giovedì 12 luglio 2012

E ORA... "CI METTIAMO LA FACCIA!"

Osservate queste due immagini. Si tratta di una foto presa sulla tratta del treno Castellamare di Stabia - Benevento da uno dei nostri redattori.  L'immagine non è stata ritoccata.

PERCHÉ VEDIAMO UN VOLTO UMANO? 
Chi saprà dare la spiegazione scientificamente più chiara e convincente vincerà uno dei libri indicati nell'elenco più in basso.  Scrivete la vostra soluzione in un commento in fondo alla pagina.

IL VINCITORE
AGGIORNAMENTO del 19 LUGLIO
Il lettore che si è avvicinato di più alla spiegazione corretta  (e il primo a fornirla in ordine di tempo)  è Simone, che ha sottolineato le due caratteristiche fondamentali: 1) che il nostro cervello riconosce primariamente i volti; 2) l'importanza del contrasto







IL PREMIO
Il vincitore di questa prova potrà scegliere uno tra i 4 seguenti titoli.

TERMINE DEL GIOCO 
Ore 24 del mercoledì 18 luglio 2012 


SPIEGAZIONE DELL'EFFETTO 
La percezione delle facce è un noto risultato dell'evoluzione biologica del nostro cervello, in particolare una piccola popolazione di neuroni con risposte selettive ai volti (descritti per la prima volta nel 1972) [1]
L'evoluzione ha permesso lo sviluppo di questa capacità specifica di riconoscimento, che non è esclusiva dell'uomo ma si presenta evidente anche in alcuni animali come gli scimpanzé. 
Una spiegazione tipicamente evolutiva è da fare risalire, probabilmente, a una capacità sviluppata con lo scopo di difendersi dai predatori: se nel mezzo di una foresta o di un gruppo di arbusti riconosco velocemente il volto di un animale pericoloso, ho più probabilità di mettermi al riparo o di contrattaccare. La capacità di riconoscere le facce si sviluppa fin dalla più tenera età, in aree specifiche del cervello.

L'analisi ed il ricordo dei volti rappresenta una competenza cognitiva fondamentale nei primati. In molti primati, la sensibilità olfattiva è infatti molto minore rispetto a quella di altri gruppi di vertebrati e la visione è la modalità cruciale per la comunicazione sociale. L'informazione visiva relativa ai volti veicola quindi una grande quantità di informazioni critiche riguardo agli altri individui, la loro posizione sociale, il loro stato emozionale e le loro intenzioni. [2]

In effetti una delle cose forse più sconcertanti è legata alla nostra capacità di percepire non solo i volti, ma anche le "intenzioni" e gli stati d'animo che si rivelano con le facce percepite in oggetti inanimati 
Cosa che troviamo espressa nella bella raccolta di immagini di questo blog FACES IN PLACES http://facesinplaces.blogspot.com/

Rubinetto "perplesso" da moonbird's Flickr stream


Anche un fenomeno insolito connesso con i volti, l'effetto dell'inversione, è stato portato come prova a favore della teoria che le facce siano oggetti speciali. Guardate il volto del dipinto di Giuseppe Arcimboldo e cercate di riconoscerlo nell'orientamento di sinistra. Quando capovolgiamo l'immagine l'effetto è sorprendente. 




Quando si osserva lo stimolo orientato nel modo giusto il riconoscimento è immediato, mentre risulta difficile quando la figura è capovolta. Questo effetto non è limitato agli essere umani. Anche per gli scimpanzé è più facile riconoscere le facce di altri scimpanzé quando le vedono nell'orientamento corretto.

Fatto interessante, negli scimpanzé non si osserva l'egfetto dell'inversione quando si mostrano loro facce di primati di altre specie (scimmie cappuccine), o un insieme di oggetti inanimati (automobili). 
Secondo una delle interpretazioni proposte, l'effetto sarebbe dovuto all'impossibilità di usare con le facce capovolte il sistema specializzato nell'elaborazione dei volti. Ciò implicherebbe il ritorno a una modalità di processamento più analitica, con la scomposizione nelle diverse parti.

Le facce capovolte costituiscono lo stimolo di controllo perfetto per valutare se la percezione dei volti è di qualità speciale. 

PROSOPOAGNOSIA
Chi soffre di prosopoagnosia può avere difficoltà a riconoscere il volto sia di personee note che sconosciute. Un paziente  con lesioni occipitali bilaterali non ricosceva più non soltalto la moglie. ma ache una persona a lui ancora più nota: se stesso (Pallis 1955). Per citare le parole di questo paziente: "Al club ho visto uno sconosciuto che mi fissava e ho chiesto al cameriere chi fosse. Adesso riderà di me. Stavo vedendo me stesso in uno specchio". 

