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Siamo nel 1977, quando a Torino si presentavano le prime auto elettriche della storia - Play Digital

 Molto prima della diffusione delle vetture a batteria e delle colonnine di ricarica, Torino aveva già cominciato a immaginare una mobilità diversa. Nel 1977, le prime auto elettriche protagoniste di una presentazione nella capitale italiana dell'automobile raccontavano un futuro che oggi sta diventando realtà.

C'è un modo speciale di guardare al passato: scoprire che alcune delle innovazioni che consideriamo moderne erano già state immaginate, sperimentate e presentate decenni fa. È quello che accade con un filmato d'archivio della Rai, riproposto attraverso la rubrica Il Popolo della Rete, che ci riporta a Torino nel 1977, quando si presentavano alcune delle prime auto elettriche della storia.

Il video, pubblicato da RaiPlay nell'ambito dei contenuti digitali originali, offre l'occasione per riscoprire una stagione in cui la mobilità elettrica appariva ancora come una prospettiva tecnologica insolita, lontana dall'esperienza quotidiana della maggior parte degli automobilisti.

Il filmato è disponibile su YouTube: Siamo nel 1977, quando a Torino si presentavano le prime auto elettriche della storia.



Torino e l'automobile: una storia che guarda avanti

La scelta di Torino come scenario di questa testimonianza storica non è casuale. La città piemontese è da oltre un secolo uno dei principali centri dell'industria automobilistica italiana, grazie alla presenza della Fiat, degli stabilimenti produttivi, dei centri di progettazione e di una rete di imprese specializzate nella componentistica.

Negli anni Settanta, l'automobile rappresentava ancora uno dei simboli più evidenti del progresso economico e sociale. Possedere una vettura significava maggiore autonomia negli spostamenti, nuove possibilità per il tempo libero e un cambiamento profondo nelle abitudini delle famiglie.

Eppure, proprio in quel periodo, iniziavano a emergere interrogativi destinati a diventare centrali nei decenni successivi: quanto sarebbe costato continuare a dipendere dai combustibili fossili? Quali alternative avrebbero potuto ridurre i consumi di petrolio? E quale ruolo avrebbe potuto svolgere l'elettricità nella mobilità individuale?

Le auto elettriche mostrate a Torino nel 1977 si inserivano in questo scenario di ricerca e sperimentazione.

Le auto elettriche prima della rivoluzione contemporanea

Oggi siamo abituati a parlare di batterie agli ioni di litio, autonomia dichiarata in chilometri, ricarica rapida e infrastrutture pubbliche. Nel 1977, invece, la mobilità elettrica doveva confrontarsi con limiti tecnologici considerevoli.

Le batterie disponibili erano generalmente più pesanti e meno performanti rispetto a quelle moderne. L'autonomia risultava contenuta, i tempi di ricarica potevano essere lunghi e la rete di infrastrutture dedicate era praticamente inesistente per l'uso automobilistico di massa.

Queste difficoltà rendevano complicata la diffusione commerciale delle vetture elettriche, soprattutto per chi doveva percorrere lunghe distanze o utilizzare l'auto quotidianamente.

Tuttavia, l'idea di utilizzare l'energia elettrica per muovere un veicolo non era affatto nuova: i primi esperimenti con mezzi elettrici risalgono al XIX secolo, mentre tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento le automobili elettriche erano già presenti accanto a quelle a benzina e a vapore.

Il predominio del motore a combustione interna, favorito anche dai progressi nella produzione industriale e dalla disponibilità di carburanti, ne aveva progressivamente ridotto la diffusione. Le crisi petrolifere degli anni Settanta contribuirono però a riaccendere l'interesse per le alternative energetiche.

Il 1977 rappresenta quindi un momento significativo per comprendere come la ricerca di nuove soluzioni per la mobilità fosse già entrata nel dibattito tecnologico e industriale.

Dal passato al presente: che cosa è cambiato?

A quasi cinquant'anni di distanza, la mobilità elettrica si trova in una fase completamente diversa. I progressi nell'elettronica di potenza, nei sistemi di gestione delle batterie e nei materiali hanno migliorato le prestazioni dei veicoli. La ricarica pubblica e privata si è progressivamente diffusa, mentre numerosi costruttori hanno introdotto modelli elettrici destinati a segmenti differenti del mercato.

Restano questioni aperte: il costo d'acquisto, la disponibilità delle infrastrutture, la durata delle batterie, il recupero dei materiali e l'impatto ambientale dell'intero ciclo di vita del veicolo. La sostenibilità di un'automobile elettrica, infatti, dipende anche da come viene prodotta l'energia utilizzata e da come sono realizzate e riciclate le batterie.

Il confronto tra il 1977 e oggi permette dunque di riconoscere sia la continuità della ricerca sia l'entità dei progressi tecnologici compiuti.

La memoria della Rai racconta il futuro

Il filmato proposto da Il Popolo della Rete dimostra il valore degli archivi audiovisivi: immagini realizzate per raccontare il presente di allora diventano oggi documenti capaci di illuminare le origini delle trasformazioni contemporanee.

Rivedere quelle automobili significa anche ricordare che il progresso non procede sempre in linea retta. Alcune tecnologie vengono sperimentate, accantonate e riscoperte quando cambiano le condizioni economiche, industriali e ambientali.

Torino, città simbolo dell'automobile italiana, offre così un punto di osservazione privilegiato su una storia che collega la tradizione manifatturiera del Novecento alle sfide della transizione energetica.

