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ACQUA E SALE MI FAI BERE

"Acqua e sale mi fai bere
con un colpo mi trattieni il bicchiere
mi fai male poi godere
se mi vedi in un angolo ore ed ore
ore piene come un lago
che se piove un pò di meno è uno stagno
vorrei dire non conviene
sono io a pagare, amore, tutte le pene".

Questo bel duetto tra Celentano e Mina (audio) è una immagine poetica che spiega come la nostra vita sia strettamente legata alle proprietà dell'acqua (e del sale presente).

Che il sale (e l'acqua ovvio) fosse una priorità l'uomo lo capì molto presto, tanté che il sale fu probabilmente la sua prima merce di scambio, la "moneta" per comprare grano e altri prodotti.

Gli ioni forniti dal sale svolgono infatti un ruolo essenziale nel corpo umano, mantenendo l'equilibrio degli elettroliti fra le cellule e il liquido che le circonda. Per dirla in parole più semplici, facilitano lo scambio di sostanze utili per la vita tra l'interno e l'esterno delle cellule.

Ed è proprio grazie all'acqua e alla solubilità del sale che la vita si pensa si sia sviluppata negli oceani.

Ma, come nella canzone di Celentano, sia la deprivazione di sale sia il suo eccesso può portare a collasso nel primo caso, a ipertensione nel secondo e, infine, alla morte.




I "potenziali di membrana" sono come delle piccole "pile" cariche di elettricità presenti nelle nostre cellule e sono generati da ioni Na+ che vengono forzati a uscire da una cellula in numero maggiore degli ioni K+ che vengono pompati in essa. Senza le proprietà dell'acqua di alimentare impulsi elettrici non avremmo stimoli ai nervi, movimenti ai muscoli. Non sarebbe possibile la vita come la conosciamo.

Fino alla fine del 1800 gli scienziati erano totalmente disorientati di fronte alle proprietà delle soluzioni saline: la loro capacità di condurre correnti elettriche.
Si erano accorti che l'acqua piovana (ad esempio) presenta scarse capacità di condurre la corrente elettrica, mentre aggiungendo semplice sale da cucina il liquido diventa un ottimo conduttore.

Sessantanni prima della fondazione dell'IKEA, e circa 80 anni prima degli ABBA, un giovane dottorando in chimica svedese, Svante August Arrhenius, fu il primo a risolvere l'enigma. I suoi esperimenti mostrarono che quanto più il sale si scioglie in una soluzione (es. acqua) tanto maggiore è la concentrazione di particelle di soluto (ioni), la cui presenza aumenta la capacità di condurre la corrente elettrica.

Ci domandiamo: per come è strutturata l'Accademia Scientifica, riuscirebbe oggi Svante a fare accettare i suoi studi sulla spiegazione delle proprietà dei sali e delle loro soluzioni alla comunità scientifica? Temiamo purtroppo di no.

Giovanissimo, le sue idee, al tempo (come probabilmente succederebbe anche oggi) non vennero accolte con simpatia dai colleghi chimici.

Tuttavia fu la sua perseveranza e il suo ingegno a essere premiati. Nel 1884 ottenne la cattedra di chimica fisica, a quell'epoca inesistente in Svezia. E nel 1889 formulò l'equazione che porta il suo nome che metteva in relazione la costante di velocità con la variazione di temperatura.
E nel 1903, Arrhenius ricevette il Premio Nobel per la chimica grazie alla sua teoria sul trasferimento di ioni visti come responsabili del passaggio di elettricità.

Il concetto di ioni, proposto da Arrhenius, spiegava anche perché gli acidi, nonostante strutture apparentemente diverse, avessero proprietà simili. In acqua infatti tutti gli acidi producono ioni idrogeno (H+) che sono responsabili del sapore acido e della reattività chimica delle soluzioni acide.

MA NON TUTTO E' ORO...


Al di là dei meriti di Arrhenius, dobbiamo purtroppo ricordare anche i suoi demeriti, per ricordarci che anche i più grandi scienziati sono uomini come tutti noi, con pulsioni e... difetti.

Accadde durante il periodo in cui la grande scienziata Maria Skłodowska, meglio nota come Marie Curie, fu al centro di una campagna denigratoria: dapprima fu accusata di essere ebrea, proprio negli anni in cui la Francia era travolta da una ondata di antisemitismo, culminata nel caso Dreyfus, poi di essere l’amante del collega Langevin, un fisico anche lui.

Per la stampa di destra, per la quale scrivono parenti di Jeanne, la veuve Curie è una “polacca” spudorata che attenta ai valori della famiglia, ed “ebrea” come il colonnello Dreyfus. Dimostranti ne accerchiano la casa, fermano le figlie all’uscita della scuola, ci sono duelli, ricatti, lettere d’amore rubate e minacce di morte lanciate a Marie dalla moglie di Langevin. Il Consiglio dei ministri discute se intimare o meno alla polacca di lasciare il paese.

Arrhenius scrisse a M.me Curie "consigliandole" d'inviare un telegramma al segretario dell'Accademia in cui lei esprimesse la sua intenzione di non accettare il premio Nobel fintanto non si dimostrasse che era "innocente" delle accuse ricevute.

È difesa dalle amiche, dalle femministe e, dopo qualche tentennamento, dai colleghi più illustri, a cominciare da Einstein

Nonostante questo trattamento discriminatorio e misogino nei confronti di una donna, la scienziata fu nel 1911 meritatamente insignita del secondo premio Nobel, questa volta per la chimica.

E la storia che si ripete: "Acqua e sale mi fai bere / sono io a pagare, amore, tutte le pene".



Questo articolo partecipa al Carnevale della Chimica
ospitato questo mese sul blog del Chimico impertinente!

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