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martedì 6 luglio 2010

MENINGITE MENINGOCOCCICA: COS'È E COME DIFENDERSI

Pochi giorni fa, su Gravità Zero, è stato pubblicato un articolo relativo, in particolare, alla meningite meningococcica, una malattia batterica acuta con un decorso molto grave caratterizzato, dopo un periodo di incubazione di 1-10 giorni, da un esordio improvviso con febbre, cefalea intensa, rigidità nucale, nausea, vomito, sopore e/o convulsioni.

Il tema, di grande attualità, merita l'approfondimento di questa grave patologia responsabile, peraltro, di meningiti in età pediatrica.

LE CAUSE E I SINTOMI

La meningite meningococcica è determinata da cinque sierogruppi di meningococchi (o Neisseria meningitidis): A,B,C,Y, W-135.
A volte compaiono petecchie ed emorragie disseminate, ipotensione arteriosa grave, emorragie massive delle ghiandole surrenali, coma e morte in poche ore.

Se si hanno solo sintomi meningitici si parla di "sepsi fulminante encefalica" mentre se si verifica una insufficienza surrenalica acuta da emorragie-infarto delle surrenali, si parla di sindrome di Waterhouse-Friderichsen (sepsi + shock + coagulazione intravasale disseminata) che si ha nel 3% di pazienti che muoiono per infezione meningococcica.

La flogosi dell’endotelio dei piccoli vasi e dei capillari (endotelite), determina la diapedesi dei globuli rossi ed infiltrazione emorragica perivasale (petecchie) mentre nelle forme più gravi la flogosi (o infiammazione) dell’endotelio dà luogo ad una endovasculite obliterante con ostruzione parziale o totale dei vasi e conseguenti zone ulcerose ampie e deturpanti e di necrosi (porpora emorragica gangrenosa) che richiedono interventi chirurgici a volte drammatici com’è avvenuto nella bambina che ha perso gli arti e nonostante tutto, per la sua grande forza di volontà, è diventata una brava schermitrice.

INCIDENZA NELLA POPOLAZIONE

L’incidenza della meningite meningococcica, di circa 2000 casi/anno negli anni 50-70, si è notevolmente ridotta negli anni 90 ad alcune centinaia di casi (200-300)

In passato il tasso di letalità superava il 50%, ma la diagnosi precocissima, una corretta terapia e le misure di sostegno possono determinare la guarigione. Nonostante ciò, nel 10-20% dei casi la malattia è rapida e acuta, con un decorso fulminante che può portare al decesso in poche ore anche in presenza di una adeguata terapia.

I microrganismi di gruppo A, B e C sono responsabili della maggior parte dei casi: il sierogruppo C è più frequentemente responsabile della malattia negli Stati Uniti; in Italia e in Europa sono invece i più frequenti i sierogruppi B e C. In Italia l'incidenza è bassa rispetto al resto dell'Europa (3-6 casi /1.000.000 abitanti rispetto alla media europea di 14,5 casi) e, negli ultimi anni, maggiormente responsabile è risultato il gruppo B (65% dei casi), seguito dal gruppo C (35% dei casi).
Vengono colpiti soprattutto i bambini piccoli sotto i 5 anni ma anche gli adolescenti e i giovani adulti.

COME AVVIENE IL CONTAGIO

La trasmissione avviene per contagio semidiretto interumano per via aerea, mediante goccioline e secrezioni del naso e della gola infette mentre è raro il contagio indiretto, a causa della scarsa resistenza del germe agli agenti fisici ambientali, alla luce solare, all'essiccamento ed ai comuni disinfettanti.

L’insorgenza della malattia è favorita da:
  • vita di comunità: soggetti che vivono e/o dormono in ambienti comuni, come bambini che frequentano il nido, la scuola materna, i collegi, le colonie, i dormitori universitari e, un tempo, le reclute;
  • condizioni di sovraffollamento: aeroporti, cinema;
  • fumo ed esposizione al fumo passivo: un tempo soprattutto i cinema e i locali da ballo;
  • altre infezioni delle prime vie respiratorie come quella influenzale durante i mesi invernali.

La trasmissione del germe avviene per via respiratoria, e il rischio di sviluppare la malattia sembra essere maggiore nelle persone che hanno contratto l’infezione da poco, rispetto a chi invece è portatore da più tempo. Va infatti rilevato che dal 2 al 30% della popolazione è portatrice sana di meningococchi nel naso e nella gola senza presentare alcun sintomo, e questa presenza da sola non comporta un aumento del rischio di meningite.

COME DIFENDERSI

Nella lotta all’infezione da meningococco, sono attualmente disponibili il vaccino coniugato contro il sierotipo C, responsabile del 30-40% delle meningiti meningococciche in Italia, efficace anche nel bambino piccolo e viene praticato dal 3° mese di vita come gli altri vaccini. In alcuni Paesi ad elevata incidenza di malattia è stata introdotta la vaccinazione per tutti i nuovi nati. In Italia il vaccino contro il meningococco C è disponibile dal 2002 ed ha contribuito a prevenire i casi di tale meningite nei soggetti vaccinati.

Esiste poi un vaccino polisaccaridico, con i sierotipi A, C, W135, Y, che ha una buona efficacia ma di breve durata, 3 anni nei vaccinati di età superiore a 4 anni, nei confronti dei sierotipi contenuti nel vaccino. Non è invece in grado di stimolare le difese immunitarie nei bambini di età inferiore ai due anni. E’ pertanto indicato per le persone che si recano in Paesi dove i ceppi A, C, W135 e Y sono causa di estese epidemie.
Infine è prossima la commercializzazione di un vaccino contro i 5 agenti patogeni A, B, C, W135, Y che sembra dare ottimi risultati per prevenire tali meningiti.

Da quanto sopra emerge che, oltre alla comune vaccinazione (Esavalente fra il 60° e 90° giorno di vita) tutti lattanti dovrebbero praticare la vaccinazione antipneumococcica e antimeningococcica che ha dimostrato una ottima efficacia con modesti effetti collaterali, effetti che non hanno impedito la loro ampia diffusione.

Il nuovo vaccino antipneumococcico già disponibile, amplierà ulteriormente la protezione, dall’infanzia all’anziano, contro i più pericolosi pneumococchi mentre il prossimo vaccino antimeningococco darà una protezione definitiva contro tutti i 5 meningococchi responsabili di un quadro patologico tanto grave.

Verranno così definitivamente prevenute le più comuni meningiti in età pediatrica responsabili, con Haemophilus influenzae tipo b, (il cui antigene è da anni già presente nel vaccino esavalente : vaccino contro difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B, Haemophilus influenzae), di patologie tanto temute da molti millenni.

Il Prof. Giuseppe Caramia
E' primario Emerito di Pediatria e Neonatologia,
specialista in Pediatria, Neuropsichiatria Infantile
e Malattie Infettive

mercoledì 17 marzo 2010

LE PIASTRINE E LA FUNZIONALITA' DELLE CELLULE NERVOSE


Da molto tempo è noto a tutti che la più importante funzione delle piastrine è di arrestare la fuoriuscita del sangue dalle ferite: con il concorso di un insieme di enzimi, proteine e lipidi, e attraverso complessi meccanismi metabolici, contribuiscono a formare il coagulo che arresta l'emorragia. E’ anche noto che esistono delle strette correlazioni enzimatiche, metaboliche e similitudini fra le piastrine e le cellule nervose, a proposito del metabolismo di vari neurotrasmettitori quali serotonina, dopamina, GABA, ecc. Molto verosimilmente perché le piastrine possiedono caratteristiche molto simili s’ipotizzano come derivate dallo stesso foglio embrionale. Esse, infatti, hanno: simili recettori, sono condizionate da diversi agenti di stress, inclusi quelli psicologici e hanno un enzima, l’enolasi, con le sue sub unità, esattamente come il cervello e sono le uniche cellule a possedere queste caratteristiche di similitudine. Per tali motivi le piastrine da qualche tempo considerate dei marker biologici in psichiatria, vengono anche chiamate “neuroni circolanti” o “ambasciatrici del cervello” e potrebbero offrire un rilevante vantaggio nella comprensione della neurofisiologia di vari disordini psichiatrici. Inoltre, alcune modificazioni delle funzioni piastriniche sono state osservate nelle sindromi psichiatriche ed è affascinante il legame fra patologia depressiva, coronarica e funzione piastrinica.

