venerdì 7 gennaio 2011

L'UOMO CHE SCAMBIÒ SUA MOGLIE PER UN CAPPELLO

La prosopoagnosia: una patologia sottovalutata

Cosa fareste se improvvisamente non riusciste più a riconoscere il volto di vostra moglie, di vostro marito, dei vostri figli? Se non riusciste più a distinguere i volti di qualsiasi persona amico o amica? Nessuna possibilità di capire chi vi sta di fronte: la vostra capacità di vedere i volti scomparsa!

E' quanto succede a chi venga colpito da prosopoagnosia, dal greco “prosopon” (volto) e “gnosis” (conoscenza), dove la “a” che precede la parola “gnosis” significa “mancanza di” e quindi “mancanza di conoscenza dei volti”.

Un deficit del quale sembra sia colpito l'1-2 % dei bambini, ma anche persone adulte, in seguito a danni cerebrali o ictus, e personaggi e nomi noti, come Luciano De Crescenzo.

La capacità di riconoscere le facce si sviluppa fin dalla più tenera età, in aree specifiche del cervello e ci permette di ottenere un vantaggio competitivo rispetto a chi non ha questa abilità.

Sulla sinistra una foto ripresa dal sottoscritto sul vagone di un treno diretto per Benevento, in cui si distingue chiaramente l'ombra di un volto umano. Siamo quasi tutti in grado di vederlo.

Altri esempi di riconoscimento di facce in oggetti inanimati sono contenuti in un divertentissimo blog sempre aggiornato dal titolo FACES IN PLACES al quale tutti possono contribuire inviando foto di oggetti e panorami.

Non c'è nulla di particolarmente magico o misterioso nel riconoscimento delle facce in cose inanimate: è una capacità chiamata anche pareidolia.

La percezione delle facce è un noto risultato dell'evoluzione biologica del nostro cervello.

L'evoluzione ha permesso lo sviluppo di questa capacità specifica di riconoscimento, che non è esclusiva dell'uomo ma si presenta evidente anche negli animali.

Una spiegazione tipicamente evolutiva è da fare risalire, probabilmente, a una capacità sviluppata con lo scopo di difendersi dai predatori: se nel mezzo di una foresta o di un gruppo di arbusti riconosco velocemente il volto di un animale pericoloso, ho più probabilità di mettermi al riparo o di contrattaccare.

In effetti facciamoci caso, osservando le facce di oggetti sul blog FACES IN PLACES noi associamo agli oggetti stessi anche una "espressione", una "emozione". Possiamo cioè capire se la faccia ci sta osservando con aria "sorniona" oppure con "cipiglio" o con un espressione attonita e stupita o addirittura aggressiva.
Riusciamo cioè a riconoscerne le "intenzioni".

Un danno nell'area del cervello adibita a questa funzione cancello ogni possibilità di riconoscere non solo i volti ,ma anche le emozioni e gli atteggiamenti della persona che ci sta davanti.

Nel video seguente Al Yonas e Sherryse Corrow, entrambi ricercatori dell'Università del Minnesota a Minneapolis illustrano il Prosopagnosia Project, uno studio che stanno svolgendo con bambini che hanno un difetto nel riconoscimento dei volti, per cercare di trovare dei modi di trattare questa patologia. Molti di questi bambini infatti crescono senza neppure sapere di essere affetti questo difetto, con il quale convivono inconsapevolmente dato che è oscuro anche alla maggioranza dei loro genitori.



Nel video qui sotto il famoso scrittore e neurofisiologo, Oliver Sacks, ci parla della sua esperienza con malati di prosopoagnosia. Sacks è anche l'autore del celebre e bellissimo libro "L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello", che ha dato il titolo al post.



Per approfondire:


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