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GUIDARE UN ROVER SU MARTE: UN'AFFASCINANTE AVVENTURA SCIENTIFICA


Quando degli esseri umani compiono grandi imprese, occorre che qualcuno le racconti. Soprattutto se si tratta di imprese scientifiche, realizzate da "persone che ogni giorno spostano le frontiere della nostra conoscenza sempre più lontano" (citazione da "Autisti marziani"). E - a maggior ragione - quando queste imprese possono rappresentare una fonte di ispirazione per i giovani, i quali - talvolta - proprio nella scienza trovano finalmente la loro strada.


L'impresa senza precedenti è guidare - dalla Terra - un rover su Marte. Immaginate la vostra postazione di "autista marziano" presso il Jet Propulsion Laboratory, un'istituzione che ha segnato alcune tappe fondamentali della ricerca scientifica e dell'esplorazione spaziale. Dal JPL è uscita - il 1° febbraio 1958 - la prima sonda statunitense della storia, l'Explorer 1 ed è proprio in quel laboratorio che è stata costruita la prima sonda che ha oltrepassato i confini del Sistema Solare (vi ricordate di Voyager 1? Venne lanciata nel 1977).

Pensate a cosa significhi trovarsi nel posto in cui sono stati progettati tutti i veicoli robotici che finora sono riusciti ad atterrare su Marte. Avete inviato la vostra candidatura (con il CV) e siete entrati a far parte della squadra di autisti marziani del JPL. E' successo a Paolo Bellutta, che ha raccontato - con Stefano Dalla Casa - la sua affascinante avventura nel libro "Autisti marziani - Come costruire un robot spaziale e guidarlo su Marte", pubblicato da Zanichelli nella collana "Chiavi di lettura".

Paolo Bellutta e le copie terrestri dei tre rover marziani
(crediti: Paolo Bellutta) - tratta da:
http://archivioscienze.scuola.zanichelli.it/2012/09/17/pilotando-curiosity/

Paolo Bellutta è un "rover planner", in quanto i comandi dalla Terra vanno impartiti in una sequenza, che poi verrà eseguita dal rover su Marte, ma - purtroppo - non è possibile lavorare in diretta.

Ad esempio il 5 agosto 2012, alle 22:17, il rover Curiosity era già atterrato su Marte, ma nessuno poteva saperlo. Infatti, in quel momento, Marte si trovava a 248 milioni di chilometri dalla Terra e i segnali radio impiegano 14 minuti per giungere fino a noi.

Capite quindi che 14 minuti di attesa - per sapere se è avvenuto l'atterraggio - possono essere lunghissimi. D'altronde il capitolo del libro nel quale viene raccontato quel giorno è pura telecronaca spaziale, nel senso che è più avvincente di un romanzo.

Paolo utilizza un pc con due monitor e un paio di occhiali 3D per avere la visione tridimensionale delle immagini che giungono da Marte: d'altronde non è facile pilotare a distanza. Il rover è insostituibile: un errore può costare diverse centinaia di milioni di dollari. In più Marte è un pianeta pieno di insidie: una ruota può facilmente affondare in un terreno troppo sabbioso, la polvere può "oscurare" alcuni strumenti scientifici, le comunicazioni con la Terra possono interrompersi a causa di un malfunzionamento degli orbiter, che vengono usati (anche) come ponti radio...

Insomma, buona lettura e buone vacanze!

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