Andrea la Rovere: il senso della democrazia per la sinistra
di Claudio Pasqua
Chi è il vero censore? Quando la libertà di espressione non ha colore politico?
Per molti anni ho votato per il centrosinistra. Dall’età di diciotto anni fino a tempi recenti, ho sempre creduto in un’area politica che ritenevo capace di difendere i diritti civili, il pluralismo e la libertà di pensiero. Solo nell’ultimo anno ho scelto di orientarmi verso un centrodestra moderato e democratico, non per adesione ideologica, ma per la crescente delusione di fronte ad alcune derive che, a mio avviso, una parte della sinistra contemporanea fatica a riconoscere.
Tra queste, la più preoccupante è senza dubbio il ritorno della censura.
Andrea La Rovere è uno scrittore e divulgatore culturale italiano che si occupa di letteratura, musica e storia. Il suo stile è spesso caratterizzato da un approccio molto personale e riflessivo, che alcuni lettori hanno criticato per essere particolarmente rigido. In particolare nel confronto su temi attinenti al pensiero democratico, da cui è emersa una scarsa disponibilità ad accettare il dialogo e il confronto con opinioni diverse.
Ho fatto notare che il commento di Augias è legittimo, ma andrebbe esteso proprio a tutti i libri e a tutti i regimi dispotici, sia di destra che di sinistra. Ciò non è avvenuto nell'ultima Fiera del Libro di Roma.
Non mi sono mai considerato uno “squadrista”. E di minacce paventate non ve n'erano (come si vedrà negli screenshot che ho potuto collezionare prima di essere censurato). Al contrario, ho sempre difeso il confronto delle idee, anche quando scomodo, provocatorio o distante dalle mie convinzioni personali. Proprio per questo mi colpisce l’atteggiamento di alcuni intellettuali e operatori culturali che, pur dichiarandosi difensori della libertà, sembrano accettare o addirittura incoraggiare l’esclusione di autori e opere non allineate a una certa visione del mondo.
Il dibattito da cui nascono queste riflessioni era iniziato in modo pacato, con una semplice domanda: è legittimo che chi si definisce progressista invochi la censura di libri e autori considerati sgraditi? La mia risposta è no. E lo dico con la stessa convinzione con cui, in passato, ho criticato la censura esercitata dalla destra, dal Vaticano o da qualsiasi altra forma di potere.
La censura non è un fenomeno di destra o di sinistra. È una tentazione autoritaria che può manifestarsi ovunque, ogni volta che si ritiene che certe idee non debbano essere confutate, ma semplicemente messe a tacere.
Naturalmente, criticare un libro è legittimo. Contestarlo, recensirlo negativamente, esprimere dissenso sono pratiche fondamentali in una società libera. Ma chiedere che un autore venga escluso da una manifestazione culturale o che un’opera venga rimossa dal dibattito pubblico significa superare un confine pericoloso. Significa sostituire il confronto con l’eliminazione dell’avversario.
In questi giorni ho ricordato alcuni episodi in cui la censura non proveniva da ambienti conservatori, ma da settori della sinistra. Non l’ho fatto per alimentare polemiche, bensì per evidenziare una contraddizione: chi si presenta come difensore dei diritti e della libertà di espressione non può decidere che tali diritti valgano solo per chi condivide le sue idee.
Il clima che si è creato, fatto di attacchi personali, delegittimazioni e tentativi di silenziare opinioni non conformi, ha assunto toni che richiamano proprio quelle logiche “squadriste” che vengono spesso attribuite agli altri. E allora la domanda diventa inevitabile: chi è davvero il censore?
La storia insegna che i libri non si combattono vietandoli, ma leggendo, discutendo e, se necessario, confutando le loro tesi. Ogni volta che si tenta di “bruciare” simbolicamente un’opera o di impedire a un autore di parlare, si indebolisce la democrazia e si tradisce il principio fondamentale del pluralismo.
La libertà di espressione non può essere selettiva. O vale per tutti, anche per chi ci infastidisce, oppure smette di essere libertà e diventa privilegio.
È su questo terreno che si misura la maturità di una società democratica. E chiunque scelga la strada della censura, indipendentemente dal colore politico, finisce per assumere il ruolo che dichiara di voler combattere.
Le parole di Corrado Augias sono pienamente legittime, ma acquistano valore solo se applicate con coerenza, sempre e non soltanto quando risultano convenienti.
Viste le prese di posizione piuttosto forti di La Rovere, ho ritenuto opportuno ricordare anche i casi in cui la censura proveniva da sinistra, e non soltanto dalla destra o dal Vaticano, come accadeva un tempo con i libri proibiti. Cosa peraltro altrettanto esecrabile.
Il tono adottato va letto nel contesto del clima sempre più accusatorio che si era creato, caratterizzato da richieste di censura e aggressività verbale che, in ogni caso, non provenivano dal sottoscritto.
Ho voluto rimarcare che la censura non è mai solo di parte, ma nel corso del tempo è stata una posizione adottata da diversi schieramenti. Le parole di Augias sono legittime, ma dovrebbero essere applicate sempre e non solo quando fa comodo
E, come spesso accade quando il confronto si fa scomodo, il nostro ha preferito chiudere il dibattito alla radice: commenti bloccati e silenzio calato. Un gesto che dice molto più di qualsiasi risposta mancata.
Comunque per chi voglia approfondire, l'elenco dei libri proibiti esiste ancora in alcuni paesi come la Russia, la Corea, la Cina. Ma se volete sapere quali siano i libri che sono stati censurati in passato leggetevi questo elenco
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