Un episodio analogo è descritto nell'ottimo libro di Oliver Sacks "L'uomo che scambio sua moglie per un cappello". 

Tra le persone più note al pubblico sofferente di prosopoagnosia c'è lo scrittore Luciano De Crescenzo



Approfondimenti

Un testo divulgativo molto stimolante e scorrevole da leggere è il libro di Oliver Sacks "Luomo che scambiò sua moglie per un cappello"

I seguenti sono testi utilizzati nei corsi universitari di Neuroscienze 

[1]
Zigmond, Bloom, Landis, Roberts, Squire
NEUROSCIENZE COGNITIVE COMPORTAMENTALI 
EDISES, Napoli, 2001

[2]
Gazzanigam, Ivry, Mangun
NEUROSCIENZE COGNITIVE 
ZANICHELLI, Bologna, 2005

Galleria di immagini di oggetti inanimati con riconoscimento delle facce
FACES IN PLACES http://facesinplaces.blogspot.com

22 commenti:

Marco ha detto...

L'effetto si chiama pareidolia, instintivamente e autonomamente cerchiamo e troviamo forme familiari, specialmente figure e volti umani. Classici esempi sono la visione di volti umani nelle nuvole, questa volta nel sedile del treno :)

Anonimo ha detto...

correrò il rischio di dare la spiegazione più semplicistica della storia, ma mi prendo il rischio: è possibile che l'ultima persona che abbia occupato il posto a sedere, abbia riposato per un bel pò in una posizione lombare tale da aver lasciato impresso il segno della colonna vertebrale e delle fasce muscolari? potrebbe essersi addormentata poggiandosi sul finestrino..troppo banale giusto? :) e vabbè

Anonimo ha detto...

mi sembra la raffigurazione del viso di Pulcinella ... quindi è ovviamente un "segreto di Pulcinella"! ;-)

Simone ha detto...

Una parte del cervello umano si è evoluta appositamente per distinguere volti, in particolare se ne occupano i neuroni della regione giro fusiforme. Pochi elementi sono sufficienti a darci l'impressione di essere davanti ad un volto umano ma al contrario di quello che ci si aspetta, gli elementi fondamentali non sono occhi, naso, bocca nella loro struttura complessa ma piuttosto il rapporto tra le zone di luce e le zone d'ombra. La bocca si trova nei 2/3 inferiori del volto ed è sempre più scura delle guance. Gli occhi nei 2/3 superiori sono sempre più scuri della fronte. È anche vero che potremmo invertire queste zone di luce/ombre e vedere senza problemi un volto in negativo.

Evidentemente è molto importante per l'uomo riconoscere la presenza di un volto ed è meglio vederlo una volta di troppo che rischiare di non vederlo, ecco perché questa nostra capacità è cosi affinata da farci vedere volti anche dove non ce ne sono.

Simone

Stefano Petroni ha detto...

Ovviamente vediamo un volto umano per quella che si chiama pareidolia che è la tendenza a ricondurre a forme note oggetti o profili dalla forma casuale. E' lo stesso meccanismo che ci porta a vedere immagini nelle nuvole o nel fumo. Lo stesso meccanismo che ci porta a vedere bilance, gemelli, carri, croci e così via nel cielo stellato.

Luciano Crispoldi ha detto...

La tendenza ad introdurre collegamenti fra cose non correlate, stabilire connessioni laddove sembra che non vi sia che caso e caos va sotto il nome di Apofenia. Una forma particolare di questo fenomeno è la Pareidolia in cui associazione si manifesta in special modo verso le figure e i volti umani. Le nostre menti sono “programmate” per vedere volti e forme umane, infatti l'attitudine a riconoscere volti è da attribuire alle esperienze visive fatte da bambini. Queste non vanno perdute ma si “riattivano” da adulti.
Va detto che non tutte le immagini facciali sono uguali ma differiscono per vari parametri che possono essere distinti in intrinseci ed estrinseci:
Gli "intrinseci" sono ad esempio le caratteristiche proprie del volto, come la forma, mentre per "estrinseci" intendiamo, ad esempio, la geometria
della scena e la direzione e l'intensità dell'illuminazione.
Il cambiamento di uno di questi parametri, valutati anche dai moderni algoritmi di "fitting" per il riconoscimento facciale, può favorire o meno qusto fenomeno.

