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domenica 6 dicembre 2009

CALDO NATALE


Gli incendi domestici sono molto sottovalutati. Questo video del National Institute of Standard of Technologies viene spesso utilizzato in Italia nel corsi di sicurezza sul lavoro. Dimostra come un banale cortocircuito può degenerare in meno di 30 secondi in un pericolosissimo e devastante incendio. E i fumi di monossido di carbonio che vengono sprigionati possono essere ancora più letali del fuoco stesso.



Consiglio: mai lasciare incustoditi (o peggio ancora accesi di notte mentre si dorme) impianti elettrici o stufe accesi.

NOTA. NON SI MUORE QUASI MAI PER LE FIAMME MA PER LE INALAZIONI DEI FUMI DI MONOSSIDO DI CARBONIO: Verificate voi stessi su GOOGLE NEWS

Bastano infatti pochi minuti di inalazione del fumo di monossido di carbonio (CO) sprigionato dalla combustione per portare alla morte. Al contrario dell'anidride carbonica (che può generare asfissia ma provoca effetti reversibili nel breve periodo di esposizione) l'ossido di carbonio si lega saldamente agli atomi di ferro nell'emoglobina (molecola incaricata di legarsi con l'ossigeno nel sangue) formando un complesso molto più stabile di quello formato dall'ossigeno.

Una volta respirato, il CO si lega all’emoglobina con una affinità che è 220 volte superiore a quella dell’ossigeno, formando un composto che viene chiamato carbossiemoglobina. Questa sostanza, al contrario dell’emoglobina, non è in grado di garantire l’ossigenazione ai tessuti, in particolare al cervello ed al cuore. Dal punto di vista funzionale è come se stessimo subendo una emorragia di sangue: l'ossigeno non irrora più i tessuti, soprattutto il cervello, l'organo che per primo risente di danni irreversibili. Anche pochi minuti di inalazione possono portare a danni irreparabili al cervello.

L’effetto del CO risulta maggiore in altitudine, per la ridotta percentuale di ossigeno nell’aria.
Si legge spesso, in questo periodo, di decessi a causa di stufe o scaldabagno difettosi. Il motivo è anche legato al fatto che in altitudine si è portati a utilizzare sistemi di riscaldamento di dubbia affidabilità. Poiché il CO è incolore, insapore, inodore e non irritante, può causare morti accidentali senza che le vittime si rendano conto di quel che sta loro succedendo.

In caso di intossicazione bisogna immediatamente portare all’aria aperta il soggetto colpito, in quanto la respirazione di aria arricchita di ossigeno aiuta l’eliminazione del CO dalla carbossiemoglobina.

Una concentrazione di CO nell’aria pari a 2000-4000 ppm (0,2%-0,4%) provoca la morte in circa 15 minuti, dopo aver provocato perdita di conoscenza. In presenza di 1000 ppm si sopravvive circa 90 minuti. I primi sintomi dell’avvelenamento sono l’emicrania e un senso di vertigine. Purtroppo il gas provoca anche sonnolenza e questo impedisce spesso alle vittime di avvertire il pericolo e di aerare il locale.

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