mercoledì 29 maggio 2019

PAVIMENTI IN RESINA AUTOLIVELLANTI: COSA SONO?

Quando parliamo di Pavimenti in resina autolivellanti intendiamo una delle tipologie più diffuse di pavimenti in resina, che consente di sfruttare alcune caratteristiche delle resine epossidiche.


pavimenti in resina autolivellante

L’applicazione di un pavimento in resina consiste nella posa di una pavimentazione in resina epossidica continua, pigmentata in pasta, in grado di autolivellarsi in fase di indurimento e che mantiene le medesime caratteristiche di resistenza chimica e meccanica su tutto lo spessore del pavimento, compreso fra i 2 e i 3 mm.

PAVIMENTI IN RESINA AUTOLIVELLANTI 

Un pavimento in resina autolivellante è antipolvere, antiolio e impermeabile, resistente all'abrasione leggera ed agli agenti chimici aggressivi, facilmente pulibile, decontaminabile, nonché esteticamente piacevole. Un pavimento in resina autolivellante è adatto a superfici dove è necessaria una frequente pulizia ed igiene, come nelle industrie farmaceutiche o alimentari, in ospedali, cliniche, ambulatori medici e veterinari. Data la caratteristica autolivellante, che rende il pavimento in resina estremamente uniforme, vengono scelte in combinazione con colori omogenei, ad esempio con il bianco. Inoltre si tratta di un materiale estremamente resistente e resiliente dal punto di vista meccanico, che si rivela essere molto stabile dal punto di vista chimico. L’uso di resine autolivellanti in situazioni non adatte possono evidenziare difetti quali striature superficiali, viraggio del colore (possibile ingiallimenti), opacizzazione in caso di finitura lucida. Inoltre l’invecchiamento naturale del pavimento può evidenziare una realizzazione non a regola d'arte, per questo è importante rivolgersi a chi crea e posa pavimenti da anni, come Sivit, che da oltre quaranta anni studia, realizza e posa le resine per i pavimenti industriali.

Il sottofondo, vale a dire la parte sulla quale viene posata la resina autolivellante, può avere piccole irregolarità o essere rovinato superficialmente, che vengono colmate dalla resina stessa. Non devono però essere dislivelli significativi, dato che lo strato di resina raggiunge uno spessore di 2 – 3 millimetri. In caso il dislivello sia maggiore, è consigliabile applicare preliminarmente malta epossidica.


PAVIMENTI IN RESINA: LE DIFFERENZE 

Quando si parla di pavimenti in resina di solito si pensa più alle caratteristiche finali del pavimento stesso, più che al materiale con cui è realizzato. In realtà un pavimento in resina può essere realizzato con due tipi di resine differenti: le resine epossidiche e le resine poliuretaniche. Quali sono le differenze fra i due tipi di resina?

La prima differenza fra i due tipi di pavimenti in resina è quella legata alla durezza e alla durevolezza, che è maggiore nei pavimenti epossidici, che hanno una forza di compressione molto più elevata rispetto ai poliuretanici. Questo è il motivo per cui sono la scelta preferita per le industrie con movimentazioni pesanti, i magazzini e i centri logistici con un forte traffico di carrelli elevatori o aree meccaniche.

I pavimenti in resina poliuretanica invece normalmente sono più flessibili, con una maggiore resistenza ai graffi, grazie all’elasticità che assorbe parte della forza dell’impatto. La maggiore elasticità li rende perfetti per le camere di congelamento dove la temperatura di conservazione può raggiungere i 30 gradi sotto lo zero, o addirittura con i sistemi a base di poliuretano cemento sterilizzabili a vapore. Grazie alla loro elasticità sono maggiormente impermeabilizzanti, e ciò li rende adatti alla posa per realizzare parcheggi esterni.

Le resine epossidiche e le resine poliuretaniche hanno comportamenti differenti rispetto alle aggressioni chimiche. I pavimenti in resina poliuretanica sono la soluzione migliore nelle industrie alimentari che sono potenzialmente esposte ad aggressivi chimici in particolare alle sostanze acide (settore lattiero caseario, conserviero) o ad esempio sala batterie. I pavimenti in resina poliuretanica nelle stesse condizioni di utilizzo possono presentare corrosione e ingiallimento.

Per comprendere meglio le caratteristiche delle due tipologie di pavimenti in resina, abbiamo chiesto agli esperti di Sivit, azienda che da oltre quaranta anni crea e commercializza pavimenti industriali in resina, uno schema riassuntivo.

RESINE EPOSSIDICHE

  • Buona resistenza alla maggior parte dei prodotti chimici e particolarmente agli alcali ( pH> 7) 
  • Resistenza relativamente buona alle sostanze acide. 
  • Non sono fotostabili. 
  • Buona resistenza meccanica all’urto e all’usura. 
  • Basso ritiro durante l’indurimento, di norma, e comunque dipendente dalla percentuale di residuo secco in volume. 
  • Relativa insensibilità all’umidità del supporto, variabile comunque in funzione della formulazione del prodotto. 

RESINE POLIURETANICHE 

  • Elasticità variabile, anche in un range molto ampio, in funzione della formulazione e anche della combinazione con resine epossidiche. 
  • In funzione della formulazione sono fotostabili 
  • Buona resistenza all’urto, all’usura e buone caratteristiche meccaniche generali. 
  • Ottima resistenza in ambito acido ( pH< 7) 
  • Resistenza mediocre agli alcali. 
  • Estrema sensibilità all’umidità ambientale e del supporto. 
  • Indurimento relativamente rapido. 
  • Possibilità di indurimento a basse temperature. 

È importante sottolineare che in diversi casi la combinazione di resine poliuretaniche e di resine epossidiche consente di ottenere caratteristiche meccaniche e chimiche migliori di quelle che si ottengono con i prodotti separati.

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