domenica 2 settembre 2012

DUE GIOVANI CERVELLI IN FUGA: GRAVITA' ZERO INTERVISTA MICHELE FILANNINO E MARILENA DI BARI

Il 17 agosto 2012 è stata una bellissima giornata. Siamo partiti da Benevento alle 9:30 e alle 11:30 siamo giunti a Barletta, per incontrare Michele e Marilena. Dopo un giro turistico della città, davvero splendida fra un sole pieno, un centro molto interessante ed un mare ampio sull'orizzonte, ci siamo seduti a tavola. Giunti al caffè abbiamo cercato di capire perché può essere opportuno andare a studiare all'estero. Qui di seguito riportiamo l'intervista, preceduta da una breve nota biografica.


MICHELE FILANNINO: 27 anni, laurea magistrale in Informatica e Intelligenza Computazionale (Università degli studi di Bari “A. Moro”). Attualmente dottorando in Computer Science (University of Manchester, UK).

MARILENA DI BARI: 27 anni, laurea specialistica in Traduzione tecnico-scientifica (Università degli studi di Bari “A. Moro”). Attualmente dottoranda in Lingue Moderne presso il Centre for Translation Studies (University of Leeds, UK).

Com'è maturata l'idea della fuga?

Michele Filannino
Michele: L’idea c'è sempre stata. All'università studiavo già su testi in inglese, quindi mi sarebbe piaciuto studiare direttamente con i docenti che avevano scritto quei libri. Quel sogno è diventato concreto quando ho vinto il concorso per le idee innovative Working Capital nella sezione giovani ricercatori. Con quella borsa di studio avevo finalmente le “spalle coperte” per fare il salto.

Marilena: Avendo studiato lingue avrei già voluto fare la specialistica all'estero, ma poi per una serie di motivi sono rimasta a Bari. Finita la tesi in inglese e russo, mi è venuto il desiderio di approcciarmi alla linguistica computazionale. Si tratta di un ramo della linguistica che utilizza strumenti automatici per l'analisi del testo, in parole povere l'informatica che dà una mano alla traduzione. Purtroppo non c'era possibilità di rimanere a Bari, né di iscriversi a Trento o Pisa, dove i requisiti erano o la laurea in informatica o quella in linguistica computazionale. Il problema è che questa è una disciplina innovativa che si trova un po' al confine. In Italia è collegata all'informatica, mentre in Inghilterra è legata alla linguistica.

Come si sceglie la destinazione di fuga, posto che si è deciso di evadere?

Michele: Si fa un'analisi di una serie di località rilevanti per il proprio indirizzo di ricerca. Normalmente lo sbarramento è altissimo, così le preferenze iniziali vanno ponderate con le reali possibilità di accesso. In generale ho considerato la scelta come un'esperienza di vita, non solo di studio. Una delle primissime scelte è stata quella della lingua. Io non avevo dubbi sull'inglese: le altre lingue sarebbero state per me totalmente nuove. Ho scelto il Regno Unito per questo e per la sua lunga tradizione di ricerca scientifica.

Marilena Di Bari
Marilena: Condivido quanto detto da Michele. A me sarebbe piaciuto andare in Russia: studiare linguistica computazionale in russo sarebbe stata una delle migliori scelte. Tuttavia, proprio perché io e Michele stiamo insieme, abbiamo cercato un compromesso. Ha avuto anche un peso rilevante nella scelta l'accoglienza da parte dell'università.

Come si procede praticamente nella fuga?

Michele e Marilena: Scelta la nazione (o le nazioni), si identificano i principali gruppi di ricerca. Talvolta (il caso di Marilena – n.d.r.) si punta a lavorare direttamente con un particolare docente: un professore molto famoso per i suoi innumerevoli contributi scientifici nel campo della linguistica computazionale. Nel caso di diversi dipartimenti, è possibile analizzarli mediante un piccolo foglio elettronico (il caso di Michele – n.d.r.) che ha per righe i dipartimenti e per colonne le caratteristiche più importanti: fama del gruppo di ricerca, cortesia, disponibilità, classifica RAE, rapidità di risposta, impressione del sito web. Alla fine viene fuori una lista ordinata di dipartimenti. Non è infallibile, ma aiuta a dare un’idea di massima. Sul sito web di ogni università si trova una sezione dedicata alle application, ovvero le domande di iscrizione per un posto di dottorato. Le scadenze, in generale, sono simili tra loro, ma le modalità non sempre sono uguali. Le università alle quali abbiamo sottoposto una richiesta richiedevano tutte: certificazione per la lingua Inglese (IELTS Academic nel nostro caso) con uno sbarramento sul punteggio, documenti italiani tradotti e giurati e una proposta di ricerca articolata in un documento di lunghezza non inferiore a 5 pagine. Molto spesso i professori contattati ci hanno intervistati informalmente tramite Skype per capire se ci fosse o meno affinità sui temi di ricerca.

