domenica 22 gennaio 2012

VIAGGI E SCIENZA: UNO SGUARDO AL NOSTRO GLORIOSO PASSATO


Oggi sono molti i turisti che preferiscono i viaggi completamente organizzati. Nulla deve essere lasciato al caso, a tal punto che è più importante la programmazione di ogni singolo momento del viaggio che lo scopo del viaggio. C’è persino chi si lamenta della pasta scotta, quando è in vacanza in paesi che con le nostre tradizioni alimentari non hanno nulla a che fare.

Fortunatamente i grandi esploratori di fine Ottocento ed inizio Novecento non erano come i turisti di oggi. D’altronde, se ci pensate, ciò che resta davvero impresso nella memoria al ritorno da un viaggio è proprio l’imprevisto, ciò che non era pianificato o organizzato e, ancora di più, ciò che rimarrà stabilmente fra i ricordi del viaggiatore, è la scoperta.

E allora, se fate sempre viaggi organizzati, perché non gustare un po’ di esotismo e un po’ di sana avventura alla Emilio Salgari? Vi basta leggere “Esploratori perduti” di Stefano Mazzotti, pubblicato da Codice Edizioni (2011) e subito vi immergerete nelle zone più selvagge e inesplorate dei cinque continenti. In questo periodo, come direbbe mia moglie, “sono cascato dentro il libro” in oggetto, rapito dal fascino del viaggio.

Nel libro troverete innanzitutto la Storia, quella che abbraccia un periodo “che va approssimativamente dalla nascita dello stato italiano alla Prima guerra mondiale” (le citazioni sono estratte dal libro di Mazzotti). All’interno di questo periodo leggerete le avventure dei “protagonisti che hanno fatto la storia di quell’epoca”, ovvero “commercianti, avventurieri, missionari, cacciatori, militari, giornalisti, politici, ma anche scienziati di chiara fama, geografi, geologi, zoologi, botanici, antropologi”. Si tratta di persone che “avevano obiettivi, ambizioni e ideali”, sempre più rare nella nostra attuale società. Uomini d’altri tempi, la cui vita era guidata dalla curiosità e dalla conoscenza.

Perché questi uomini sono così importanti? Perché “catalogarono e scoprirono centinaia di nuove specie animali e vegetali, e descrissero usanze e costumi di popoli indigeni primitivi”. In sintesi “dedicarono gli anni migliori della loro vita alle scoperte geografiche, naturalistiche ed etnologiche”. In pratica essi scrissero la storia dell’impresa coloniale italiana, che ebbe inizio soprattutto in seguito al commercio con l’Africa e l’Oriente e al lavoro dei missionari, “religiosi che per primi tentarono di evangelizzare gli indigeni dell’Africa orientale e che tracciarono una prima via d’accesso a questi territori”.

Ciò che colpisce nella lettura di questo libro è l’interdisciplinarietà degli esploratori di un tempo oggi troppo specializzati  a causa della complessità raggiunta dalle attuali conoscenze. Come Giovanni Miani "un personaggio eclettico, di indole irrequieta e turbolenta, i cui interessi spaziavano dalla passione per la musica alla pedagogia, dall’agricoltura agli studi di egittologia”. Colpisce senz’altro il coraggio di questi pionieri: lo stesso Miani, già sessantenne, “visse per diversi mesi a stretto contatto con le comunità dei temutissimi antropofagi niam-niam”. Inoltre occorre evidenziare come i grandi viaggi di esplorazione, già a partire dal Settecento, hanno “posto le basi per la nascita delle discipline naturalistiche, dalla geografia alla geologia, dalla botanica alla zoologia, dall’archeologia all’etno-antropologia”.

Vi racconterò più avanti ulteriori itinerari di lettura del testo, ma intanto vorrei concludere questa prima e breve presentazione con l’auspicio dello stesso Mazzotti, ovvero che grazie a quest’opera venga riportata ad oggi la passione, l’entusiasmo e la speranza che albergava nell’animo di quei pionieri che ci hanno lasciato una così rilevante eredità scientifica.


Stefano Mazzotti 
ESPLORATORI PERDUTI
Codice Edizioni, anno 2011
Tot. pagine: 312
ISBN: 978-88-7578-262-7

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