In tale ambito, dopo un ampio esame della letteratura internazionale sull’argomento, dei ricercatori italiani partendo dalle suddette constatazioni, hanno ipotizzato che lo studio delle caratteristiche e delle variazioni compositive e metaboliche degli acidi grassi dei lipidi piastrinici avrebbe potuto fornire dei dati importanti su alcuni aspetti della funzionalità delle cellule nervose.

Tale ipotesi è stata formulata dal Prof. Massimo Cocchi dell’Università di Bologna e Professore di Biochimica della Nutrizione presso la L. U. de. S. University, di Lugano, Svizzera, Presidente della Sezione di Bologna della Società Italiana di Biologia Sperimentale “Oliviero Mario Olivo”, che nella sua lunga attività professionale, in Italia e all’estero, si è dedicato allo studio biochimico dei lipidi ed ha maturato un’approfondita conoscenza sui loro aspetti metabolici e dal Prof. Lucio Tonello, Professore di Scienze Bio- Matematiche presso la L. U. de. S. University, di Lugano, Svizzera.

lunedì 19 ottobre 2009

INCONTRO CON IL PREMIO NOBEL PER LA CHIMICA KARY MULLIS


Vi abbiamo anticipato dell'incontro che la redazione di Gravità Zero ha avuto con il Premio Nobel per la Chimica Kary Mullis nell'ambito di una conferenza sui suoi nuovi studi su farmaci anti infettivi usando la PCR.

Partendo da una riflessione di Kary Mullis, espressa nella sua recente autobiografia, al convegno si è parlato non tanto del tempo fisico in cui si sviluppa una ricerca ma soprattutto di quello dell'accettazione da parte del mondo scientifico per le successive applicazioni universali.

Kary Mullis, biochimico californiano, eccentrico e provocatore, è divenuto celebre per la scoperta della Pcr (Polymerase Chain Reaction): una tecnica che permette di amplificare in vitro frammenti anche minimi di Dna.

Nella foto da sinistra il Prof. Giuseppe Caramia, il Prof. Kary Mullis e alcuni familiari dello scienziato ospiti in Italia.

Nel 1993 ha ricevuto il Premio Nobel per la Chimica, mentre nel 2004 gli e' stata conferita dalla Facolta' di Farmacia dell'Universita' di Bologna la laurea honoris causa in Biotecnologie farmaceutiche.

Per l'occasione il Comune di Bologna ha assegnato allo scienziato il Turrita d'argento, riconoscimento che Palazzo D'Accursio riserva alle personalità non bolognesi che si distinguono per l'eccellenza nelle arti, nella scienza e nella cultura.

Approfondimenti

mercoledì 14 ottobre 2009

INCONTRO CON IL PREMIO NOBEL KARY MULLIS


Il nostro resp. scientifico per le materie mediche, Prof. Giuseppe Caramia, ha incontrato ieri il prof. Kary Mullis, premio Nobel per la Chimica nel 1993 nell'ambito di una conferenza sui suoi nuovi studi su farmaci anti infettivi usando la PCR.

Il Prof. Mullis ha ricevuto il premio Nobel per l'invenzione della PCR (Polymerase Chain Reaction), una metodica che ha rivoluzionato la biologia consentendo di amplificare singoli frammenti di DNA. Tale metodica di analisi del campione biologico viene oggi utilizzata nella maggior parte dei laboratori di Genetica del mondo.

Lo scienziato ha tenuto una lezione magistrale sul tema "PCR e Altermune" presentando la storia della sua invenzione e le ricerche che sta compiendo in tema di sistema immunitario.

L'incontro è avvenuto a San Giovanni Rotondo, presso l'Istituto di Ricovero e Cura "Casa Sollievo della Sofferenza".

La locandina dell'evento.




Il Sito web del Prof. Mullis:
www.karymullis.com
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giovedì 7 maggio 2009

LE GIORNATE NAZIONALI DI NUTRIZIONE PRATICA 2009

La 3ª Edizione Italiana - 13-14 maggio 2009

Dietecom, dopo due anni di successi, a partire dalla terza edizione de Le Giornate Nazionali di Nutrizione Pratica cambia nome in NutriMI.

NutriMI significa innanzitutto Nutrizione, tema centrale di un evento unico nel suo genere, strutturato nell’ottica di ampliare gli orizzonti scientifici sul complesso rapporto tra alimentazione e salute attraverso un approccio multidisciplinare che, partendo dai Professionisti della Salute, coinvolga oltre al mondo scientifico anche l’industria agroalimentare e i media.

NutriMI vuol dire anche Milano, città elettiva del Convegno che ha dimostrato di essere sempre più attenta all’importanza dell’alimentazione e al ruolo fondamentale che essa riveste per la Salute e la Vita dell’Uomo, scegliendo di dedicare l’Expo 2015 al tema ‘Nutrire il pianeta, energia per la vita’.

Un Convegno di alto profilo culturale e scientifico che rappresenta un cruciale momento di aggiornamento su tutte le novità e tendenze in materia di alimentazione: in questo quadro, i massimi esperti del settore saranno chiamati a condividere il proprio patrimonio di conoscenze per creare una rete di scambio dei saperi, che favorisca il progresso di una scienza indispensabile per il benessere dell’uomo.

Le Giornate di Nutrizione Pratica rappresentano quindi il momento d’incontro tra: Professionisti della Salute, Comunità scientifica, Aziende, Media.

Qui di seguito la brochure da scaricare dal sito www.nutrimi.it

lunedì 16 febbraio 2009

L'EPIDEMIA DI INFLUENZA 2008-2009

L'influenza è la principale malattia infettiva dell'apparato respiratorio. E’ provocata da virus in grado di diffondersi rapidamente attraverso le microscopiche goccioline di saliva emesse con starnuti e tosse.

I virus influenzali vengono classificati in tre diversi tipi (A, B e C) ed in vari sottotipi, sulla base delle caratteristiche degli antigeni di superficie, denominati emoagglutinina (H) e neuroaminidasi (N). Il tipo C è alquanto raro per cui le epidemie influenzali sono provocate prevalentemente dai tipi A e B.

Una delle caratteristiche dei virus influenzali è quella di andare incontro, di anno in anno e da regione a regione, a mutazioni, responsabili della gravità e della dimensione di ogni singola epidemia.

[...]
Quanto è efficace la vaccinazione contro l'influenza? Come vaccinarsi? Cosa sappiamo a proposito dell'influenza Australiana? E' possibile controllare la diffusione dell'influenza su Internet?

per saperne di più:
BambinoProgettoSalute
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sabato 14 febbraio 2009

L'OBESITÀ IN ITALIA: UNA GRANDE CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE E SCREENING

Per sovrappeso e obesità si intende quella condizione che si verifica quando vi è un eccesso di massa grassa che supera i valori dell’indice di massa corporea (BMI). Tale indice, tenuto conto di piccole variazioni in rapporto all’età pediatrica e alla razza, si ricava dal rapporto del peso espresso in Kg e l'altezza espressa in metri al quadrato, è l'indicatore oggi più utilizzato nella valutazione clinica e nella classificazione del sovrappeso e dell'sbesità (es. Peso Kg. 70 / altezza m. 1,702 = 24,2: peso al limite superiore del normale).