Nel 1977, l'auto elettrica poteva sembrare una promessa ancora distante. Oggi è una delle protagoniste del dibattito sulla mobilità del futuro. E il repertorio Rai ci ricorda che quel futuro, almeno in parte, era già cominciato allora.


Le prime auto elettriche? In Italia, ad Alpignano nel 1906, grazie a Cruto

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All’inizio del XX secolo, mentre l’industria automobilistica muoveva i primi passi, la compagnia italiana DORA – una Società Industriale Italiana con sede a Genova e stabilimenti ad Alpignano (Torino) – introdusse una linea innovativa di automobili elettriche.

Una curiosa pubblicità dell’epoca mette in mostra la “Fabbrica di Automobili Elettrici ad accumulatori DORA”, evidenziando un veicolo progettato per eleganza, silenzio e velocità — qualità che lo distinguevano in un mercato ancora nascente.

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Le Origini ad Alpignano

Pochi sanno che ad Alpignano, agli inizi del secolo scorso, si producevano auto elettriche — un’innovazione che oggi, dopo più di un secolo, sta vivendo una rinascita grazie alla produzione seriale contemporanea.

Il marchio DORA era l’evoluzione della “Società Italiana di Elettricità già Cruto”, fondata dal piemontese Alessandro Cruto, noto inventore della lampadina a incandescenza.

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27 ottobre 1933 Illustre Presidente Il Rotary Club di Torino ben volentieri manda la Sua adesione alle onoranze promosse dalla Sua per ricordare la memoria di Alessandro Cruto valoroso pioniere dell’illuminazione elettrica.

 

Nel 1886, Cruto stabilì sulla sponda meridionale della Dora Riparia una fabbrica per la produzione internazionale di lampadine. Grazie alla sua visione, già dal 1905 ad Alpignano si iniziarono a produrre accumulatori per vetture elettriche, seguiti nel 1906 dal debutto dell’auto elettrica DORA.

Questo rende Alpignano una delle prime sedi industriali in Italia dove si producevano veicoli a propulsione elettrica, tra cui autovetture, camion e persino tram.


Caratteristiche e Funzionamento

L’auto elettrica DORA veniva pubblicizzata come

“Vettura ideale per città e per dame”,

riflettendo il contesto sociale ed estetico dell’epoca.

Era dotata di batterie speciali ad alta capacità che offrivano un’autonomia di 80-100 km con una sola carica, e vantava una frenata elettrica con recupero di energia, una tecnologia assolutamente avanzata per i tempi.

All’inizio del XX secolo, la propulsione elettrica era tra i metodi preferiti di locomozione. Per un certo periodo, i veicoli elettrici superarono in vendite quelli a combustione.

Tuttavia, la velocità massima era limitata a circa 32 km/h a causa dei limiti tecnologici delle batterie e dell’assenza di sistemi evoluti per la gestione della carica e della trazione.

In seguito, i progressi dei veicoli a benzina, più affidabili e performanti, relegarono le auto elettriche a nicchie di mercato. Alla fine del Novecento, il parco globale di auto elettriche raggiunse appena 30.000 unità.

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Un’Eredità Innovativa

L’attenzione della compagnia DORA verso la tecnologia a batteria dimostra l’interesse pionieristico per una mobilità sostenibile, un concetto oggi al centro del dibattito contemporaneo.

Le pubblicità dell’epoca sottolineavano anche i vantaggi economici del veicolo, posizionandolo come una soluzione pratica per la mobilità urbana.



Vennero abbandonate quando sul mercato trionfò il motore a benzina, più rumoroso e inquinante ma permetteva di percorrere maggiori distanze in minor tempo


La mobilità elettrica, agli inizi del Novecento, non era una prerogativa esclusiva del Piemonte. Dai documenti conservati presso l’archivio del Museo dell’Automobile di Torino – dove oggi sono esposti alcuni storici modelli di veicoli elettrici – si apprende che già nel 1910, a Manhattan, erano presenti ben 44 stazioni di ricarica. Alcuni grandi magazzini offrivano addirittura spazi appositi al piano terra dove i clienti potevano ricaricare la propria auto durante le attività quotidiane, come fare la spesa o shopping. A quel tempo, il futuro della mobilità sembrava orientato verso soluzioni ecologiche: veicoli silenziosi e non inquinanti che avrebbero potuto migliorare la qualità della vita nei centri urbani, sempre più estesi. Tuttavia, tra il 1915 e il 1916, quasi tutte le realtà torinesi impegnate nella produzione di auto elettriche cessarono l’attività. Le case automobilistiche, infatti, preferirono investire sui motori a benzina, che nel frattempo erano stati perfezionati e risultavano più adatti alle nuove esigenze: garantivano maggiore velocità, migliori prestazioni e l’autonomia necessaria per affrontare anche lunghi percorsi extraurbani, sempre più agevolati dallo sviluppo della rete stradale. Di conseguenza, il motore a combustione interna finì per dominare il mercato, mentre la tecnologia elettrica venne accantonata, ritenuta superata. Paradossalmente, quella stessa tecnologia che oggi consideriamo all’avanguardia fu allora trascurata.

Agli inizi del Novecento, Torino vide la nascita di numerose fabbriche dedicate alla produzione di veicoli elettrici, che nel primo decennio del secolo avevano anche una buona diffusione. Esistevano persino versioni ibride, dotate di un secondo motore capace di ricaricare la batteria durante la marcia. In realtà, nulla di ciò che vediamo oggi è davvero nuovo: oltre un secolo fa, era già stato tutto ideato.

LINK UTILI 

Il Museo Cruto Sogno di Luce 

Piossasco, Alessandro Cruto, l’inventore della lampadina