Header Ads

Scoperto un buco nero mostruoso: è il più grande mai osservato

 



Gli astronomi hanno recentemente fatto una scoperta che ha messo a dura prova la nostra comprensione dell'universo. Un gruppo di ricercatori dell'Università di Tokyo ha scoperto un buco nero con dimensioni quasi da record all'interno di una galassia chiamata Abell 1201.

Il team di ricerca ha individuato questo buco nero utilizzando una tecnica nota come lente gravitazionale. Questo fenomeno si verifica quando la luce da una sorgente molto distante viene deviata dai campi gravitazionali di oggetti massicci, come galassie o ammassi di galassie. Questi campi gravitazionali agiscono come lenti, curvando la luce e ampliando l'immagine della sorgente distante.

In questo caso, gli astronomi hanno notato che la luce proveniente da una galassia lontana, vista attraverso il telescopio Subaru presso l'Osservatorio di Mauna Kea in Hawaii, era significativamente deviata lungo il suo percorso da Abell 1201. Questo li ha portati a ipotizzare la presenza di una grande massa all'interno della galassia, come un ammasso di galassie o un buco nero.

Per confermare la presenza del buco nero, il team ha utilizzato il radiotelescopio Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA) in Cile per osservare le onde radio emesse dalla materia che circonda il buco nero. Questa materia, nota come disco di accrescimento, viene riscaldata dalle forze gravitazionali del buco nero e emette onde radio rilevabili dai telescopi a terra.

I dati raccolti da ALMA hanno confermato la presenza del buco nero, stimando la sua massa a circa 70 milioni di volte quella del nostro Sole. Questa dimensione lo pone tra i buchi neri più grandi mai scoperti. Solo pochi altri buchi neri, come quelli nel centro della Via Lattea o della galassia M87, hanno una massa maggiore.

Ma la scoperta in sé non è l'unica cosa sorprendente di questa ricerca. Il metodo utilizzato dai ricercatori, la lente gravitazionale, può rivelarsi un potente strumento per esplorare le aree più remote e oscure dell'universo.

Le lenti gravitazionali sono state utilizzate per identificare galassie molto lontane e antiche, la cui luce è stata deviata dalla gravità di oggetti massicci posti tra noi e la sorgente luminosa. Questa tecnica ha anche permesso di studiare la materia oscura, una forma di materia che non emette alcuna radiazione elettromagnetica e che quindi non può essere vista direttamente. La lente gravitazionale può deviare la luce dalle sorgenti luminose circostanti, rivelando la presenza di masse invisibili come la materia oscura.

Oltre a queste applicazioni, il metodo della lente gravitazionale potrebbe essere utilizzato per studiare anche buchi neri più piccoli e distanti. Un'ulteriore ricerca potrebbe identificare altre galassie su cui eseguire queste osservazioni, alla ricerca di nuovi buchi neri.

Inoltre, lo studio di questi buchi neri di grandi dimensioni potrebbe fornire informazioni preziose sulla formazione delle galassie e dei buchi neri stessi. Si ritiene infatti che quando le galassie si fondono, i loro buchi neri tendono a diventare più grandi. Studiando la distribuzione dei buchi neri e le loro proprietà, gli astronomi possono capire meglio come si formano e crescono le galassie nel corso del tempo.

La scoperta del buco nero in Abell 1201 rappresenta sicuramente una grande conquista per l'astronomia, ma è anche un passo avanti nella comprensione del nostro universo e del suo funzionamento. L'utilizzo della lente gravitazionale come strumento di ricerca potrebbe aprire nuove strade e rivelare ancora più sorprese da studiare. Senza dubbio, ci aspettiamo di vedere nuove scoperte fuoriuscire dallo studio dei buchi neri, il cui lavoro potrebbe portare a una comprensione radicale della struttura dell'universo.

Nessun commento