L’obesità è il primo passo verso l’ipercolesterolemia, l’ipertensione, l’aterosclerosi, il diabete, le patologie cardiovascolari, i problemi respiratori con apnee nel sonno ecc. Considerata, fino a non molti anni fa, solo una condizione in cui vi è un accumulo di grasso negli adipociti, in seguito a numerose indagini è emerso che il grasso bianco, costituito da adipociti maturi e da altre cellule, è un vero e proprio organo endocrino con un importante ruolo nei meccanismi infiammatori e metabolici divenendo così un importante problema di salute pubblica a livello mondiale.

Epidemiologia e costi

Negli USA, si sono registrati i picchi massimi di obesità pari al 40% negli adulti e il 32% dei soggetti in età evolutiva, percentuali che purtroppo sono di poco inferiori in molti altri paesi.
In Italia dove la dieta mediterranea dovrebbe rappresentare una significativa prevenzione, l'obesità non è una malattia dei ricchi, in quanto coinvolge anche quelle fasce di popolazione più svantaggiate dal punto di vista socioeconomico . Il 34% delle persone pari a circa 18 milioni di adulti, è sovrappeso e circa il 10% pari a quattro milioni è obeso. Soprattutto gli uomini sono in sovrappeso (42% contro il 25,7% delle donne) e l'obesità è più comune nel Sud (11,4%, contro 7,5% del Nord-Ovest). Le età più a rischio sono i 45-54 anni (13%) e i 55-64 anni (15%) mentre rare sono le persone anziane sovrappeso (12,4%).
Alcuni dati epidemiologici evidenzialo che ogni giorno 156 italiani perdono la vita, pari a 57 mila decessi/anno per le conseguenze dell'eccesso di peso, con un costo che secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanita' (Oms) e' pari all'1% del Prodotto interno lordo. In Europa l’obesità incide per l'1% del Pil e per il 6% della spesa sanitaria. I costi indiretti, come perdita di produttività sul lavoro, sono doppi rispetto a quelli diretti, calcolati come numero di posti letto occupati mentre difficilmente calcolabili sono i costi dovuti a minor rendimento scolastico, discriminazione lavorativa, problemi psicosociali

La campagna "Dai peso al peso"

Per cercare di mettere un freno ad un problema di salute pubblica tanto grave prende il via da Roma il 13 e 14 Febbraio per terminare in Giugno a Cagliari la campagna 'Dai peso al peso', organizzata nell'ambito del progetto per combattere il sovrappeso e l’obesità, condotto in collaborazione fra Istituto Superiore di Sanità, Istituto San Raffaele Pisana di Roma, la Società italiana dell'obesità e l’azienda Acaya, specializzata in simulazioni sanitarie.

Durante il periodo della campagna, saranno in campo oltre 200 medici e 100 infermieri in 8 ambulatori e dal 2 febbraio sarà attivato il numero verde 800.928892. Le persone di età compresa tra i 18 anni e i 75 anni interessate al controllo, possono liberamente avvicinarsi ai 50 punti predisposti nelle Iper-Coop, dove saranno accolte da medici e infermieri per controllare il peso su apposite bilance, che riescono a calcolare la quantità di grasso anche stando in posizione eretta, misurare la pressione arteriosa, eseguire un prelievo capillare di sangue per determinare la glicemia e il profilo lipidico e un test sul comportamento psicologico nei confronti dell’alimentazione.

Si otterrà per la prima volta una mole di dati, per i quali è stato garantito l’anonimato dal Direttore del Dipartimento del Farmaco dell'Iss, Dr. Stefano Vella, relativa a 10 mila persone in sovrappeso o obese e si cercherà di valutare, come ha detto il Prof. Saverio Cinti dell’Università Politecnica delle Marche e Presidente della Società Italiana dell'Obesità, quante sono le persone obese e in sovrappeso effettivamente a rischio di patologie conclamate. Queste potranno essere ricontattate e ricontrollate a scopo preventivo in futuro per seguire l'evoluzione del loro stato di salute.

La prevenzione

La prevenzione è tutt’altro che facile perché lo stile di vita è cambiato (meno frutta, verdure e pasti a orari regolari) e le offerte alimentari di hamburger con salse pronte, biscotti, merendine, patatine fritte, cibi industriali con additivi contenenti sostanze scatena-fame ecc. sono notevolmente aumentate. Inoltre negli ultimi anni un hamburger che conteneva fra 500 e 600 calorie, oggi arriva a contenerne 1.200 e nei vari alimenti si abbonda con gli oli di semi che, a differenza dell’olio extra vergine d’oliva, oltre ai gravi problemi metabolici, non da il senso di sazietà.

Sono pertanto indispensabili tre elementi fondamentali:
  • esercizio fisico: deve essere misurato in rapporto con l’età del soggetto; negli anziani le passeggiate possono essere di notevole aiuto;
  • tipo di alimentazione: deve tenere conto dei cardini della “dieta mediterranea”, ricca di verdura, frutta in più pasti nella giornata, olio extra vergine d’oliva possibilmente come unico grasso, pesce;
  • quantità ridotte: queste devono essere spiegate concordate e ripetutamente “contrattate” con un medico senza rinunciare ai carboidrati soprattutto complessi e permettendo qualche deroga perché il mangiare è uno dei piaceri della vita e la dieta non deve essere una punizione altrimenti o prima o dopo viene abbandonata con maggiori recuperi di peso. In pratica bisogna far capire quale è l’eventuale deroga che non fa perdere peso per cercare di limitarla al massimo concordando alternative alimentari e quantità.

Le risposte alla campagna “Dai peso al peso” una delle più vaste mai condotte in Italia, sono attese fra circa un anno e mezzo, a conclusione dell’esame di tutti i dati rilevati.

Per saperne di più: www.nutrimi.it
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mercoledì 11 febbraio 2009

UNA RICERCA ITALIANA CHE FA BENE AL CUORE

La Dr.ssa Ariela Benigni, ricercatrice dell'Istituto Mario Negri di Bergamo, e la sua equipe hanno pubblicato sul Journal of Clinical Investigation del 09 Febbraio 2009, un articolo riguardante i rapporti fra l’inibitore del recettore cellulare di tipo 1 per l'angiotensina II e la longevità.

La ricercatrice era partita dal concetto che il sistema renina-angiotensina gioca un ruolo di primo piano nella eziologia della ipertensione e della patogenesi delle malattie cardiache e renali nell’uomo.

L’angiotensina II (Ang II) è il prodotto principale di tale sistema e regola la risposta immunitaria, l’infiammazione, la crescita cellulare e la proliferazione. Nel topo questo avviene attraverso due recettori dell’Ang II i recettori tipo 1 e 2 (AT1 and AT2).

L’effetto dell’Ang II di aumentare la pressione e di favorire varie patologie cardiovascolari e renali è mediato dal recettore AT1, che è espresso in vari organi compresi il cuore, i vasi sanguigni, i reni, le ghiandole surrenali e i centri nervosi che regolano la funzionalità cardiovascolare.

