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lunedì 11 maggio 2009

2 SHUTTLE PER ALLUNGARE LA VITA AD HUBBLE

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Guardate questa suggestiva immagine (foto Nasa), perché con buone probabilità questa sarà l’ultima volta che vedremo due space shuttle contemporaneamente sulla rampa di lancio.

Alle 14,01 di oggi, ora della Florida (le 19,01 italiane), dal Kennedy Space Center decollerà lo Shuttle Atlantis STS 125 per una delle missioni più difficili della storia.

Ed entro fine anno una delle due rampe sarà predisposta per i primi test di Ares I-X.

Il motivo della doppia rampa di Shuttle è dovuto al compito che attende i sette astronauti dell’Atlantis: la sostituzione dei giroscopi e la manutenzione del telescopio spaziale Hubble per permetterlo di renderlo efficiente fino al 2014.

Il secondo shuttle Endeavour rimane in attesa se qualcosa dovesse andare storto alla missione! Speriamo davvero non succeda ma se l'Atlantis dovesse per esempio essere colpito da qualche frammento vagante l'Endeavour dovrebbe andare in loro soccorso. L'Endeavour sai troverebbe infatti troppo lontano dalla stazione Spaziale Internazionale per poter ragionevolmente trovare riparo. E il tempo massimo di sopravvivenza su una navetta spaziale è di soli 26 giorni conteggiati dal lancio.

Una curiosità: insieme alla navetta decollerà anche una copia del cannocchiale di Galileo, attualmente esposto a Palazzo Strozzi nella mostra dedicata alle prime, rivoluzionarie, scoperte astronomiche dello scienziato toscano.

Così la Nasa, l'agenzia spaziale americana, contribuisce alle celebrazioni internazionali decretate dall'ONU (il 2009 è stato dichiarato Anno dell'Astronomia).

L'onore di portare in orbita il cannocchiale galileiano e' affidato a un veterano dello spazio di evidenti discendenze italiane, Michael J. Massimino, specialista di ingegneria meccanica che è su Twitter con l’alias Astro_Mike.

Avendo anche il compito di riparare Hubble, dovrà affrontare cinque lunghe passeggiate spaziali. Nativo di New York, 47 anni, sposato, due figli, alla NASA dal 1996, Massimino ricorda con orgoglio le sue origini:
“Tutti i miei nonni sono emigrati negli Stati Uniti dalla Sicilia: tre arrivavano da Palermo, mio nonno paterno era invece di Linguagrossa, provincia di Catania. Anche i genitori di mia moglie sono emigrati da San Giuseppe Iato, vicino a Palermo. Portare il telescopio di Galileo nello spazio è un modo per onorare le mie origini. Spero, tra l’altro, di poterlo portare con me fuori dallo Shuttle e di usarlo per osservare le stelle. E al ritorno spero di avere l’opportunità di andare a Firenze per restituire al Museo della Scienza questa copia dell’originale”

E' possibile seguire il lancio in questa di una missione storica in diretta Internet dal sito della Nasa.

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