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MURO DEL SUONO O SINGOLARITA' DI PRANDTL-GLAUERT?

Ultima modifica: 6 marzo ore 23.00

Girando per la rete è frequente imbattersi in siti che presentano immagini come queste erroneamente definite come di un jet che infrange il muro del suono.

In realtà il cono di vapore non identifica il "superamento del muro del suono", e neppure (nel caso di superamento del muro) identifica la posizione dell'onda d'urto, come molti spesso erroneamente pensano.

Infatti l'aria, per condensarsi, ha bisogno di un certo tempo di reazione, e quindi si condensa ad una certa distanza dall'onda d'urto, che si trova a monte del velivolo.

Antonio Simoni segnala l'errore nella pagina Facebook di Cattiva Scienza in TV apparso di recente sul quotidiano online Repubblica.

Il "cono di vapore" che si osserva nell'immagine è in realtà quella che viene chiamata singolarità di Prandtl–Glauert.




Si verifica per un improvviso calo della pressione atmosferica nei pressi del veicolo a velocità inferiori a quelle del suono. L'espansione in un'onda d'urto a 172 dB (SPL) può produrre la condensazione istantanea dell'umidità dell'aria sotto forma di nebbia.

Questo effetto è visibile anche durante manovre brusche a velocità subsoniche, durante i lanci dello Space Shuttle (visibile ad esempio qui a 1' e 47"), e in alcuni filmati di esplosioni nucleari, come evidenzia questa immagine.


2 commenti

Ale152 ha detto...

In realtà non è proprio corretto, dire "non è necessario che il velivolo stesso viaggi a velocità transonica, ma solo che il flusso d'aria in certi punti lo faccia."
Il regime è transonico quando sul corpo coesistono zone in cui il flusso è subsonico, e zone in cui il flusso è supersonico.
Se l'aereo viaggia in regime subsonico, non ci sono zone in cui il flusso è supersonico, quindi non ci sono onde d'urto con i rispettivi salti di pressione che fanno condensare l'umidità dell'aria. Quindi l'aereo deve viaggiare in regime transonico.

Oltre al fatto che il cono di vapore non identifica il "superamento del muro del suono", bisogna dire che questo non identifica neanche la posizione dell'onda d'urto, come molti spesso erroneamente pensano.
Infatti l'aria, per condensarsi, ha bisogno di un certo tempo di reazione, e quindi si condensa ad una certa distanza dall'onda d'urto, che si trova a monte del velivolo.

Redazione Gravità Zero ha detto...

Grazie per i suggerimenti.
Abbiamo modificato il testo secondo il suo consiglio in modo da evitare fraintendimenti.