La Dr.ssa Benigni, con la sua equipe, ha pertanto voluto indagare l'effetto dell’assenza del gene che da luogo al recettore AT1 per l'angiotensina II, il gene Agtr1, sulle alterazioni cardiovascolari e renali in un gruppo di topi geneticamente modificati.

Da approfondite indagini e rilievi statistici, è emerso che l’assenza del gene che da luogo al recettore AT1, oltre alla riduzione delle alterazioni cardiovascolari e renali, in seguito alla riduzione del danno mitocondriale e ad una riduzione dello stress ossidativo, e, molto verosimilmente, per lo stimolo di geni che favoriscono la longevità, i geni nicotinamide fosforibosiltransferase (Nampt) e sirtuina 3 (Sirt3), i topi avevano una vita più lunga di circa il 30%. Infatti presentavano meno danni biochimici secondari a stress ossidativo e aterosclerosi, meno danni al cuore, ai reni e al cervello e si presentavano in salute ed attivi.

L’uomo è alquanto diverso dal topo anche perché presenta un solo recettore dell’Ang II, il recettore AT1, ma secondo i ricercatori vi sarebbero fondati motivi per proseguire le indagini in tale ambito onde verificare se, attraverso la modulazione di tale recettore dell'angiotensina con farmaci già noti ed usati da tempo come anti-ipertensivi, sia in qualche modo possibile ottenere risultati simili sulla longevità anche nell’umano.

CONCLUSIONI

In sostanza è stato evidenziato che l'eliminazione o l’assenza del gene che da luogo al recettore AT1 riduce i danni cardiovascolari e renali in quanto viene ridotto lo stress ossidativo e i danni ai mitocondri, importanti strutture all'interno delle cellule e l'infiammazione che ne deriva ad arterie e tessuti da queste irrorate, cuore, rene, cervello. Viene così tolta l'eziologia (cioè la causa, l'origine), l'elemento di partenza di tali danni. In parole povere mantenendo sane alcune importanti strutture ne deriva un allungamento della vita dei topi.

La cosa potrebbe essere utile anche nell'uomo non tanto nel senso di togliere tale gene dal suo patrimonio genetico, cioè da ogni cellula dell'organismo cosa impossibile, ma, se si potesse sopprimere o ridurre la sua azione con qualcuno dei farmaci oggi a disposizione o che potrebbero essere messi a punto, molto verosimilmente si potrebbe almeno ridurre un elemento genetico che porta ai danni delle suddette strutture e quindi all' "invecchiamento" di tali tessuti che portano poi alla morte.

Secondo la teoria dei radicali liberi, l’invecchiamento è dovuto sia al normale metabolismo dell’organismo sia a stress ossidativi secondari a patologie, traumi, sostanze tossiche ecc. che determinano la produzione di materiali di scarto all’interno delle cellule, i così detti radicali liberi. Questi sono le specie reattive dell’ossigeno (ROS) cioè sostanze ossidanti [in particolare l’anione superossido (O-2 ), il radicale idrossilico OH. , il perossido d’idrogeno (H2O2) ecc.] con azione altamente aggressiva contro le principali macro e micro molecole dell’organismo quali lipidi, glucidi, protidi, mitocondri, DNA ecc.

Quando attaccano i lipidi che formano le membrane di ogni cellula, causano l’ossidazione e quindi l’alterazione della fluidità della membrana con invecchiamento delle cellule, quando interessano enzimi, mitocondri, proteine, diventano responsabili di dismetabolismi, dell'infiammazione nei vari distretti dell'organismo (vasi, cuore, reni, articolazioni ecc), quando interessano il DNA (acido desossiribonucleico) di alterazioni delle informazioni genetiche con possibile insorgenza di tumori o, nel caso specifico, di alterazioni vascolari cardiache e renali.

Tali sostanze ossidanti possono essere neutralizzate da antiossidanti prodotti normalmente dall'organismo, ma in misura sempre minore con il progredire dell'età, o introdotti con gli alimenti quali frutta, verdura, té, olio extra vergine d'oliva ecc. Per tali motivi oggi si ritiene che oltre alle cause genetich, le patologie cronico-degenerative, compreso l’80% delle neoplasie, in particolare quelle dell’intestino, del seno, della prostata ecc, sono determinate dallo stile di vita di ogni singola persona, nel quale l’alimentazione con i suoi antiossidanti gioca un ruolo di primo piano.

sabato 13 dicembre 2008

TRAPIANTO DI FEGATO PEDIATRICO AL CONGRESSO DI AVERSA


Il trapianto di fegato, cioè la sostituzione di un fegato ammalato con uno sano prelevato da un donatore, è stato realizzato per la prima volta nel 1963 a Denver nel Colorado ma il primo successo si è avuto solo nel 1967 e per un tempo alquanto breve. Negli anni '70, solo il 25% dei pazienti sopravvivevano almeno un anno e solo negli anni '80 con la messa a punto della ciclosporina i risultati sono migliorati negli adulti e nei bambini.

La ciclosporina infatti, uno dei più potenti farmaci immunosoppressivi utilizzati per prevenire il rigetto dei trapianti è il maggior responsabile del successo di tutti i tipi di trapianti d’organo, agisce inibendo i linfociti T helper, responsabili del rigetto, senza però alterare la funzione del midollo osseo da dove originano molte delle cellule vitali del sangue.

Così dall'inizio degli anni 90 il trapianto di fegato è divenuto, in età evolutiva, un trattamento standard ha sostenuto la Prof.ssa Giorgina Mieli-Vergani, dell’Institute of Liver Studies - King's College Hospital, Denmark Hill, London, nella sua relazione al Congresso Nazionale di Pediatria Ospedaliera ad Aversa organizzato dal Presidente della Società Italiana Pediatria Ospedaliera Prof Salvatore Vendemmia.

Le indicazioni per il trapianto di fegato pediatrico comprendono epatopatie croniche scompensate di varia eziologia quali l’ atresia delle vie biliari dopo una enterostomia di Kasai che non ha avuto successo, deficienza di alfa 1 anti-tripsina, colangite sclerosante, colestasi progressive familiari, malattia di Wilson, epatite autoimmune, fibrosi cistica, ecc); gravi malattie metaboliche incompatibili con una vita normale e dovute a difetti enzimatici confinati solo o soprattutto al fegato (per esempio sindrome di Crigler Najjar tipo 1, ipercolesterotemia familiare, acidemia propionica, difetti del ciclo dell'urea, ecc); tumori che rispondono alla chemioterapia ma rimangono inoperabili; insufficienza epatica acuta; complicazioni di malattie epatiche croniche associate a povera qualità di vita (per esempio prurito e xantomatosi nella sindrome di Alagille).

La Prof.ssa G. Mieli-Vergani sottolinea che in pediatria, la decisione di procedure a trapianto non è presa solo sulla base di una diminuita possibilità di sopravvivenza, ma anche sulla necessità per il bambino di crescere, di studiare e di vivere normalmente, completamente integrato nella società. Il bambino e la famiglia hanno bisogno di accurati accertamenti medici e psicologici prima che il bimbo sia messo in lista per trapianto e devono essere pronti ad accettare la dipendenza dalla struttura sanitaria per molti anni a venire.

Nonostante il trapianto di fegato continui ad essere una operazione molto complessa che può durare anche molte ore, richiedere quantità notevoli di sangue trasfusionale e presentare frequenti complicazioni, il tasso di sopravvivenza nei bambini si attesta all’80-90%.