Anna ha detto...

vediamo un volto umano a causa della pareidolia, dal greco [para] simile e [eidolon] immagine.Si tratta di un processo psichico che porta a trasformare delle forme casuali in forme note, soprattutto figure e volti umani. La pareidolia avviene quando si riconosce un volto umano o una figura di un animale nella forma strana di una nuvola, ad esempio.

bruna (laperfidanera) ha detto...

Anch'io penso si tratti della pareidolia (non ne conoscevo il nome, grazie ai commentatori precedenti!), unita al fatto che tendiamo a completare con la mente quello che vediamo incompleto, come quando leggiamo un testo dove mancano alcune lettere o un disegno in cui mancano alcuni tratti. Non so come si chiami questo secondo fenomeno, ammetto la mia ignoranza, del resto rispondo non per partecipare a un concorso ma solo per giocare anch'io! ;-)

enrico ha detto...

Non credo che sia un fenomeno di illusione ottica o pareidolia. Forse la spiegazione è più semplice di come pensate. Conosco i materiali usati nei sedili dei treni, sono dei materiali soffici e che possono assumere la forma di un corpo che viene compresso su di loro. Poi dopo poco tempo ritornano allo stato neutro. Quindi probabilmente un burlone ha appoggiato per alcuni secondi la sua faccia sullo schienale, si è spostato indietro ed ha scattato la foto prima che la gomma piuma e la fintapelle ritornino allo stato neutro. Una prova di questo è la forma del naso della presunta faccia che sembra effettivamente schiacciato su se stesso. Fate una prova se non ci credete.

Cristiano ha detto...

Come detto da altri lettori, si chiama "pareidolia" (dal greco immagine simile); è la tendenza dell'uomo a ricondurre le forme a qualcosa di già noto. Si ipotizza che tale peculiarità sia fortemente sviluppata per riconoscere volti umani ed animali, e che favorisca a riconoscere situazione di pericolo e, considerazione personale, a riconoscere i propri simili, favorendo la conservazione della specie.
Ci sono tantissimi esempi comuni, come ad esempio il volto triste della luna piena, oppure la più recente sfinge di Marte, ma cercando su google immagini ne potete trovare di straordinarie, una simpatica è la feta biscottata che ha il volto di Cristo.
Ovviamente ne è stato tratto profitto anche dalle industrie col marketing, immaginate lo "smile" o i vari sofficini che "sorridono"

ross ha detto...

Perchè il nostro cervello è abituato a riconoscere volti umani ovunque.

nicola bianco ha detto...

per tanti MILIONI di anni ci siamo massacrati tra Esseri umani in modo così orribile e feroce che sono sopravissuti solo coloro in grado di distinguere tempestivamente le facce amichevoli da quelle sconosciute e minacciose.
Noi.

Anonimo ha detto...

secondo me, e anche terzo me, si tratta di illusioni ottiche; come per es, l'immagine in bianco e nero che mostra o un calice, o due profili di volti uno di fronte all'altro: dipende da come si guarda e da cosa si vuole vedere. Personalmente ho faticato un po' a riconoscere, tra le onbre del sedile, la faccia di ET (col naso rotto)!

orazio nardulli ha detto...

NEL CERVELLO ESISTE LA PREDISPOSIZIONE NELLA ZONA DEL GIRO FUSIFORME DI SINISTRA DI RICONOSCERE INIZIALMENTE TRA VARIE COSE ANCHE IMMAGINI DI VOLTI CHE UNA VOLTA MARCATI ,IMMEDIATAMENTE DOPO VENGONO CONFERMATE DAL GIRO FUSIFORME DESTRO...

lorenzo.c ha detto...

L'effetto è noto con il termine pareidolia. In seguito all'evoluzione, il cervello umano si è adattato per ricercare schemi e regole di ordine anche in ciò che apparentemente è disordinato; è per questo che nelle nuvole si riconoscono varie forme come volti, draghi o quant'altro.
A ciò va aggiunta la naturale predisposizione a cercare altri volti umani, e per una strana coincidenza dall'angolazione in cui la foto è stata scattata il gioco di luci ed ombre fa intravvedere forme assimilabili a bocca, naso e cavità oculari.
È lo stesso fenomeno per il quale è stato riconosciuto un volto anche in una foto della superficie di Marte (a fare scherzi in questo caso c'era stato anche un pixel mancante proprio dove "dovrebbe esserci" la narice), ed entra in gioco anche nelle quando la Madonna fa la sua comparsa nelle macchie di fango su di un muro.
Di esempi se ne potrebbero fare tanti, ma alla base c'è sempre lo stesso fenomeno.

