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ILARIA CAPUA E L'INFLUENZA DEL VIRUS 2009 H1N1


Ilaria Capua non è una qualunque: è stata nominata tra le cinque Revolutionary Mind per il 2008 da 'Seed Magazine', dopo aver ricevuto nel 2007 anche il premio Scientific American 50, assegnato ai 50 ricercatori che più hanno contribuito al progresso della scienza.

E tutto grazie a un'idea semplice quanto rivoluzionaria: un archivio elettronico aperto agli scienziati dove sono conservati i dati genetici di tutti i virus dell'influenza umana e animale studiati nel mondo.

Agli scienziati non piace condividere i loro dati, ma a lei quel database è sembrato inevitabile:
"In un'epoca in cui i virus possono passare in poche ore di continente in continente grazie ai voli aerei, le contromisure devono essere altrettanto rapide e senza confini", commenta.



E ha avuto ragione perché è grazie alla banca dati voluta dalla virologa italiana che gli americani hanno identificato il loro Paziente numero 1 e si sono accorti che quella ventina di persone diagnosticate fino a quel momento come influenzati di fine stagione erano in realtà il nucleo di un'esplosione che andava arginata al più presto. Senza il database della Capua la diffusione del virus dell'influenza "suina" negli Stati Uniti sarebbe potuta passare inosservata, almeno fino a quando non avesse cominciato a seminare vittime come in Messico. E a quel punto forse sarebbe stato troppo tardi. Perché 2009 H1N1' il muro del Texas lo ha passato da parecchie settimane. Spiazzando tutti.

"Abbiamo visto lontano, quando abbiamo sollevato il problema della trasparenza dei dati. Senza la banca non sarebbe stato possibile avere tutti questi dati sul virus",
ha detto all'ANSA Capua, che nel 2006 ha lanciato sulle maggiori riviste scientifiche internazionali l'appello a mettere in comune i dati in un'unica banca.

Ci sono voluti due anni per allestirla e sostituire cosi' la banca ad accesso riservato utilizzata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Una volta sequenziato il virus dell'influenza dei suini, spiega Capua, i Centri statunitensi per il controllo delle malattie (Cdc) hanno immesso la sequenza in Gisaid: "grazie a tutte le altre informazioni gia' contenute nella banca - conclude - abbiamo confrontato la nuova sequenza con le altre e abbiamo capito da dove arrivavano i geni e individuato la resistenza gli antivirali".

(fonte ANSA)

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