Il numero di organi disponibili è molto basso rispetto alle necessità, e anche per questo si sono sviluppate le tecniche dello ‘split-liver’, cioè la divisione in due sezioni del fegato che può, successivamente, essere impiantato su due differenti pazienti, la porzione sinistra, più piccola, su un bambino e quella destra su un adolescente o adulto, e il trapianto di fegato tra viventi. Il fegato infatti si rigenera, ed è quindi possibile l'espianto parziale da un donatore vivente. Questa tecnica è anche stata favorita dal fatto che in alcune nazioni (ad esempio Corea del Sud o Giappone) non sia concepibile, per motivi religiosi e culturali, prelevare organi da un cadavere.

Inoltre il notevole successo ottenuto dalla tecnica dello ‘split-liver’ ha migliorato in modo drammatico la disponibilità e la prognosi del trapianto epatico pediatrico aumentando il pool di organi per bambini di tutte le età: grazie allo split-liver è possibile salvare due vite con un solo donatore. Particolarmente interessante è la procedura del trapianto ausiliario, che permette di correggere malattie metaboliche con gravi effetti sistemici, ma associate ad una normale funzionalità epatica, come la sindrome di Crigler Najjar tipo 1 or l'ipercolesterolemia familiare, senza i rischi associati ad un trapianto di organo intero, e di offrire a pazienti con insufficienza epatica acuta un periodo ponte per una guarigione del loro fegato, evitando così la necessità dell'uso di farmaci anti rigetto a lungo termine.

Una nuova tecnica peraltro ancora sperimentale, è il trapianto di epatociti, attualmente per la cura parziale di difetti metabolici come la sindrome di Crigler Najjar tipo 1, la deficienza di fattore VlI, i difetti del ciclo dell’urea e la glicogenosi di tipo 1. In via di sperimentazione e' anche il trapianto di epatociti per bambini con colestasi familiare progressiva o insufficienza epatica acuta.

La Prof.ssa G. Mieli-Vergani ha concluso affermando che sebbene il trapianto di fegato abbia diminuito drasticamente la mortalità delle malattie epatiche in età pediatrica, è importante ricordare che avere il fegato di un' altra persona è di per se una"malattia cronica” per le cure che devono essere continuamente attuate e che una delle cause più comuni di complicanze, particolarmente negli adolescenti e giovani adulti, che porta alla perdita dell'organo trapiantato è la mancata aderenza alla terapia anti-rigetto (ciclosporina, corticosteroidi, tacrolimus) che può portare ad un ulteriore trapianto.
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giovedì 11 dicembre 2008

LA SALUTE DEGLI ITALIANI OGGI: E DOMANI?

La salute degli italiani è decisamente buona come mostrano le aspettative di una lunga vita e le prospettive sarebbero ancora migliori se venissero promossi comportamenti e stili di vita adeguati soprattutto per quanto riguarda l'attività sportiva, considerata una vera e propria medicina, l'alimentazione, il fumo e l'abuso di alcol.

Al Convegno nazionale su “Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia (PASSI): dalla lettura dei dati alla programmazione sanitaria" organizzato dal CCM (Centro nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie) del Ministero e dal CNESPS (Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute) dell'Istituto Superiore di Sanità, è stata presentata la sintesi del Rapporto nazionale “PASSI 2007 con gli interventi preventivi messi in campo dalle Aziende Sanitarie Locali e dalle Regioni.

L'evento ha rappresentato un'occasione di riflessione sulle informazioni raccolte per la programmazione in sanità pubblica attraverso il contributo delle esperienze regionali e aziendali e il confronto con i partner istituzionali e i portatori di interesse.

Dalle interviste telefoniche di 20.000 persone effettuate da operatori sanitari tramite un questionario standardizzato su un campione di popolazione adulta tra i 18 e i 69 anni nel corso del 2007 è emerso il dato confortante che il 65% ritenere buono o molto buono il proprio stato di salute.

Continua inoltre a diffondersi e si consolida nei cittadini la cultura della salute, insieme alla consapevolezza del legame tra benessere e stili di vita e comportamenti preventivi. Come brutto rovescio di una così bella medaglia è però risultato che il 32% delle persone è in sovrappeso, 31% si è dichiarato fumatore, il 28% è completamente sedentario, il 16% ha abitudini di consumo di alcol considerate a rischio e l'11% è obeso.

Da quanto ora riportato appare evidente che adeguati interventi su comportamenti e stili di vita possono dare risultati brillanti soprattutto se messi in atto in un periodo particolarmente sensibile della vita dell’uomo e soprattutto delicata rispetto agli esiti di salute psico-fisica e di vita future quale quello dell’età evolutiva.

Soprattutto in tale epoca la “dieta mediterranea” proposta negli anni 1950 dal Dottor Keys che dal freddo Minnesota si è trasferito con la moglie nella sua seconda casa nell’Italia meridionale nel piccolo e bellissimo borgo marino di Pioppi del Comune di Pollica nel Cilento, in Provincia di Salerno, dove è vissuto per circa quaranta anni, è di fondamentale importanza.

Dall'ultima recente indagine su "Abitudini e stili di vita degli adolescenti", che viene condotta da oltre 10 anni dalla Società italiana di pediatria su un campione di 1200 studenti delle scuole medie inferiori, di età compresa tra 12 e 14 anni è invece emerso, come elemento più allarmante un ulteriore aumento del consumo di fumo, alcol e droga. Tale fenomeno in costante crescita da molti anni, evidenzia incrementi significativi dato che nel 2008, il 30,2% ha ammesso di aver fumato almeno una volta una sigaretta, contro il 23,6% del 2007, il 10% ha ammesso di essersi ubriacato, rispetto al 9% e che il 6,4% ha fumato cannabis, contro il 4,2%.

Rilevante è inoltre risultato l'accesso e l'uso delle tecnologie di comunicazione. Fino al 2000 quasi tutti avevano sentito parlate di Internet, ma solo il 37% aveva un personal computer a casa e meno del 25% aveva navigato almeno una volta sul web. Nel 2008, il 42,4% (45% delle femmine contro il 41% dei maschi) utilizza quotidianamente Internet e solo il 12% non si collega mai in Internet. Inizialmente su internet si cercavano informazioni e approfondimenti per la scuola, oggi ci si collega in rete per scarico di musica/video (76,4%), messenger (75,9%), chat (69,9%), e, soprattutto, viene utilizzato YouTube (76,5%). I comportamenti a rischio dichiarati sono: il 39% richieste da sconosciuti, in chat o in messenger, del numero di telefono e il 13,3% lo ha dato. Inoltre, in percentuali variabili, sono stati richiesti incontri, foto e uso di web cam: una parte di questi giovani ha aderito a tali richieste.

Il Presidente della Società Italiana di Pediatria Dr Pasquale Di Pietro ha pertanto sostenuto la “necessità di un intervento tempestivo e congiunto di famiglia, scuola, pediatri e Istituzioni che deve comprendere: la realizzazione di campagne istituzionali, specificatamente rivolte agli adolescenti, di sensibilizzazione e informazione sui rischi derivanti dal fumo, dal consumo di alcol e dall'assunzione di sostanze (così come sono state realizzate in altre nazioni); una azione capillare, dello stesso tenore, da parte della scuola; un controllo maggiore esercitato dai genitori che spesso (specie per quanto riguarda il fumo) sono più tolleranti del dovuto; un ruolo più incisivo dei pediatri di sostegno e indirizzo alla famiglia per prevenire o intervenire sul fenomeno".

Uguale impegno deve essere posto nel ridurre l'overdose televisiva che condiziona, in peggio, tutti i comportamenti degli adolescenti: da quelli alimentari a quelli sociali. Il tempo in eccesso passato davanti alla TV (più di tre ore al giorno), con i messaggi e i modelli veicolati, favoriscono una ridotta attività fisica e sportiva, una minore socializzazione, minori stimoli culturali, meno dialogo e tempo trascorso con i genitori: stili di vita.