Pandalf ha detto...

la paridelia è un rimasuglio dei nostri avi: ai tempi in cui ancora l'uomo non camminava bene sui piedi, l'arma più potente era un bastone appuntito o una roccia scheggiata, era importantissimo rimanere vivi più a lungo possibile quindi la capacità di riconoscere immagini in forme casuali era un buon modo per mantenersi in allerta (secondo l'antico precetto: meglio aver paura che buscarne) e rimanere in vita.
era il nostro modo di difenderci dal manto mimetico dei predatori.

Anonimo ha detto...

a intuito direi a causa di percorsi neuronali più usati di altri. In pratica, una certa conformazione di luci e ombre tende a sembrare la cosa a noi più familiare con una simile conformazione luci e ombre... abitudine nell'associare le cose, un po' come se si invertono le leettre in una paorla. Ciao

Sandro Ciarlariello ha detto...

Penso che l'effetto chiamato Pareidolia avvenga perché il cervello utilizza la memoria per comprendere ciò che gli occhi vedono. Come un archivista che va a cercare una pratica nei cassetti di un ufficio. Come lavora un computer che deve associare due immagini simili per vedere le cose in comune.

Federico ha detto...

Come detto in precedenza, la paraeidolia è la tendenza innata a trovare forme familiari
in figure caotiche. Alcune teorie affermano che questo fenomeno sia stato positivamente
selezionato nell'ambito dell'evoluzione della specie poichè consentirebbe l'immediata
rilevazione di "pericoli noti" anche in presenza di scarsi punti di riferimento (come un
predatore mimetizzato). E' da sottolineare come anche l'evoluzione culturale umana
influenzi questo fenomeno, per esempio noi occidentali tendiamo a scorgere un volto umano tra i crateri lunari guardando la luna piena, mentre i popoli orientali vedono il profilo di un coniglio (da qui la leggenda giapponese in molte storie per bambini sui conigli che vivono sulla luna).

8008 ha detto...

Perché se dei segni o delle forme che siano voluti o casuali non ha importanza, mostrano un volto allora vediamo un volto. Non e' più complicato di così. E mettere nomi esotici e parti del cervello non spiega nulla.
E' evidente che se due nuvole o cose a forma di linea si incrociamo vediamo una croce. Cosa vuoi vedere.
E si ci sono due tondi e una linea e un tondo sotto e' una faccia. Cosa dovrebbe essere? L importante e' essere consapevoli che la cosa e' casuale E siamo noi a interpretarla e non ha origini ""strane" ...

enrico ha detto...

Vediamo una faccia perchè il nostro cervello viene "ingannato" da un gioco di luci ed ombre che assomigliano lontanamente alla forma di un viso umano stilizzato. Bastano pochi elementi al nostro istinto perchè vi riconosca un individuo: siamo una delle poche specie in grado di riconoscere e di leggere la mimica facciale in pochissimo tempo ed anche in condizioni di scarsa visibilità. Quando entra in ballo la sopravvivenza queste capacità si evolvono a dismisura fino ad influenzare il nostro subconscio. La forma impressa sul sedile è stata effettuata comprimendo il soffice materiale che è stato fotografato prima che riprendesse la posizione originaria. Il corpo che ha compresso lo schienale potrebbe essere un vero e proprio viso umano o semplicemente un corpo irregolare che ha creato delle increspature superficiali in grado di proiettare ombre. La particolare posizione della luce incidende sulla superficie ha fatto il resto, creando una specie di effetto tridimensionale. Questo fenomeno è alla base di tante "visioni" che si registrano spesso sui media ed evidenziano una predisposizione fisiologica alla percezione del rapporto tra zone di diversa intensità luminosa proprie di una faccia.

L'Alchimista ha detto...

Sono in una foresta e mi guardo intorno. Nel fitto del bosco vedo un volto e istintivamente mi metto in allerta, poi scopro che si tratta di un groviglio di rami. In questo caso non corro pericoli ma se quello schema casuale di oggetti fosse stato un malintenzionato l'essere messo in allerta mi avrebbe dato la possibilità di fuggire. Ecco come si è evoluto questo fenomeno: il cervello elabora informazioni allo scopo di salvaguardare la sopravvivenza dell'individuo (e della specie) e quando in uno schema casuale non ben distinto percepisce una forma riconducibile a qualcosa che si conosce si mette in guardia o meno per rispondere allo stimolo "supposto".