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IL CYBERBULLISMO E LA DIPENDENZA DAI SOCIAL NETWORK: DUE FENOMENI IN CRESCITA

Se ripenso alla mia infanzia o adolescenza mi ricordo che le raccomandazioni di mia madre erano verso pericoli tangibili, verso eventi che ti potevano accadere nel reale: “fai attenzione quando attraversi la strada”, “non dar retta agli sconosciuti, anche se ti dicono che mi conoscono”. 

E poi c’era il famoso “uomo con l’impermeabile”, tecnicamente definito esibizionista.

Non passavi ore al telefono con gli amici, perché costava. Passavi ore con loro al parco o, in estate, a giocare a beachvolley o in mare.

Ora nel mare chi c’è? Sono quasi tutti a sfruttare il wi-fi gratuito dello stabilimento balneare.

Cyberbullismo - Shutterstock

L’uso di internet e dei social network ha i suoi aspetti positivi. Per esempio è utile nel supportare bambini con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). Io stessa ho scaricato, su indicazione della logopedista, un programma per correggere i difetti di pronuncia di mio figlio. È utile per cercare informazioni, per lavorare, per conoscere persone che hanno i tuoi interessi, per coltivare i tuoi interessi.

Però. Ci sono diversi però. Più sei visibile, più dai informazioni su di te, più navighi in solitudine, più aumenti i rischi a cui ti esponi e sono rischi del mondo virtuale, come la dipendenza da internet e/o dai social network, il cybercrime e il cyberbullismo.

Una persona è oggetto di bullismo quando viene prevaricato o vittimizzato, ripetutamente nel tempo, con azioni offensive messe in atto da una o più persone. La prevaricazione può avvenire in modo diretto (violenza fisica), in modo indiretto (escludendo o calunniando). Dal punto di vista psicologico il bullo non ha empatia, ovvero ha delle grosse difficoltà a capire lo stato d’animo altrui, prova prevalentemente vendetta o rivincita e cerca attraverso il bullismo di acquisire una rappresentazione positiva di sé.

A caratterizzare in modo specifico il cyberbullismo sono: l’anonimato, la violazione della privacy e dei dati personali, la creazione di falsi profili, un pubblico potenzialmente infinito su internet, l’assenza di confini spaziali e temporali, il senso di potere che deriva dal fatto di non avere un’interazione faccia a faccia con la vittima.
Queste caratteristiche specifiche rendono il cyberbullismo potenzialmente più devastante nei suoi effetti sulla vittima.
Un tempo se eri vittima di bullismo potevi cambiare scuola, ora il cyberbullo ti segue ovunque.
Il pericolo per la vittima è amplificato anche dal fatto di avere difficoltà a percepirsi come tale, o a venire a conoscenza del fatto che è in atto una vittimizzazione nei suoi confronti.

Quali sono i fattori di rischio? Un uso smoderato di internet, la non consapevolezza della sicurezza informatica, la dipendenza dai social network, crescere in un vuoto affettivo (alessitimia emotiva)
ed educativo (sempre meno genitori e figli svolgono attività insieme, condividono interessi), l’uso del web come un luogo dove poter sfuggire alle preoccupazioni e agli impegni quotidiani, l’uso di videogiochi violenti che promuovono interazioni aggressive, la socializzazione a livello profondo con sconosciuti.

Esistono diversi testi che descrivono il fenomeno e le conseguenze sulle vittime, ma cosa fare praticamente quando ci rendiamo conto di essere delle vittime?

Il testo Il metodo anti-cyberbullismo scritto dalla dr.ssa Claudia Sposini ed edito da San Paolo è un libro pratico. 

In poche pagine l’autrice riesce a sintetizzare e descrivere tutto ciò che concerne la realtà del cyberbullismo.

Più del 40% del libro è dedicato a come contrastare il fenomeno e come difendersi. La lettura è agile e indicata a tutti.



Un altro testo utile che affronta in generale il tema della dipendenza, anche quella da internet è E ora basta!, scritto dal dott.

Alberto Pellai, edito da Feltrinelli. Il dott. Pellai passa al setaccio tutte le dipendenze che possono riguardare gli adulti e gli adolescenti, utilizzando anche riferimenti presi dalla musica e dai film, che possono essere condivisi dai genitori con i figli e diventare oggetto di conversazione.

Ciò che accomuna i due testi è la prevenzione. Purtroppo con i tagli all’istruzione le scuole sono portate ad attivare laboratori non più a scopo preventivo, ma quando si presenta una problematicità forte; questi testi aiutano tutti gli attori coinvolti (genitori, figli, educatori) a prevenire questi fenomeni attraverso un metodo antico, ma sempre valido: il dialogo.





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