Più positivi sembra invece essere alcuni aspetti relativi alla alimentazione: frutta e latte sono gli spuntini scelti da almeno il 50% del campione, bibite gasate e merendine ricche di grassi saturi e di grassi trans, rimangono una percentuale minoritaria.

martedì 25 novembre 2008

OLIVE ED OLIO DI OLIVA VERGINE NELLA CORRETTA ALIMENTAZIONE - UN CONVEGNO AD ASCOLI PICENO

L’olio proveniente dalla “spremitura” delle olive rappresenta uno dei più antichi alimenti. Unitamente alla pianta di olivo è noto da millenni e, nel corso dei secoli, è stato utilizzato come alimento, come presidio terapeutico per molte condizioni patologiche ma anche come unguento per gli atleti, come fonte di illuminazione e per i riti sacri.

Negli ultimi trent’anni per le notevoli acquisizione scientifiche sugli aspetti nutrizionali, viene considerato elemento cardine della cosiddetta “dieta mediterranea” in quanto ricco di importanti principi nutrizionali indispensabili, quali gli acidi grassi monoinsaturi e gli acidi grassi essenziali oltre a particolari componenti minori di estrema importanza per il mantenimento della salute, quali gli antiossidanti.


Vi sono pertanto fondati motivi salutistici per proteggere e sostenere la produzione e il consumo dell'olio di oliva extravergine in quanto è il miglior regalo che possiamo offrire al nostro organismo per godere di una buona salute e renderci, con gli alimenti, la vita gustosa e piacevole.

Di questi temi tratteremo in un convegno ad Ascoli in occasione dell’incontro sui ”125 anni di storia dell’Agricoltura Picena”.

27 Novembre 2008 - ore 9,30
“OLIVE ED OLIO:
DALLA MADRE TERRA ALLA TAVOLA”
ISTITUTO TECNICO AGRARIO STATALE "Celso Ulpiani"
Viale Repubblica n. 30 - 63100 ASCOLI PICENO - Italia
Telefono: 0736-41641/41954 - Fax: 0736-342762
www.agrario-ulpiani.it


Per chi fosse interessato al convegno ne parlo più approfonditamente qui sul blog bambinoprogettosalute.

Qui invece gli atti dei convegni precedenti.


venerdì 21 novembre 2008

CELLULE STAMINALI EMBRIONALI: FRA RICERCA MEDICO-BIOLOGICA, ETICA, RELIGIONE ED ECONOMIA

Di seguito il primo articolo che parte dalla notizia apparsa in questi giorni sulla rivista Stem Cell di un gruppo di ricercatori italiani dell’Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) di Napoli in cui si dimostra che una proteina è in grado di far “regredire” le cellule adulte a uno stadio pluripotente (tornano in grado, cioè, di differenziarsi nuovamente in altri tipi cellulari).

Le cellule staminali “per eccellenza” sono quelle embrionali che, per la prima volta nel 1998, sono state coltivate e moltiplicate in vitro da embrioni, ottenuti con tecniche di fecondazione in vitro, non più utilizzabili per l’impianto in utero.

Tali cellule contenendo nel loro DNA i programmi genetici di qualsiasi tipo di tessuto, sono totipotenti, cioè possono dare origine ad un nuovo organismo, e il loro studio permetterebbe di capire i meccanismi che determinano le malformazioni, la risposta ai farmaci, i meccanismi epigenetici che regolano l’espressione dei geni, quelli utili, in vitro e in vivo, per fermare la corsa delle cellule staminali verso il loro destino, e successivamente di indirizzarle verso la specializzazione voluta ecc. Si potrebbe inoltre indagare la formazione dei tumori in quanto le cellule tumorali, come quelle staminali, si riproducono molte volte senza differenziarsi. Emerge quindi chiaramente la spettacolare potenzialità delle cellule staminali embrionali e l’entusiasmo che questo solleva negli studiosi per indagare i segreti più reconditi della natura umana.

Le cellule staminali embrionali vengono però ricavate dalle blastocisti, cioè da formazioni sferiche di poche cellule di embrioni e quindi di potenziali esseri umani, che, una volta ottenute ed utilizzate determinano la distruzione dell’embrione stesso, atto che equivale ad una loro uccisione.

Per tale motivo le ricerche sulle cellule staminali embrionali totipotenti sono diffusamente dibattute, e alimentano intensi dibattiti come sempre accade quando le interazioni fra ricerca scientifica medico-biologica, etica, religione, economia e politica si rivelano in tutta la loro complessità.

In tale ambito si trovano infatti contrapposti coloro i quali considerano il concepimento l’inizio della vita dell’“essere umano”, e quindi contrari all’utilizzo degli embrioni umani per fini di ricerca e cura, e coloro che sostengono la necessità di ricerche sulle cellule embrionali umane, pur implicando questa la distruzione dell’embrione, per le enormi implicazioni terapeutiche che ne possono derivare.

Gli atteggiamenti verso l’uso di cellule staminali a fini di ricerca e/o di cure mediche variano da un paese all’altro. In Italia l’utilizzo per ricerche degli embrioni congelati non più utili per impianti in utero, destinati quindi alla distruzione, sono vietati dalla legge 40 che regolamenta la disciplina: in pratica è la posizione più restrittiva.

In alcuni stati sono permesse ricerche solo su quelle cellule staminali già messe in coltura precedentemente e quelle importate dall’estero. Negli Usa ed in particolare in Germania e in Austria, con piccole differenze fra le tre nazioni, l’estrazione di cellule staminali da un embrione umano è considerata illegale. In Gran Bretagna, Spagna, Francia, Singapore, Israele, Corea del Sud è perfettamente legale anche se gli scienziati britannici possono utilizzare embrioni umani solo fino a quattordici giorni dopo la fecondazione dell’ovulo momento in cui l’embrione è un insieme di cellule, grande circa 0,2 mm. Infine in molti altri paesi non esistono ancora leggi precise atte a disciplinare la ricerca sulle cellule staminali embrionali umane.

In tale dibattito anche le tre religioni monoteistiche sono intervenute assumendo posizioni diverse. Infatti mentre la religione cattolica ritiene che la vita abbia inizio dall’incontro dell’uovo con lo spermatozoo e quindi interrompere la normale evoluzione significa mettere fine alla vita di un essere umano, per l’Ebraismo e per l’Islam l’embrione diventa essere umano al momento della nascita. Pur essendo concordi nel divieto di produrre deliberatamente embrioni in vitro al solo fine della ricerca, Ebraismo e Islam non considerano l’embrione in vitro una vita potenziale a tutti gli effetti, per cui la ricerca scientifica è permessa. L’ebraismo ritiene che l’uovo fertilizzato non sia ancora una persona e, quindi, non abbia diritto alle stesse tutele. Pone solo tre condizioni alla ricerca su tali cellule: l’embrione deve essere in vitro, cioè extracorporeo alla donna; deve avere meno di 40 giorni e la ricerca deve avere il fine ultimo di salvare altre vite umane. La religione Islamica invece si spinge anche oltre affermando che la ricerca sulle cellule staminali è doverosa ed addirittura obbligatoria, al fine di acquisire nuove conoscenze utili a salvare vite umane per cui studi sono in corso in Iran, Egitto, Singapore, Turchia ed anche Arabia Saudita per un uso responsabile degli embrioni.

