Via Roma è costata 12 milioni di euro ed è già macchiata d’olio
A poche settimane dall’inaugurazione, la strada appena riqualificata è finita al centro delle polemiche dopo Terra Madre. Gli stand se ne sono andati, ma le macchie sulla pietra sono rimaste. E ora servono altri interventi per rimediare ai danni.
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| immagine elaborata da originale |
Dodici milioni di euro per riqualificare via Roma, inaugurazione in pompa magna il 12 settembre e, neppure un mese dopo, le prime polemiche per le macchie d’olio e i residui alimentari sulla nuova pavimentazione. A Torino, la strada pedonale appena restituita alla città si è trasformata in un caso che dai social network è arrivato fino alla Sala Rossa. Una domanda, a questo punto, è inevitabile: possibile che un intervento pubblico di questa portata non riesca a superare indenne nemmeno il primo grande evento ospitato nelle nuove aree?
A lasciare il segno è stata Terra Madre Salone del Gusto, la manifestazione organizzata da Slow Food dal 24 al 27 settembre. Quattro giorni di stand, produttori, degustazioni e visitatori, durante i quali oli e alimenti sono finiti sulla pavimentazione, lasciando macchie che si sono rivelate tutt’altro che semplici da eliminare.
La manifestazione è terminata, gli stand sono stati smontati e gli espositori hanno lasciato via Roma. Ma sulla pietra sono rimaste le tracce dell’evento. E quello che doveva essere uno spazio urbano appena rinnovato si è ritrovato a fare i conti con un problema di pulizia che, evidentemente, non si risolve passando semplicemente una macchina lavapavimenti.
Dodici milioni e le macchie che nessuno si aspettava?
Il punto non è sostenere che una strada nuova debba restare immacolata per l’eternità. Qualunque spazio pubblico è destinato a sporcarsi, soprattutto quando ospita manifestazioni frequentate da migliaia di persone. Il problema è un altro: quando si spendono 12 milioni di euro per riqualificare una strada, la tutela della pavimentazione dovrebbe essere parte integrante del progetto, non un pensiero da affrontare quando il danno è ormai fatto.
Era davvero impossibile prevedere che una manifestazione gastronomica, con degustazioni, prodotti alimentari e sostanze grasse, potesse sporcare una pavimentazione appena inaugurata? Servivano protezioni specifiche nelle aree più esposte? Erano state predisposte procedure per intervenire tempestivamente in caso di sversamenti?
Sono domande legittime, non pregiudizi contro Terra Madre né contro le iniziative che animano il centro cittadino. Gli eventi pubblici sono importanti e Torino ha tutto l’interesse a ospitarli. Ma organizzare una manifestazione significa anche assumersi la responsabilità di proteggere il luogo che la ospita.
Gli stand se ne vanno, le macchie restano
Dopo lo smontaggio degli stand, gli organizzatori avevano assicurato un intervento per ripristinare le superfici interessate. Facile immaginare che tutti si aspettassero una soluzione rapida. Invece, la pulizia si è rivelata più complicata del previsto.
Olio e grassi alimentari possono penetrare nella pietra e lasciare aloni persistenti. Per questo i tecnici hanno dovuto individuare trattamenti adeguati, evitando di danneggiare ulteriormente la superficie. Secondo quanto riportato dalla stampa torinese il 15 ottobre, sarebbero state necessarie almeno altre due settimane per completare gli interventi.
Insomma, mentre la città discute delle macchie, la soluzione richiede tempo e lavoro aggiuntivo. E resta da verificare se, una volta terminata la pulizia, la pavimentazione tornerà davvero alle condizioni iniziali.
Non è una questione secondaria. Quando si inaugura un'opera pubblica, il taglio del nastro rappresenta il momento più visibile, quello delle fotografie e delle dichiarazioni ufficiali. La prova vera, però, arriva dopo: quando la strada deve affrontare l'uso quotidiano, il passaggio delle persone e gli eventi per cui è stata pensata.
Chi paga il conto della disattenzione?
C'è poi un altro aspetto da chiarire: quello delle responsabilità e dei costi. Slow Food ha assicurato il proprio impegno per la pulizia delle superfici interessate, ma sarebbe opportuno conoscere con precisione chi sosterrà tutte le spese necessarie al ripristino e quali misure siano state previste per evitare il ripetersi di situazioni simili.
Non sarebbe corretto attribuire automaticamente ogni responsabilità al Comune o agli organizzatori senza conoscere gli accordi e le procedure adottate. Ma proprio per questo servono risposte trasparenti: quali precauzioni erano state predisposte? Quali controlli sono stati effettuati durante Terra Madre? Chi ha verificato le condizioni della pavimentazione dopo la rimozione degli stand? E quali garanzie ci sono che il problema non si ripresenti alla prossima manifestazione?
Sono interrogativi che meritano una risposta concreta, soprattutto quando sono in gioco risorse pubbliche e un intervento di riqualificazione tanto costoso.
Una strada pedonale non è un pavimento usa e getta
La vicenda di via Roma dovrebbe diventare un'occasione per rivedere le modalità con cui vengono organizzati gli eventi nelle aree urbane appena riqualificate. Non per impedire manifestazioni gastronomiche, mercati o iniziative culturali, ma per evitare che il loro svolgimento comporti danni che si potevano prevenire.
Le protezioni delle superfici, le regole per gli espositori, la gestione degli alimenti e degli oli, la pulizia durante l'evento e le verifiche al termine della manifestazione non possono essere dettagli lasciati all'improvvisazione. Devono essere parte dell'organizzazione, con responsabilità definite prima che arrivino i visitatori, non dopo che le macchie sono finite sui social.
Perché il paradosso è proprio questo: si investono milioni per rinnovare una strada, la si inaugura, la si consegna simbolicamente ai cittadini e, dopo appena due settimane, ci si ritrova a discutere di come togliere le macchie lasciate da una manifestazione.
Il problema non è che via Roma si sia sporcata. Il problema è che una pavimentazione appena realizzata, costata milioni di euro, avrebbe dovuto essere protetta con maggiore attenzione.
Ora servono una pulizia efficace, chiarezza sui costi e risposte sulle misure preventive. Perché i 12 milioni di euro non sono una cifra astratta: sono risorse investite per migliorare Torino. E i cittadini hanno tutto il diritto di chiedere che un'opera pubblica venga non soltanto inaugurata con una cerimonia, ma anche tutelata con la stessa cura dopo il taglio del nastro.

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