martedì 6 luglio 2010

MENINGITE MENINGOCOCCICA: COS'È E COME DIFENDERSI

Pochi giorni fa, su Gravità Zero, è stato pubblicato un articolo relativo, in particolare, alla meningite meningococcica, una malattia batterica acuta con un decorso molto grave caratterizzato, dopo un periodo di incubazione di 1-10 giorni, da un esordio improvviso con febbre, cefalea intensa, rigidità nucale, nausea, vomito, sopore e/o convulsioni.

Il tema, di grande attualità, merita l'approfondimento di questa grave patologia responsabile, peraltro, di meningiti in età pediatrica.

LE CAUSE E I SINTOMI

La meningite meningococcica è determinata da cinque sierogruppi di meningococchi (o Neisseria meningitidis): A,B,C,Y, W-135.
A volte compaiono petecchie ed emorragie disseminate, ipotensione arteriosa grave, emorragie massive delle ghiandole surrenali, coma e morte in poche ore.

Se si hanno solo sintomi meningitici si parla di "sepsi fulminante encefalica" mentre se si verifica una insufficienza surrenalica acuta da emorragie-infarto delle surrenali, si parla di sindrome di Waterhouse-Friderichsen (sepsi + shock + coagulazione intravasale disseminata) che si ha nel 3% di pazienti che muoiono per infezione meningococcica.

La flogosi dell’endotelio dei piccoli vasi e dei capillari (endotelite), determina la diapedesi dei globuli rossi ed infiltrazione emorragica perivasale (petecchie) mentre nelle forme più gravi la flogosi (o infiammazione) dell’endotelio dà luogo ad una endovasculite obliterante con ostruzione parziale o totale dei vasi e conseguenti zone ulcerose ampie e deturpanti e di necrosi (porpora emorragica gangrenosa) che richiedono interventi chirurgici a volte drammatici com’è avvenuto nella bambina che ha perso gli arti e nonostante tutto, per la sua grande forza di volontà, è diventata una brava schermitrice.

INCIDENZA NELLA POPOLAZIONE

L’incidenza della meningite meningococcica, di circa 2000 casi/anno negli anni 50-70, si è notevolmente ridotta negli anni 90 ad alcune centinaia di casi (200-300)

In passato il tasso di letalità superava il 50%, ma la diagnosi precocissima, una corretta terapia e le misure di sostegno possono determinare la guarigione. Nonostante ciò, nel 10-20% dei casi la malattia è rapida e acuta, con un decorso fulminante che può portare al decesso in poche ore anche in presenza di una adeguata terapia.

I microrganismi di gruppo A, B e C sono responsabili della maggior parte dei casi: il sierogruppo C è più frequentemente responsabile della malattia negli Stati Uniti; in Italia e in Europa sono invece i più frequenti i sierogruppi B e C. In Italia l'incidenza è bassa rispetto al resto dell'Europa (3-6 casi /1.000.000 abitanti rispetto alla media europea di 14,5 casi) e, negli ultimi anni, maggiormente responsabile è risultato il gruppo B (65% dei casi), seguito dal gruppo C (35% dei casi).
Vengono colpiti soprattutto i bambini piccoli sotto i 5 anni ma anche gli adolescenti e i giovani adulti.

COME AVVIENE IL CONTAGIO

La trasmissione avviene per contagio semidiretto interumano per via aerea, mediante goccioline e secrezioni del naso e della gola infette mentre è raro il contagio indiretto, a causa della scarsa resistenza del germe agli agenti fisici ambientali, alla luce solare, all'essiccamento ed ai comuni disinfettanti.

L’insorgenza della malattia è favorita da:
  • vita di comunità: soggetti che vivono e/o dormono in ambienti comuni, come bambini che frequentano il nido, la scuola materna, i collegi, le colonie, i dormitori universitari e, un tempo, le reclute;
  • condizioni di sovraffollamento: aeroporti, cinema;
  • fumo ed esposizione al fumo passivo: un tempo soprattutto i cinema e i locali da ballo;
  • altre infezioni delle prime vie respiratorie come quella influenzale durante i mesi invernali.

La trasmissione del germe avviene per via respiratoria, e il rischio di sviluppare la malattia sembra essere maggiore nelle persone che hanno contratto l’infezione da poco, rispetto a chi invece è portatore da più tempo. Va infatti rilevato che dal 2 al 30% della popolazione è portatrice sana di meningococchi nel naso e nella gola senza presentare alcun sintomo, e questa presenza da sola non comporta un aumento del rischio di meningite.

COME DIFENDERSI

Nella lotta all’infezione da meningococco, sono attualmente disponibili il vaccino coniugato contro il sierotipo C, responsabile del 30-40% delle meningiti meningococciche in Italia, efficace anche nel bambino piccolo e viene praticato dal 3° mese di vita come gli altri vaccini. In alcuni Paesi ad elevata incidenza di malattia è stata introdotta la vaccinazione per tutti i nuovi nati. In Italia il vaccino contro il meningococco C è disponibile dal 2002 ed ha contribuito a prevenire i casi di tale meningite nei soggetti vaccinati.

Esiste poi un vaccino polisaccaridico, con i sierotipi A, C, W135, Y, che ha una buona efficacia ma di breve durata, 3 anni nei vaccinati di età superiore a 4 anni, nei confronti dei sierotipi contenuti nel vaccino. Non è invece in grado di stimolare le difese immunitarie nei bambini di età inferiore ai due anni. E’ pertanto indicato per le persone che si recano in Paesi dove i ceppi A, C, W135 e Y sono causa di estese epidemie.
Infine è prossima la commercializzazione di un vaccino contro i 5 agenti patogeni A, B, C, W135, Y che sembra dare ottimi risultati per prevenire tali meningiti.

Da quanto sopra emerge che, oltre alla comune vaccinazione (Esavalente fra il 60° e 90° giorno di vita) tutti lattanti dovrebbero praticare la vaccinazione antipneumococcica e antimeningococcica che ha dimostrato una ottima efficacia con modesti effetti collaterali, effetti che non hanno impedito la loro ampia diffusione.

Il nuovo vaccino antipneumococcico già disponibile, amplierà ulteriormente la protezione, dall’infanzia all’anziano, contro i più pericolosi pneumococchi mentre il prossimo vaccino antimeningococco darà una protezione definitiva contro tutti i 5 meningococchi responsabili di un quadro patologico tanto grave.

Verranno così definitivamente prevenute le più comuni meningiti in età pediatrica responsabili, con Haemophilus influenzae tipo b, (il cui antigene è da anni già presente nel vaccino esavalente : vaccino contro difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B, Haemophilus influenzae), di patologie tanto temute da molti millenni.

Il Prof. Giuseppe Caramia
E' primario Emerito di Pediatria e Neonatologia,
specialista in Pediatria, Neuropsichiatria Infantile
e Malattie Infettive




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