Gli accesi dibattiti sugli aspetti etici suscitati dall’uso delle staminali embrionali sarebbero superati se venisse realizzata la possibilità, come recentemente riportato, di ottenere cellule staminali embrionali umane partendo da fibroblasti del derma.
Una tale scoperta sarebbe veramente epocale per l’opportunità di avere una sorgente illimitata di cellule staminali embrionali autologhe, senza sacrificare embrioni, sviluppare una tecnologia di ringiovanimento facilmente applicabile ed efficace in termini di resa, eliminare il rischio di rigetto, ridurre la possibilità che le cellule “tornate bambine” inducano tumori, aumentare l’efficienza del metodo che si basa sull’ingegneria
genetica, potenzialmente pericolosa.

In tale ambito si inserisce la scoperta italiana di un nuovo meccanismo per riprogrammare diversi tipi di cellule adulte, tra cui fibroblasti, cellule del timo e precursori di cellule neuronali e renderle simili alle staminali, condotta dall' Istituto Telethon di Genetica e Medicina (TIGEM) di Napoli .

Tali cellule, che sono state fuse con cellule staminali embrionali in presenza della proteina Wnt, hanno perso le loro caratteristiche e si sono “riprogrammate,” cioè trasformate in cellule poco differenziate (pluripotenti) in grado di dare origine a cellule di tessuti diversi da quello di partenza.

La scoperta apre interessanti prospettive nella terapia di tutte le patologie cronico degenerative irreversibili come la malattia di Alzheimer, il morbo di Parkinson e le cardiopatie. Questo metodo potrebbe rappresentare una valida alternativa a quello attualmente condiviso dalla comunità scientifica Internazionale che ottiene cellule staminali a partire da cellule della pelle introducendovi, tramite vettori virali, dei geni tipici della fase embrionale del nostro sviluppo e capaci di far 'tornare indietro' allo stadio indifferenziato, tipico delle cellule staminali, le cellule adulte





giovedì 20 novembre 2008

DALLO SCANDALO MELAMINA AL DIMETILFUMARATO

Ogni cosa porta il suo gravame
(Eschilo 525 a.C. - 456 a.C.)

Dopo lo scandalo del latte alla melamina, di cui abbiamo ampiamente parlato su questo blog, pochi giorni fa l'Associazione per i diritti degli utenti e consumatori (Aduc) ha reso noto che in Francia una donna di 36 anni è stata ricoverata in ospedale per aver indossato stivali di fabbricazione cinese, con incorporato un sacchettino anti umidità a base di dimetil fumarato [VEDI ANCHE IL MESSAGGERO]


Il dimetilfumarato (BG-12 -Panaclar) derivato dell'acido fumarico è stato usato fin dagli inizi degli anni ’90 per la cura della psoriasi con risultati peraltro non sempre del tutto ottimali. La sua azione si esplica attraverso un meccanismo di immunomodulazione e di azione anti infiammatoria per la secrezione di citochine prodotte dai linfociti T e soppressione di quelle della rete psoriasica con conseguente blocco delle varie manifestazioni patologiche della psoriasi.

Da alcuni anni inoltre, tale composto chimico, per la sua azione sul sistema immunitario, è stato usato in via sperimentale nella sclerosi multipla con risultati che sembrano incoraggianti non solo per gli effetti terapeutici ma anche perché il farmaco sarebbe il primo disponibile per la somministrazione orale per i soggetti affetti da tale condizione patologica. Va inoltre rilevato che il miglioramento clinico si associa anche al riscontro con la risonanza magnetica di un miglioramento delle lesioni neurologiche per cui vi sono fondati motivi per ritenere che il farmaco svolga non solo un’azione immunomodulatrice ma anche una azione neuroprotettiva
(Lancet. 2008 Oct 25;372(9648):1447-8).

Del tutto recentemente, la segnalazione dapprima in Francia e poi anche in Italia, di numerosi casi di eczemi ed allergia per l’azione allergenica del dimetil fumarato utilizzato da una ditta leader nella distribuzione specializzata e nel settore del lusso, per la produzione di divani in Francia e inserito in sacchetti anti umidità in scarpe e stivali provenienti dalla Cina, ha creato non poca sorpresa e disappunto. In Francia una donna di 36 anni è stata ricoverata in ospedale per aver indossato stivali di fabbricazione cinese con incorporato un sacchettino anti umidità a base di dimetil fumarato.

L’effetto terapeutico di estremo interesse segnalato in condizioni patologiche così gravi e, in contrapposizione, le manifestazioni allergiche da poco segnalate, richiamano alla mente Eschilo quando affermava “ogni cosa porta il suo gravame” o come noi diremmo più “ogni medaglia ha il suo rovescio”.

Tali episodi pertanto devono costituire un forte richiamo a considerare tutte le sostanze chimiche da noi utilizzati, delle potenziali “droghe” o veleni il cui effetto deve essere attentamente valutato prima del loro impiego.


venerdì 14 novembre 2008

LA SANITÀ E IL GIUDIZIO DEGLI UTENTI

L’edizione 2008 dell'Euro Health Consumer Index, prodotto dall'organizzazione di analisi e informazione Health Consumer Powerhouse, è un sondaggio annuale sulla sanita' europea che rileva e classifica annualmente i sistemi sanitari nazionali di 31 paesi europei in base al punto di vista del consumatore cioè a come gli "utenti-consumatori" valutano i servizi relativi alla salute. I risultati di tale indagine sono stati pubblicati per la prima volta nel 2005.

Vengono prese in considerazioni sei aree: diritti e informazione dei pazienti, e-sanità, tempi di attesa per il trattamento, risultati, gamma e ambito dei servizi forniti e farmaci, che coprono 34 indicatori con un punteggio che al valore ottimale raggiunge la cifra di 1000.

In tale ambito il Sistema sanitario italiano, su un potenziale teorico di 1.000 ha ottenuto, nell’ edizione 2008 presentata a Bruxelles, la sufficienza con 640 punti e si trova pertanto al 16esimo posto in Europa,. Nonostante la situazione stia migliorando rispetto allo scorso anno, in particolare per quanto riguarda l'accesso e i tempi di attesa, il risultato è mediocre e simile a quello ottenuto da Spagna e Grecia ma anche dopo alcuni Paesi dell'Europa dell'Est come Estonia e Ungheria. In testa alla classifica sono i Paesi Bassi con con 839 punti, seguiti da Danimarca, che vince il Diabetes Index 2008, Austria, che nel 2007 si era classificata al primo posto, Lussemburgo e Svezia. Fanalini di coda Romania, Bulgaria, Croazia, Lituania.

Il migliore score raggiunto dall’Italia è quello relativo ai risultati raggiunti.

Il documento dell'EHCI presentato il 13 Novembre sottolinea che, nel nostro Paese, non mancano le eccellenze ma esistono delle disparità nelle varie aree del territorio nazionale. Il dottor Arne Björnberg, direttore della ricerca dell'Euro Health Consumer Index, sottolinea che il sistema sanitario italiano è mediocre, deve migliorare in tutte le sub categorie e che sono necessari più spazi e maggiore ascolto della voce dei pazienti.

giovedì 13 novembre 2008

L'ISTAT E LA SALUTE DEGLI ITALIANI

L'Annuario statistico italiano 2008 riporta che la popolazione residente in Italia alla fine del 2007 ha fatto registrare un aumento di quasi mezzo milione di persone per cui i residenti nel nostro Paese sono 59.619.290, circa 488.000 unità in più rispetto all'anno precedente.

Tale incremento è dovuto al saldo attivo del movimento migratorio positivo per 494.871 unità che ha neutralizzato l'effetto negativo del saldo naturale di 6.868 unità causato dall'aumento della mortalità nel Mezzogiorno.

