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CELLULE STAMINALI PLURIPOTENTI ORA ANCHE DA SANGUE CONGELATO

Una nuova procedura è stata studiata dall'Accademia Europea di Bolzano per ottenere cellule staminali pluripotenti indotte. D’ora in poi sarà possibile ottenerle anche da sangue congelato di persone adulte.

Foto: Accademia Europea di Bolzano (EURAC)

È nato nei laboratori del Centro di Biomedicina dell’Accademia Europea di Bolzano (EURAC) un nuovo protocollo per semplificare il processo che permette di ottenere cellule staminali pluripotenti indotte. Mentre la metodologia tradizionale richiede l’utilizzo di sangue fresco, la nuova procedura permette di far regredire a uno stadio simile a quello delle cellule staminali embrionali anche cellule provenienti da campioni di sangue congelato di persone adulte. Le cellule così riprogrammate possono essere utilizzate per capire come si sviluppano alcune malattie e per testare nuove terapie. Il nuovo protocollo riduce anche i costi e i tempi di lavoro in laboratorio.


Per la loro capacità di differenziarsi in altri tipi di cellule, le cellule staminali embrionali hanno un grande potenziale in ambito medico. Il loro utilizzo, però, apre questioni di tipo etico perché per prelevarle è necessario distruggere l’embrione. Per questo le ricerche mediche utilizzano le cosiddette cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC). È infatti possibile riprogrammare cellule adulte reperibili con un semplice prelievo di sangue fino a farle “regredire” a uno stadio simile a quello delle cellule staminali embrionali. Le cellule riprogrammate (o iPSC) sono in grado di dare origine a tutti i tipi cellulari di un organismo adulto, come cellule del cervello o del cuore.
La tecnologia delle iPSC sta rivoluzionando la scienza medica, permettendo di esplorare i meccanismi molecolari che regolano le patologie, fornendo nuovi bersagli terapeutici, e offrendo opportunità per la scoperta di nuovi farmaci. Attraverso le iPSC sarà inoltre sempre più realistica la possibilità di sviluppare una vera e propria medicina personalizzata, permettendo di testare farmaci specifici su cellule, come neuroni e cardiomiociti, altrimenti impossibili da isolare da pazienti con specifiche patologie.

“La procedura che abbiamo messo a punto semplifica il processo che permette di ottenere queste cellule. Con la metodologia tradizionale il sangue fresco viene centrifugato in presenza di reagenti in grado di separare le cellule richieste per la riprogrammazione. Il nostro protocollo, invece permette di partire da sangue congelato e riduce il numero di reagenti necessari. Questo permette di minimizzare i costi, i tempi di lavoro e anche la complessità delle operazioni da svolgere in laboratorio”, spiegano Viviana Meraviglia e Alessandra Zanon, ricercatrici del Centro di Biomedicina dell’EURAC e principali autrici dello studio.

“Il grande vantaggio del nostro metodo è quello di poter essere applicato anche a campioni di sangue prelevati in precedenza e conservati in biobanca. Potremo attingere ai campioni raccolti nell’ambito di altri studi che abbiamo svolto o da biobanche di altri centri di ricerca”, continua Alessandra Rossini, coordinatrice dello studio.

Le ricerche del Centro di Biomedicina dell’EURAC si concentrano in particolare su malattie neurologiche, come il Parkinson, e cardiovascolari. Al momento i ricercatori sono impegnati nel differenziamento delle cellule pluripotenti indotte in cardiomiociti per studiare una malattia genetica associata a un’aritmia del ventricolo destro (displasia aritmogena del ventricolo destro, ARVD) e in neuroni dopaminergici, cioè delle cellule specifiche del cervello, per studiare lo sviluppo del Parkinson.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica internazionale JoVE”, Journal of Visualized Experiments, che ha inviato nei laboratori del Centro di Biomedicina una troupe per filmare nel dettaglio tutti i passaggi della nuova metodologia, in modo che possano essere replicati anche in altri centri di ricerca.


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