Header Ads

TERREMOTI E SOCIAL NETWORK: AIUTO CONCRETO DAL MONDO DELLA RICERCA

Daniele: pensa alla paura di stanotte... la botta è stata davvero forte...

Luigia
: Qui a Rieti i suoi figli non hanno avvertito nulla di pesante! Più sensibile qui a Roma! Ma se sapeste come ha avuto notizie avreste i brividi! Telefonato a numero a caso al paese (nessun'altro rispondeva manco Comune nè cellulari). MEDICI, INFERMIERI, PSICOLOGI E GENTE DI BUONA VOLONTA': contattate la protezione civile per intervenire e dare sostegno. Adesso le parole a poco servono. Ci sono troppi dispersi... e molti feriti.

Emiliano: chiede a chiunque abbia notizie dirette della situazione in Abruzzo di pubblicarle anche su Facebook, indicando anche quali possono essere le reali notizie.

Gabriele: è vicino agli amici abruzzesi: sono nato nei giorni del terremoto del 1976 qui in Friuli e mi sento dentro tutto il dolore e rabbia che porta con sé.

Sono le "voci" di centinaia di migliaia di italiani che, come me, ieri hanno saputo del terremoto che ha devastato l'Abruzzo, informati appena pochi minuti dopo l'evento. Dalla TV? Dalla Radio? No da Facebook e Twitter!

Collegati a Facebook alcuni amici in Emilia Romagna descrivevano la scossa nei minimi dettagli. Ancora non si conosceva la vera entità dei danni e il luogo dell'epicentro, tuttavia una cosa è certa: Facebook, Twitter e molti altri social network hanno diramato la notizia con una velocità straordinaria, mentre c'era chi si lamentava che i media tradizionali (telegiornali TV), anche ore dopo non si fossero occupati di fornire alcuna informazione utile.

E in effetti uno dei limiti della circolazione delle notizie è la difficoltà, per i canali tradizionali, di arrivare al cuore dell'informazione, portare sostegno e comunicare i reali bisogni della gente. L'informazione "dall'alto", troppo gerarchicizzata" (lo sanno bene i blogger) e che soffre di scarsa efficienza.

Ecco allora che i social network offrono la possibilità in questi frangenti di portare un immediato aiuto alle necessità contingenti.

Un esempio di cui abbiamo già parlato su Gravità Zero è influweb [www.influweb.it], un sistema fondato sull'uso del web collaborativo e sui social network che serve a limitare i danni causati da una possibile epidemia influenzale e, nei casi peggiori, anche da una possibile pandemia come l'influenza aviaria.

I fisici ricercatori dell ISI Foundation di Torino sono esperti nell'elaborazione di "reti di conoscenza" e coordinano insieme ad altri 12 centri universitari europei un monitoraggio completo nazionale usando strumenti come le mappe di Google che seguono le informazioni che migliaia di cittadini forniscono in tempo reale sul loro attuale stato di salute.

Quel che più impressiona di questa tecnologia è che tutte le informazioni arrivano al centro di controllo in tempo reale, pochi minuti dopo un evento: sono gli stessi cittadini a farlo.

I costi dei finanziamenti a questi strumenti sono bassissimi, ma permetterebbero di salvare migliaia di vite umane.

Purtroppo i tagli alla ricerca si fanno sentire. Il progetto è interamente finanziato dalla Comunità Europea, grazie alla buona volontà dei ricercatori che hanno seguito l'intero processo di domanda, ma non sono illimitati e stanno terminando. I ricercatori sanno che un progetto come il loro potrebbe essere applicato ma i fondi scarseggiano!


Nell'immagine, Google maps è utilizzato per visualizzare le informazioni degli utenti che partecipano al progetto Influweb

Oggi con i media collaborativi è possibile portare un reale soccorso alla popolazione: ognuno di noi lo potrebbe già fare attivamente anche solo seduto di fronte a un PC: è sufficiente finanziare un progetto come influweb e fare in modo che un controllo centrale (per esempio un centro di ricerca) prenda l'incarico di attivare un social network, usare le mappe di Google e monitorare il tutto, permettendo di fatto ai singoli cittadini di inserire informazioni utili.

Alcuni esempi di come la tecnologia sia già possibile sono visibili ai seguenti link: http://earthquake.googlemashups.com oppure http://earthquakes.tafoni.net

Attualmente l'anarchia di Facebook o Twitter serve a poco, serve un controllo centrale specifico , ma potenzialmente i social network, se usati bene come con il progetto influweb consentirebbero di fornire informazioni utili ai medici, alla protezione civile, ai mezzi di informazione, per portare un reale soccorso alla cittadinanza colpita da una tragedia come quella di un terremoto.

QUANDO IL WEB NON C'ERA

Nelle immagini seguenti una simulazione virtuale che mostra il terremoto del 6 maggio 1976 che distrusse la cattedrale gotica di Venzone, in Italia. Più informazioni e una maggiore risoluzione video al http://hcilab.uniud.it/earthquake

Nessun commento