Attualmente gli stranieri iscritti in anagrafe rappresentano il 5,8% della popolazione totale, un valore che conferma il trend crescente degli anni precedenti.
Nel 2007 si è verificato un leggero aumento delle nascite per cui la fecondità è salita da 1,35 nel 2006 a 1,37 figli per donna, valore che risulta essere il più elevato degli ultimi anni anche se si è avuto comunque un saldo negativo della popolazione italiana.

Confrontando i dati italiani con gli ultimi dati internazionale del 2006, valori più bassi si riscontrano solo in Germania con 1,34 figli per donna e in alcuni paesi dell'Europa dell'Est quali la Polonia con 1,27 e la Slovacchia con 1,24.

Nel 2008 l’80,1% della popolazione esprime un giudizio positivo sul proprio stato di salute (dato di poco superiore al 2006); il 12,9% è poco soddisfatto, mentre le persone del tutto insoddisfatte sono il 4,4%.

Nel Nord, nonostante il clima meno favorevole, il livello di soddisfazione è pari all’82,8%, mentre nel Mezzogiorno scende al 77,3%. Lamentele si hanno invece per la difficoltà di accesso ai servizi di pubblica utilità quali il pronto soccorso (55,7%), le forze dell’ordine (40,6%), gli uffici comunali (35,3%), i supermercati (31,5%) e gli uffici postali (27,9%). Le maggiori difficoltà vengono inoltre riferite dalle famiglie del meridione.
La frequenza di patologie croniche, soprattutto in una nazione come l’Italia caratterizzata da un alto tasso di invecchiamento, costituisce un importante indicatore per valutare lo stato di salute della popolazione. E’ così emerso che Il 39% degli Italiani dichiara di essere affetto da almeno una delle principali patologie croniche, valore che risulta essere in lieve aumento rispetto al 2007. Va però rilevato che il 47,5% delle persone colpite da almeno una malattia cronica, dichiarano di sentirsi in buona salute.

Le patologie più frequenti sono l'artrosi/artrite (18%), l'ipertensione (16%), le malattie allergiche (10,6%), l'osteoporosi (7,3%), la bronchite cronica e l'asma bronchiale (6,4%) e il diabete (4,8%). Le donne assumono più farmaci degli uomini in una percentuale pari al 44% contro il 35,3%. Con l’aumento dell’età aumenta il consumo di farmaci per cui dopo i 55 anni oltre la metà della popolazione li usa e oltre l'87% li usa dopo i 75 anni. Le più frequenti cause di morte, per 100 mila abitanti, sono sempre le malattie cardiovascolari con 419 decessi, seguite dai tumori con 291decessi, dalle patologie respiratorie con10 decessi mentre le morti violente sono pari a 44,5 decessi per 100 mila abitanti.


Sintesi da: www.istat.it/dati/catalogo/20081112_00/
Annuario statistico italiano 2008
Diffuso il: 12 novembre 2008
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INCONTRI PEDIATRICI NORMANNI AD AVERSA - 28-29 Novembre 2008

Si svolgerà ad Aversa il 28-29 Novembre 2008 il prossimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Pediatria Ospedaliera (SIPO).


Si tratta, inutile dirlo, di uno degli appuntamenti più importanti dell'anno per chi lavora in questo settore di ricerca.

Di questo evento parleremo più diffusamente nei prossimi giorni.
Per il momento vi segnalo il sito web www.incontripediatricinormanni.it

Da cui potrete scaricare la locandina con l'elenco completo dei relatori e degli interventi.






L'evento si svolge sotto l'insegna dell’alto patronato del Presidente della Repubblica Italiana in collaborazione con:
  • la Società Italiana di Pediatria
  • la Società Italiana di Neonatologia
  • la Società Italiana di Pediatria Ospedaliera

e con il patrocinio di:

  • Gruppo Normanno di Nefrourologia Neonatale e Pediatrica (ONLUS)
  • Ministero della Salute
  • Regione Campania
  • Provincia di Caserta
  • Città di Aversa
  • ASL CE 2
  • Ordine Provinciale dei Medici e degli Odontoiatri di Caserta
  • Confederazione Italiana Pediatri (CIPe)
  • Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP)

mercoledì 12 novembre 2008

L'OLIO E L'OLIVO - UNA PREZIOSA RISORSA PER LA NOSTRA AGRICOLTURA E PER LA NOSTRA SALUTE

Con questo articolo il prof. Giuseppe Caramia, Primario Emerito di pediatria e neonatologia. inizia la sua collaborazione con Gravità Zero. I temi dell'alimentazione e della crescita sana fin dall'infanzia sono infatti sempre molto vicini agli interessi delle famiglie, non solo italiane. Lo scopo è di dare una informazione corretta su quelli che sono i progressi scientifici e i confronti culturali, strettamente collegati alla ricerca in ambito dell'età evolutiva, non solo nazionali ed europei, e riflessioni sul modo di essere e di vivere la professione del pediatra e del neonatologo.
Diamo dunque il benvenuto al Prof. Caramia per questa che ci auguriamo sia solo l'inizio di una stimolante avventura scientifica nata tempo fa con la messa in rete di tutte le sue pubblicazioni e gli atti dei convegni, liberamente disponibili sul sito www.bambinoprogettosalute.it.


Se domenica 16 novembre avete la possibilità di passare nei pressi di Ponte Ospedaletto di Longiano potrebbe essere utile partecipare a un interessante Talk-show nell'ambito della 19^ sagra dell'olio e dell'olivo.

Un'occasione per comprendere gli aspetti nutraceutici [pdf] dell'olio d'oliva, la sua azione salutistica e come l'apporto adeguato di questo alimento "programmi" la salute riducendo, ad esempio, il rischio di malattie coronariche. Come già ho avuto modo di dire in una intervista al settimanale Salute di Repubblica "L'olio di oliva ci somiglia [pdf]".
Oppure come potete leggere dall'articolo pubblicato sul numero di Pediatria Preventiva e Sociale scaricabile qui dal titolo "L’olio extravergine d’oliva nell’infanzia: alimento preventivo fra mito e scienza".
O nel pdf "Un filo d'olio", guida all'acquisto ed al consumo dell'olio extravergine di oliva dell'Assessorato all'Agricoltura della Provincia di Rimini.


L'evento è patrocinato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, dalla Regione Emilia-Romagna e dalla Provincia di Forlì-Cesena.

La duplice finalità di sostenere a livello locale la coltivazione dell'olivo e di promuovere il consumo di olio extravergine di oliva locale e di qualità, fa della salute della nostra agricoltura e della salute personale due entità inscindibili.

I partecipanti al talk-show saranno guidati dalla giornalista Elide Giordani a condivide esperienze e conoscenze sui temi delle tecniche di produzione delle olive e dell'utilizzo dell'olio nell'alimentazione.

Qui il programma [PDF]



Presenta e coordina
Gian Luca Bagnara
Assessore alle Politiche Agro-Alimentari della provincia di Forlì-Cesena


Conduce

Elide Giordani
Giornalista


Intervengono

Giovanni Lercker
Docente Università di Bologna
Dipartimento Scienze degli Alimenti

Annalisa Rotondi
Ricercatrice IBIMET - CNR

Franco Spada
Presidente ARPO

Giuseppe Caramia
Primario Emerito Pedriatra Ospedale di Ancona

Claudia Cortesi
Referente Nutrizione, Sian AzUSL Forlì

Marina Montorsi
Dietista

Andrea Celli
Coordinatore tecnico-commerciale
Consorzio Agrario - Responsabile oleificio Savignano

Antico Frantoio Turchi


L'ingresso è libero





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