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IL MOLTIPLICATORE KEYNESIANO DELLA RICERCA SCIENTIFICA

Da molti anni, praticamente tutti i docenti di economia spiegano ai loro studenti – dalle superiori all’università – che è buona cosa incrementare la spesa pubblica. Perché? Bé, qui occorre risalire agli anni ’30 del Novecento per ricordare come J. M. Keynes abbia evidenziato – contro le opinioni degli altri economisti – la presenza, nel sistema economico, di un equilibrio di sottoccupazione. In buona sostanza, mentre gli economisti dell’Ottocento ancora rincorrevano il paradiso perduto (più che perduto, mai trovato) del Prodotto Interno Lordo Potenziale, ovvero della massima ricchezza nazionale producibile da un paese in un anno, Keynes rilevava che un P.I.L. massimo richiedeva il completo utilizzo di tutti i fattori produttivi disponibili. Dato che in economia i due principali fattori produttivi (cioè gli elementi necessari per produrre) sono il capitale e il lavoro, il P.I.L. potenziale implica che non esistano disoccupati (avete letto bene, nemmeno uno !) e che non esista neanche un centesimo di euro che non sia investito al meglio nel sistema economico (quanti soldi possedete, in questo momento, che tenete completamente fermi e non rendono nulla?).

Se il P.I.L. potenziale non è raggiungibile e comunque i fattori produttivi non saranno mai completamente utilizzati, cosa si può fare per rinvigorire il nostro depresso sistema economico ? Keynes diceva che, soprattutto in periodi di crisi, quando la domanda di beni e servizi ristagna perché i consumatori non comprano e le imprese non investono, è molto indicato che sia lo Stato ad intervenire spendendo un mucchio di soldi. D’altronde se c’è la crisi i consumatori vedono ridursi le proprie prospettive di reddito e quindi riducono al minimo gli acquisti; a catena, le imprese vedono scemare le proprie possibilità di vendita, e allora perché dovrebbero investire ? Ecco allora che lo Stato interviene in modo anticongiunturale o anticiclico, cioè spende quando tutti gli altri non lo fanno e il risultato, spesso (ma non sempre e non necessariamente), è che la macchina dell’economia, ingolfata, si rimette in moto e dopo un po’ di tempo va avanti da sola a gran velocità senza più bisogno di alcuna spinta.

Quanto “rende” l’incremento della spesa pubblica? Molto, secondo Keynes. Per lo Stato, insomma si tratta di un ottimo investimento: se ad esempio spende 500 euro, è possibile incrementare il P.I.L. di 1500 euro, cioè di 3 volte tanto. Questo capita nel caso in cui il “moltiplicatore keynesiano della spesa pubblica” sia pari a 3. Dunque qui parliamo di qualcosa che assomiglia alla moltiplicazione dei pani e dei pesci: con una spesa di soli 500 euro, possiamo ottenere nuova ricchezza per 1500 euro ! Ma in realtà non si tratta di un miracolo, è soltanto un circolo virtuoso che si autoamplifica una volta che sia stato messo in moto: se lo Stato spende un sacco di denaro per costruire una nuova metropolitana dà molto lavoro a numerose aziende. Tali aziende assumeranno e una certa quantità di disoccupati disporrà di uno stipendio, che potrà innanzitutto spendere al supermercato e poi in tutta una serie di altri negozi, a partire da quelli che vendono beni essenziali fino a quelli che vendono soprammobili. Dunque tutti ringraziano lo Stato: le aziende in crisi, i disoccupati, i supermercati, i negozi…. Ma perché proprio una metropolitana ? Perché un ponte ? Voglio dire perché lo Stato italiano tende ad incrementare la spesa pubblica soprattutto tramite la costruzione di opere pubbliche?

Questa è proprio la domanda che si è posto Enrico Bellone nell’articolo “La fame e il ponte”, pubblicato su Le Scienze di novembre 2009. Il ponte inutile è quello sullo stretto di Messina, ma in realtà Bellone vuol parlare di tutte le opere pubbliche assolutamente inutili, mentre invece “la fame” riguarda la necessità di finanziamenti per la ricerca scientifica. D’altronde di opere pubbliche non ne abbiamo già abbastanza ? Invece la ricerca, negli ultimi 20 anni ha subito soltanto tagli, uno dopo l’altro, senza che alcun governo si sia mai degnato di invertire la rotta. È peraltro difficile parlare di utilità, perché è un concetto soggettivo: il ponte sullo stretto sarà utile soprattutto ai siciliani, mentre i finanziamenti alla ricerca rappresentano il futuro per tanti bravi ricercatori italiani, attualmente precari (e già con la valigia pronta per emigrare all’estero). Eppure Keynes si riferiva principalmente ad un concetto di utilità che non è individuale, cioè non si riferisce ai singoli ma all’intero sistema economico. In buona sostanza, quanto una spesa dello Stato è in grado di migliorare la situazione dell’economia? È evidente che, da questa prospettiva, tutto cambia: i frutti dell’investimento nella ricerca sono sicuramente più duraturi rispetto a quelli relativi alla costruzione della metropolitana. Ciò in quanto le conseguenze “a cascata” della scienza superano quelle di una singola opera pubblica; inoltre la scienza crea innovazione, tecnologia, lavoro. E infine, un’opera pubblica potrà mai spiegarci come è nato l’Universo? Una metropolitana potrà mai debellare una grave malattia? Un treno ad alta velocità è in grado di fermare un asteroide in rotta di collisione con il nostro pianeta?

2 commenti

Anonimo ha detto...

All'epoca, Keynes parlava di grandi opere pubbliche perché cercava progetti che interessassero l'intero tessuto economico del paese. Come ha benissimo detto Lei, il caso del ponte non si adatta.

Tra l'altro, ritengo che Keynes nel parlare di grandi opere pubbliche desse per scontato che queste dovessero essere tecnicamente realizzabili da poter garantire sicurezza. Il ponte sullo stretto di Messina pare che non sia, dopo tutto, così fattibile.

Certo l'incremento della spesa per la ricerca, oltre che portare il nostro paese a livelli un pò più europei, darebbe un sacco di respiro soprattutto alle nuove generazioni (ragazzi e ragazze dai 27 anni in su che non raggiungono l'indipendenza per motivi economici).

Io non credo che l'attuale governo possa mai capire l'importanza di un intervento simile. Lo dico senza alcuna polemica, ma è evidente che in questo periodo, più che in altri, non c'è spazio per le esigenze del "sistema popolazione italiana": soltanto per un sottoinsieme più ristretto, evidentemente più importante.

Da Guida galattica per autostoppisti:
"Solo sei persone in tutta la galassia sapevano che il compito del presidente non era di esercitare il potere ma di allontanare l'attenzione della gente da esso".

Walter Caputo ha detto...

Carissimo Michele,
concordo con te e credo che il motivo per cui molti (tra cui i politici) non vogliono investire in ricerca sia perché non sanno cosa sia la scienza e quali ricadute positive possano generare gli investimenti scientifico-tecnologici. Dunque, non mi resta che continuare a divulgare la scienza. La speranza è l'ultima a morire. Se vuoi leggere altri commenti sull'articolo, clicca qui: http://blog.libero.it/paghecontributi/8016262.html
Ciao
Walter