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ITALIANI: UN POPOLO DI NON LETTORI

Le statistiche lo dimostrano una volta di più: gli italiani leggono pochissimi libri. E niente sembra scuoterli dalle abitudini consolidate, neanche l’avvento degli e-book. Il picco di lettura si registra nella fascia di età che coincide con la scuola media. Donne e pensionati lettori i meno pigri.

Lettrice in biblioteca - Shutterstock

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SI LEGGE SOLO A SCUOLA 

Sei quello che leggi, vale la pena ripeterlo. In questo articolo aggiorniamo le statistiche, non troppo felici, sulla lettura in Italia. Lo possiamo fare grazie a un dataset pubblicato dall’Istat a inizio 2015, che raccoglie informazioni, appunto, sulla lettura, fino al 2014. Il grafico presenta una breve disamina storica per fasce d’età.




Per fasce d’età, sono indicati il numero di lettori ogni 100 persone. La media nazionale, nel corso del tempo, è statica e bassa, oscillante intorno alle 40 persone, ma emerge un altro trend preoccupante: è come se il numero di lettori andasse riducendosi a mano a mano che si esce dal percorso scolastico.
Il picco dei lettori concerne la fascia d’età tra gli 11 e i 14 anni. Tuttavia, negli ultimi due anni, anche questo gruppo ha visto una riduzione di ben cinque unità: da 62 a 57 lettori ogni 100 persone. Le altre fasce d’età seguono a ruota, mestamente.
L’Italia non sembra insomma un popolo di lettori motivati, nonostante ci sia un leggero miglioramento nel tempo tra i 60 e i 74 anni, in corrispondenza con la pensione. Pure per i più anziani, tuttavia, gli anni più recenti hanno mostrato un sostanziale stallo.
Che la situazione sia molto seria e statica lo mostrano i dati che entrano nel dettaglio del numero di libri letti nel 2014, e lo mostra bene il diagramma a torta.




La grande maggioranza dei lettori (oltre il 70 per cento, legge al massimo sei libri in un anno, con il 45 per cento che ne legge al massimo tre.
Ma leggono di più gli uomini o le donne?



Per tutte le categorie, abbiamo più lettrici che lettori, anche se si tratta comunque di valori molto bassi.

NEANCHE IL WEB AIUTA

Forse Internet ci salverà e la rivoluzione digitale contribuirà al miglioramento culturale del nostro paese, pigro di fronte alla lettura?
I dati non sembrano mostrare una corsa al libro elettronico. E a dire il vero non mostrano nemmeno una passeggiata.




Solo una persona ogni quattro, tra quelle che accedono al web, ha ordinato o comprato online un libro nel corso del 2014. E il problema, guardando poi alla lettura degli ebook, è che per strada si perdono altre persone.




Solo quindici utenti di Internet ogni 100, infatti, hanno scaricato o letto un libro in versione digitale.
Che fare? Forse il bonus dei 500 euro ai diciottenni, per quanto destinato proprio a finanziare i consumi culturali, non è la risposta migliore. Le risorse, per quanto poche, devono e possono essere indirizzate a incoraggiare la lettura tout court. Concentrarle su una fascia limitata della popolazione ha senz’altro un grande effetto scenico, ma poca sostanza. Umberto Eco scriveva che leggere dà a tutti la possibilità di sperimentare l’immortalità all’indietro: per il momento l’encefalogramma è così piatto che bisogna almeno cominciare a far nascere i lettori.


BIO DELL'AUTORE

LUCIANO CANOVA

Docente e ricercatore alla Scuola Enrico Mattei, dove insegna i corsi di Economia Sperimentale e di Comunicazione Scientifica al Master MEDEA (Management dell’Economia dell’Ambiente e dell’Energia). Ha studiato Economia a Milano, laureandosi al DES in Bocconi nel 2002. Ha conseguito un master in Development Economics alla University of Sussex e il dottorato in Economia all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Per due anni, è stato post-doc alla Paris School of Economics. iProf di Economia della felicità su Oilproject.org, collabora con diverse testate di divulgazione scientifica.


Fonte: lavoce.info


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