Su cosa si basa il vostro progetto di ricerca?

Michele: Lavoro nell’area di Text Mining che si occupa di studiare come estrarre conoscenza da testi scritti. In particolare, lavoro su dati clinici scritti in lingua inglese e il mio obiettivo è di studiare nuovi algoritmi di estrazione della conoscenza di tipo temporale: ad esempio il giorno in cui il paziente è stato ammesso in ospedale, quando è entrato in sala operatoria, quando è stato dimesso. Il risultato è una rappresentazione temporale comprensibile da un computer relativa alla cartella clinica di ogni paziente. Questo tipo di studio è fondamentale per il sistema sanitario nazionale che può calcolare l’efficacia di una particolare terapia rispetto a una precisa malattia. E’ anche possibile generare un modello su come una malattia evolve in funzione del trattamento.

Oggigiorno le cartelle cliniche non sono tutte conservate in formato digitale e l’attività di scoperta dell’efficacia dei trattamenti è ristretta all’esperienza dei singoli medici. Il mio lavoro serve a rendere questa attività globale, immediata e automatica. Ad esempio, in una frazione di secondo, posso scoprire che nel 98% delle cartelle cliniche dei pazienti diabetici che registrano un miglioramento del loro stato di salute c’è il riferimento ad uno stesso farmaco. Naturalmente il fine della mia ricerca non è sostituire il medico, ma supportarlo. Si tratta di individuare automaticamente correlazioni significative dal punto di vista statistico da sottoporre ai medici che, in funzione della loro conoscenza, sono in grado di stabilirne la rilevanza scientifica.

Marilena: Mi occupo di Sentiment and Emotion Analysis, ovvero rilevare automaticamente nei testi le espressioni che manifestano connotazioni ed emozioni, per poi classificarle. Laddove un tempo le aziende commissionavano analisi a campione per conoscere il gradimento dei consumatori (costosissime e saltuarie), ora si può fare automaticamente utilizzando i commenti relativi ad un determinato prodotto o servizio che gli utenti spontaneamente condividono sul Web. Ad esempio è possibile analizzare il commento “Hotel buono, ma servizio cattivo” e capire cosa viene giudicato positivamente (hotel) e cosa negativamente (servizio dell’hotel); in entrambi i casi è importante capire anche in quale misura. Mi occupo di studiare queste tecniche contemporaneamente in italiano, inglese e russo.

Com'è la vita da ricercatore in Gran Bretagna? Limitiamoci a tre cose ottime e tre cose pessime.

Da sinistra: Marilena Di Bari, Walter Caputo, Rossano Caputo,
Luigina Pugno, Michele Filannino
Michele: Le cose ottime? Prestigio, nel senso di credibilità accademica e scientifica. Quantità di opportunità di lavoro e ricerca. Esperienza: si lavora tanto, si impara tanto. Quelle pessime, invece…beh senz’altro cibo, clima, insomma non è l'Italia (nostalgia – n.d.r.).

Marilena: Allora, le cose ottime…direi possibilità di crescita, competenza dei docenti, professionalità di docenti e colleghi. Tra quelle pessime senza dubbio inserisco la mancanza di un gruppo di ricerca (che viene sostituita da seminari di studenti per studenti, incoraggiati dai docenti), gli spostamenti (trasporti) e il costo della vita.

Insomma, come sempre, c'è il rovescio della medaglia. Auguriamo a Michele e Marilena un “in bocca al lupo” nella speranza di rivederli presto per una nuova intervista sul loro lavoro.

Walter Caputo & Luigina Pugno

N.B.: tutte le foto sono state scattate da Walter Caputo. Quella di gruppo è stata realizzata all'interno del Castello di Barletta.

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