martedì 2 dicembre 2008

LA NASCITA DELLA STATISTICA


L’utilizzazione di dati statistici per ottenere informazioni utili per il governo degli stati, quali ad esempio il numero di abitanti, di soldati, di addetti ai vari mestieri, risale ai popoli antichi, in particolare ai Cinesi e agli Egizi. Nella Bibbia sono descritti vari censimenti fra gli Ebrei, tra i quali il più noto è quello di Mosè nel deserto del Sinai. Anche i Romani fecero diversi censimenti: famoso quello durante il quale nacque Gesù.

Un passo avanti nell’elaborazione statistica dei dati venne compiuto in Inghilterra, intorno alla metà del 1600, dal piccolo commerciante londinese John Graunt (1620 – 1674), dai più ormai considerato il padre della demografia, cioè della scienza che studia i movimenti della popolazione. Egli, nel 1662, senza far ricorso ad altri concetti e procedimenti di calcolo che non fossero le quattro operazioni, pubblicò il primo studio statistico sulla popolazione di Londra, intitolato “Osservazioni naturalistiche e politiche fatte sui bollettini dei decessi”. La modesta ambizione di Graunt costituì forse la ragione stessa del suo successo: leggere con spirito scientifico alcuni numeri sulla popolazione e i bollettini della mortalità di Londra, la cui pubblicazione era iniziata ottanta anni prima, senza che vi si rilevasse fino a quel momento nient’altro che una semplice constatazione amministrativa.
Egli – attraverso il calcolo di percentuali – osservò:

- regolarità quali il maggior numero di nascite maschili rispetto a quelle femminili (si tratta di una costante biologico – demografica: per ogni 106 maschi, nascono 100 femmine);

- il legame fra suicidi e professioni;

- la diminuzione delle nascite nei periodi di carestia.

Era la prima volta che venivano cercate delle relazioni fra i dati raccolti. E ciò si verificò grazie alla scelta metodologica di Graunt, caratterizzata da osservazione, induzione, ricerca di regolarità. Fu proprio così che nacque la statistica: grazie a persone che, al servizio dello Stato, cominciarono a studiare i movimenti della popolazione. Dato che lavoravano per lo Stato tali persone vennero chiamate “statistici”. E all’epoca nessun altro ente se non lo Stato poteva avere l’interesse e i mezzi per finanziare ricerche statistiche.

Il periodo in cui visse John Graunt fu particolarmente fecondo anche per lo sviluppo di un altro importante ramo della statistica: il calcolo delle probabilità. Tale metodologia viene attribuita all’interesse di Blaise Pascal (1623 – 1662) e fissata nella corrispondenza che egli ebbe con un altro grande matematico francese, Pierre Fermat (1601 – 1665), soprattutto in merito alle questioni poste dal Cavalier De Méré, che si lamentava spesso, poiché la matematica lo faceva perdere al gioco (d’azzardo). Altri studiosi si interessarono al calcolo delle probabilità: soprattutto l’olandese Christiaan Huygens (1629 – 1695, inventò il primo orologio a pendolo funzionante, progettò e costruì telescopi astronomici perfezionati e – soprattutto – sviluppò una completa teoria ondulatoria della luce. Come se non bastasse, scoprì Titano, uno dei satelliti di Saturno, e riconobbe che i corpi misteriosi che accompagnavano Saturno erano anelli), lo svizzero Jakob Bernoulli (1654 – 1705, elaborò il famoso teorema detto “legge dei grandi numeri” e la distribuzione statistica che porta il suo nome, la “bernoulliana”) e il francese Abraham de Moivre (1667 – 1754).

Da allora la statistica non ha smesso di crescere, fino a svilupparsi come scienza matematica a sé stante, conquistandosi un buon grado di autonomia rispetto alle altre discipline scientifiche ed una notevole importanza nei campi più svariati, dai fenomeni sociali ed economici fino a quelli fisici e persino meteorologici.

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