Header Ads

COSA PENSANO GLI ANIMALI?

Siamo da troppo tempo abituati a considerare gli organismi semplici necessariamente primitivi. Quelli complessi, invece, sarebbero evoluti e quindi successivi nel tempo. Abbiamo anche la tendenza a posizionare gli esseri umani su piedistalli inarrivabili. Per non parlare poi, di chi attribuisce dei "privilegi" a questa posizione "sopraelevata".

A molti capita di ripetere cose sentite da altri, senza verificare le fonti. Magari si tratta di affermazioni che appaiono logiche, credibili e verosimili. E allora diventano vere.

Ad esempio, abbiamo sempre considerato le spugne organismi semplici e primitivi, ma poi si è scoperto che la noce di mare (Mnemiopsis leidyi) è comparsa prima delle spugne ed è più evoluta: ha muscoli, nervi, un cervello rudimentale e la capacità di emettere segnali luminosi. Com'è possibile che sia più evoluto chi è giunto per prima? Qualcosa non quadra.

Occorre un adeguato criterio di classificazione degli organismi viventi. La grandezza del genoma può essere un utile riferimento? In base ad esso noi umani siamo molto più in basso rispetto alle cipolle, che hanno un genoma grande 12 volte il nostro.

Se pensiamo all'evoluzione diretta verso la perfezione, possiamo al massimo scrivere un bel soggetto per un film. E' la scienza a dirci come stanno realmente le cose. E nella realtà la natura non tende verso la perfezione, perché non è quello l'obiettivo. Non possiamo neanche vedere l'evoluzione come una linea retta, o come una marcia verso la complessità. E' piuttosto una passeggiata senza meta.


La natura seleziona forme, funzioni e comportamenti idonei ad affrontare problemi ambientali: alcuni adattamenti restano in quanto “vincenti”, altri caratteri restano casualmente, in quanto non forniscono né vantaggi, né svantaggi. Quanto sopra scritto è soltanto una piccolissima parte di ciò che troverete in "Piccoli equivoci tra noi animali", scritto da Lisa Vozza e Giorgio Vallortigara e pubblicato da Zanichelli nella collana "Chiavi di lettura". Non ci capiamo tra umani, ma nemmeno tra "animali". Siamo spesso convinti di sapere a cosa sta pensando il nostro cane, talvolta ci spingiamo a leggere emozioni sul volto degli animali.

È necessario fare un passo indietro: dobbiamo capire il funzionamento del cervello degli animali. Solo dopo potremo fare affermazioni fondate. Ecco, il libro citato, essendo divulgativo e adatto a tutti è proprio un  ottimo punto di partenza. Starete meglio con i vostri animali e chissà che non si riesca a capire anche qualcosa in più del comportamento umano...

Nessun commento