mercoledì 30 gennaio 2013

IL MINISTRO DEGLI INTERNI ITALIANO HA CHIESTO (E OTTENUTO) L'ACCESSO AI PROFILI FACEBOOK...

... È UNA BUFALA.

Secondo un messaggio che circola ormai da mesi sul social network di Zuckerberg, il Ministero degli Interni italiano avrebbe avuto accesso agli account di Facebook senza specifico mandato della Magistratura, ma la notizia è falsa: si tratta più semplicemente di un hoax, una variante delle catene di Sant'Antonio.


Per rendere più credibile la notizia, è stata aggiunta la bufala sulla privacy di Facebook.

Nei vari post diffuse dagli utenti si legge testualmente:
 "IL MINISTRO DEGLI INTERNI ITALIANO HA CHIESTO (E OTTENUTO) L'ACCESSO AI PROFILI FB. QUINDI COPIA-INCOLLA IL SEGUENTE MESSAGGIO. Dichiaro quanto segue: Qualsiasi persona o ente o agente o agenzia di qualsiasi GENERE , struttura governativa o privata, NON HANNO IL mio permesso (tranne su richiesta esplicita e con consenso mio personale) di utilizzare informazioni sul mio profilo, o qualsiasi parte del suo contenuto compaia nel presente, compreso ma non limitato alle mie foto, o commenti sulle mie foto o qualsiasi ARGOMENTO pubblicata nel mio profilo o diario."

"Sono informato che a tali strutture è strettamente proibito divulgare, copiare, distribuire, diffondere o raccogliere informazioni o intraprendere qualsiasi altra azione riguardante o contro di me tramite questo profilo e il contenuto dello stesso. Divieti precedenti si applicano anche ai dipendenti, stagisti, agenti o qualsiasi personale sotto la direzione o il controllo di dette entità. Il contenuto di questo profilo è privato e le informazioni in esso contenute sono riservate al circolo di persone alle quali esso è destinato."

"La violazione della mia privacy è punita dalla legge. CC - 1 - 308 -1-103. Facebook è ora un'entità quotata in borsa PERTANTO RESA PUBBLICA AZIENDA QUINDI SOTTOPOSTA AD OBBLIGO DELLA LEGGE SULLA PRIVACY. Siete tutti vivamente consigliati di pubblicare un bando tipo questo, o se preferite, copiare e incollare direttamente questa versione. Non pubblicare tale dichiarazione almeno una volta, permette indirettamente l'uso di oggetti quali immagini e informazioni contenuti nei vostri aggiornamenti di stato pubblici...."

Questa notizia è stata smentita a più riprese anche dalla Polizia Postale (vedi post del 4 settembre 2011 e del 18 ottobre 2012).

La sicurezza dipende in parte dalle nostre impostazioni sulla privacy e in larga misura dal nostro comportamento sul web.  Come illustra questo ormai celebre Spot Belga, basato sull'ingenuità della gente quando utilizza i social network.


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