L'angelo che assomiglia a Meloni: uno “scandalo” costruito sul vuoto
Nella basilica romana di San Lorenzo in Lucina si discute perché, dopo un restauro recente, due volti di angeli “sembrerebbero” ricordare Giorgia Meloni e Giuseppe Conte. Fine.
Non c’è un atto pubblico, non c’è un messaggio istituzionale, non c’è una direttiva politica, non c’è un provvedimento amministrativo: c’è una somiglianza percepita da alcuni (peraltro opinabile per definizione) dentro un contesto che non è governativo.
E anche volendo “forzare” l’interpretazione: una somiglianza non è una prova, non è un reato, non è automaticamente un’intenzione e soprattutto non produce alcuna conseguenza concreta. È il classico tema perfetto per generare polemica: ambiguo, fotografabile, facile da viralizzare, difficile da verificare in modo definitivo.
La responsabilità, se esiste, è solo interna: autore ↔ committente (Vicariato)
L’unico piano sensato su cui ragionare è quello contrattuale e di committenza:
- se l’intervento è stato realizzato da un autore (in questo caso si cita Bruno Valentinetti),
- e se l’intervento è avvenuto su richiesta/accettazione del committente,
Punto chiave: non esiste alcuna responsabilità del Governo perché il Governo non è committente, non è proprietario, non è direttore dei lavori, non è autorità competente su quella scelta iconografica (ammesso e non concesso che di scelta iconografica si tratti).
Tirare in mezzo “lo Stato” o “il Governo” è una scorciatoia polemica: serve a dare peso a qualcosa che, altrimenti, resterebbe per quello che è — una chiacchiera da cronaca leggera.
Anche sul piano “Beni culturali”: il caso non regge
Se il monumento è del 1985 e i decori sono del 2000, non si è davanti al tipico scenario di tutela pensato per cicli storici e artistici antichi.
Di conseguenza, la narrazione “istituzionale” (Soprintendenza, scandalo nazionale, affronto pubblico, ecc.) è ancora più artificiosa: manca proprio l’innesco.
E anche se fosse intenzionale… non sarebbe uno scandalo
Anche nell’ipotesi più “forte” — cioè che l’autore abbia davvero voluto richiamare fisionomie contemporanee — non sarebbe affatto una novità, né automaticamente uno scandalo.
La storia dell’arte è piena di esempi in cui il sacro, l’allegorico o il celebrativo incorpora volti del presente, potenti, committenti, personaggi riconoscibili, o addirittura “tipi umani” contemporanei. Non perché l’arte “si sporca”, ma perché l’arte parla al suo tempo.
Esempi:
- Cappella degli Scrovegni / Giotto: realismo fisionomico spesso letto come apertura al ritratto e al contemporaneo.
- Basilica di San Vitale: mosaici con Giustiniano I e Teodora: sacro e potere contemporaneo in forma esplicita.
- Masaccio, Trinità (Basilica di Santa Maria Novella): i committenti dentro lo spazio sacro, con funzione dichiarata.
- Domenico Ghirlandaio, Cappella Tornabuoni: il sacro come “teatro civile” con fiorentini riconoscibili.
- Sandro Botticelli, Adorazione dei Magi: scena evangelica che diventa anche parata sociale e politica medicea.
- Pietro Perugino: ritratti dei donatori ai margini, convenzione diffusissima.
- Michelangelo / Cappella Sistina: allusioni, fisionomie, riferimenti al presente (espliciti o interpretati).
- Caravaggio: corpi e volti del quotidiano dentro il sacro, con scandali proprio perché “troppo reali”.
- Gian Lorenzo Bernini, Estasi di Santa Teresa: i Famiglia Cornaro come spettatori/committenti; il contemporaneo messo in scena.
Il punto culturale è semplice: rendere il sacro prossimo al presente. Un linguaggio “incarnato”, comprensibile, situato. L’arte non è mai stata neutra, e non ha mai vissuto in un vuoto asettico: è sempre attraversata da riferimenti sociali, politici, simbolici.
Non c’è “il caso”, c’è solo la sua narrazione
Quindi sì: stiamo parlando del nulla.
Se il Vicariato ritiene l’intervento inopportuno, ne parla con chi l’ha realizzato: finisce lì.
Tutto il resto — chiamare in causa il Governo, evocare scandali, insinuare trame — è una costruzione polemica che serve solo a gonfiare una percezione in un “caso nazionale” che, nei fatti, non esiste.

Post a Comment