martedì 30 luglio 2019

DIAMANTI DA LABORATORIO: TUTTA LA VERITÀ

“These rocks don’t lose their shape, diamonds are a girl’s best friend”. E se lo diceva Marylin, possiamo crederci. Ma vale anche per i diamanti da laboratorio? Abbiamo intervisto il titolare della gioielleria Brunelli, per capire cosa c'è dietro questa variante della celebre pietra.


Parlando di diamanti la prima cosa che ci viene in mente è il noto motto “un diamante è per sempre”. 

La seconda, in molti casi, è il costo, a volte proibitivo, dei diamanti. Da diversi anni è possibile risparmiare acquistando diamanti veri, ma con una particolarità: creati artificialmente. Secondo i dati raccolti dal sito Earther l’analista del settore Paul Zimnisky stima che a fine 2019 saranno ormai il 2-3% del mercato, con percentuali in aumento negli anni a venire. Buona parte dei diamanti prodotti in laboratorio vengono utilizzati a scopo industriale, grazie al fatto che non presentano la minima traccia di inclusioni, che li distinguono dai diamanti estratti da una miniera. 

Una delle industrie che rivoluzioneranno il mercato dei diamanti artificiali è De Beers, uno dei marchi principali e più importanti del commercio di diamanti veri, che ha iniziato a produrre pietre artificiali. Si andrà ad unire all’International Grown Diamond Association (Igda), associazione nata nel 2016 da una dozzina di imprese attive nel settore, ora conta circa 50 membri, che ha dichiarato che i diamanti ottenuti in laboratorio sono circa l’1% di un mercato di diamanti grezzi, estratti dalla terra, di 14 miliardi di dollari. Il vantaggio principale dei diamanti realizzati in laboratorio è il prezzo, molto più basso di quelli estratti in miniera, e il fatto che sono quasi indistinguibili rispetto a quelli naturali. Per capire se un diamante è vero o artificiale, infatti, sono necessarie attrezzature che solo pochi centri di gemmologia hanno a disposizione. 

Come si crea un diamante? Lo abbiamo chiesto a un esperto: il gioielliere Marco Brunelli, di Cernobbio, in provincia di Como. 

Il sistema tradizionale prevede di sottoporre la grafite a una enorme pressione e a una temperatura estremamente alta, ricreando le condizioni naturali che portano alla nascita dei diamanti veri. Ciò prevede quindi un grande dispendio di energia, con conseguente innalzamento dei prezzi relativi al prodotto finito. 

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Un secondo metodo, sviluppato recentemente, prevede di ricreare le condizioni di come i diamanti potrebbero formarsi nelle nubi di gas interstellare, pompando un gas generato da idrocarburi, come il metano, in un reattore a bassa pressione accanto all’idrogeno. I gas sono poi riscaldati da 3.000 a 4.000 gradi Celsius. Questo causa la rottura degli atomi di carbonio , che poi si depositano su un substrato, in genere una piastra quadrata piatta di un diamante sintetico prodotto con il metodo tradizionale. Un diamante artificiale viene classificato di tipo IIa, cioè particolarmente puri, come solo il 2% di quelli che si trovano in natura, e possono essere di dimensioni, e quindi di carati, molto differenti. In origine i diamanti prodotti erano molto piccoli, mentre ora si è arrivati a dimensioni record di 155 carati. 

Secondo una ricerca condotta nel 2018 da Consumer Research la maggior parte degli intervistati sceglierebbe un diamante più grande sviluppato in laboratorio rispetto a una pietra naturale più piccola, a patto che abbiano lo stesso prezzo. Ciò che spinge ad acquistare un diamante artificiale, oltre al prezzo, è il fatto che vengono prodotti senza danneggiare l’ambiente con miniere invasive, con sfruttamento delle popolazioni locali e, in molti casi, un sostegno economico a guerre civili.



La Gioielleria BRUNELLI è in Via Regina, 67 a Cernobbio (Co)  - tel 031 512180 





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