze.

2 .Perché è importante questo studio?

E’ importante perché, per la prima volta, abbiamo commentato alcuni manoscritti originali di Mosso e fornito la traduzione in inglese di un suo testo del 1884. Un capitolo finora mancante e destinato a cambiare la storia delle neuroscienze.

3. Quali differenze ci sono tra gli studi di Angelo Mosso e la vostra ricerca (a 130 anni di distanza)? Cosa sono le tecniche di neuroimaging e come sono state utilizzare nell'ambito dell'esperimento al San Raffaele, Pavia e Università di Torino?

Le differenze tra gli studi di Mosso e le ricerche attuali nel panorama neuroscientifico sono meno marcate di quanto si possa immaginare. Cambia la tecnologia, ma le idee di fondo restano le stesse. Oggi sarebbe impensabile costruire artigianalmente uno strumento del genere, ma grazie alla ricerca scientifica abbiamo tecniche di neuroimaging come la risonanza magnetica funzionale (fMRI) e la tomografia ad emissione di positroni (PET) che grazie a tecnologie come queste siamo quindi in grado di studiare, ad esempio, i correlati neurali della coscienza e scoprire dove sono custodite le nostre memorie nel cervello, analizzare cosa accade nel cervello di un ragazzo bilingue che ‘salta’ da un idioma all’altro e disegnare i limiti della sintassi tra i neuroni. Andando oltre gli utilizzi sperimentali, le tecniche di neuroimaging sono indispensabili in ambito clinico per la diagnosi e la prognosi delle malattie cerebrali

4. Come nasce la collaborazione con il King’s College di Londra e con l'University of California di Los Angeles?

Grazie all’interesse che ho da sempre nei confronti delle ricerche svolte dal Professor Marco Catani del King’s College di Londra, che sarà il mio supervisor del dottorato a partire da ottobre, e dal Professor Martin Monti della UCLA.

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