mercoledì 13 giugno 2018

SDL CENTROSTUDI: "FINTECH = OPPORTUNITÀ. MA CI VUOLE FIDUCIA E REPUTAZIONE"

Fintech, i tre pilastri sono fiducia, reputazione e tecnologia! In un mondo che aumenta la sua interconnessione in ogni momento, la finanza digitale continua la sua marcia inarrestabile e visibile nella vita di tutti noi, anche con la chiusura delle filiali fisiche a favore dei conti online.  



A Trento in questi giorni si è svolto, il Festival dell'Economia con un interessante incontro  con Luigi Zingales, docente di Entrepreneurship and Finance presso l’Università di Chicago, che  ha affrontato  proprio il tema del fintech.  Zingales ha spiegato come la  tecnologia finanziaria - intesa come fornitura di servizi e prodotti finanziari attraverso le più avanzate tecnologie dell'informazione - possa svilupparsi  attraverso due fattori: fiducia (“La parola credito viene dal latino e significa fidarsi”) e reputazione, ovvero la conoscenza del livello di credibilità del mio interlocutore. 

La fiducia, come spiega SDL Centrostudi, una delle più importanti aziende in difesa del correntista, è uno dei fattori che determineranno le scelte dei futuri correntisti e investitori. 

Ovviamente sono necessari anche fattori tecnologici come connessione, facilità di collezionare e conservare dati, capacità di elaborare i dati grazie all’intelligenza artificiale e lo sviluppo della crittografia.

Zingales ha poi fatto l’esempio del successo in Africa delle lampade solari che hanno sostituito quelle tradizionali (maggiormente inquinanti) a cherosene: 

“Oltre ai benefici ambientali e alla comodità di una lampada che si carica di giorno e funziona la notte, il successo si deve anche al fatto che i pagamenti avvengono per smartphone  e con un codice. Se il codice non è attivato, la lampada non funziona”.

La tecnologia impatterà anche sull’industria dei pagamenti secondo il docente. L’accesso al mondo del credito digitale è possibile solo attraverso un’identità. 

“In India - ha osservato Zingales - è lo Stato a rilasciarla mentre negli Stati Uniti sono Google e Facebook”. Il denaro sarà sempre meno cartaceo e sempre più digitale e, paradossalmente, i maggiori problemi li hanno i Paesi più avanzati dove il sistema bancario, con le proprie regole non certo digitali, sono consolidate.Ma se le criptovalute evidenziano problemi di trasparenza, la moneta digitale sembra avere la meglio perché le transazioni avvengono via smartphone e messaggi Facebook o Google. Un futuro incerto sembra invece attendere le carte di credito, troppo onerose e superate da un mercato liquido sia nell’utilizzo dei pagamenti digitali sia nell’accesso al credito.“Prima le piattaforme peer to peer e oggi le consumer lending consentono l’accesso ai dati relativi alle abitudini di spesa e al comportamento dei clienti, con la possibilità di sviluppare da parte di soggetti terzi, che non siano banche, delle proposte di credito o finanziamento di gran lunga più competitive. Alle banche rimarrà il credito alle imprese perché sono molto meno prevedibili delle persone fisiche”. Tutto questo arriverà anche in Italia dove però persistono due fattori di criticità: la mancanza di computer literacy (alfabetizzazione) e una diffidenza iniziale da parte degli utenti”.

Il fintech inoltre continua la sua avanzata, a scapito degli istituti di credito tradizionali. Se nel 2006 le banche tradizionali pesavano per il 48% dei ricavi totali generati dai mercati di capitale, nel 2017 la fetta della torta è scesa al 33%. Il 2017 ha segnato il quinto anno consecutivo di ricavi in calo per i gruppi dell’investment banking (nel 2016 attraevano il 36% dei ricavi totali). 

Oltre alla crisi economica e ai nuovi regolamenti sul credito, sempre più stringenti, imposti dalle autorità di sorveglianza, l’ingresso del fintech nel mondo bancario ha mandato in crisi il mercato tradizionale, che ha reagito agendo sui prezzi per sottrarre quota di mercato ai concorrenti e riducendo i costi: una strategia non sufficiente a difendere la rilevanza del proprio ruolo, perché la migrazione di valore dai tradizionali mercati di capitale ai nuovi prodotti e servizi è un trend consolidato e trainato dalle tecnologie basate sul web, il cloud, i big data e l’intelligenza artificiale. Le aziende che investono in fintech possono contare sullo studio dei big data, offrendo quindi prodotti e servizi flessibili e personalizzabili, in cui il cliente è al centro delle iniziative e delle proposte. 


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Per gli istituti di credito tradizionali è quindi urgente e necessario ristrutturarsi, modificando il modo in cui affrontano il loro stesso settore, puntando su nuove competenze, come l’analisi dei big data. Cambiare l’impostazione passando da prodotto-centrico a cliente-centrico, in modo da trarre vantaggio dalla lezione delle aziende fintech. 

FINTECH : UNA OPPORTUNITA

Il FinTech e l’innovazione tecnologica - spiega nuovamente SDL Centrostudi - sono un’opportunità per gli investitori e i risparmiatori: si tratta di una macchina che può mettere in moto l'intero mercato finanziario. 

Pochi giorni fa In un incontro Consob, dove erano presenti imprenditori, startup del settore, accademici e rappresentanti del mondo del credito, ha visto la partecipazione di un’ospite d’eccezione: il fisico e matematico Mario Rasetti. 

Lo scienziato ha sottolineato come grazie alla compresenza sempre maggiore delle nuove tecnologie digitali, siamo di fronte a un mutamento mondiale

 «Il tempo di raddoppio - ha detto Rasetti - , cioè il periodo entro cui l’uomo produce la stessa quantità di dati realizzati» dagli albori della civiltà ad oggi, «nel 2017 era un anno». Nel giro di 5-7 anni questo indicatore «scenderà a circa 12 ore. Vale a dire: metà giornata». 

In questo contesto in accelerazione stiano assistendo a trasformazioni epocali enormi, che, tra le altre cose, implica sempre di più la presenza di sistemi d’intelligenza artificiale, grazie  alla loro capacità  di decifrare e tradurre meglio quei "big data", che fanno da sfondo ai cosiddetti sistemi complessi. Sistemi di cui abbiamo già parlato più volte e il cui comportamento non può essere spiegato solo sommando le azioni parziali delle loro componenti ed esibiscono una dinamica estremamente complessa. 

COME GLI ALGORITMI MANIPOLANO I MERCATI 

Il tema della complessità dei mercati da tempo è analizzato e studiato. Senza scomodare le più recenti evoluzioni hi-tech, pensiamo ad esempio all'evoluzione dei moderni sistemi automatici di trading. Alla base delle loro strategie d’investimento, da molto tempo ormai, c’è spesso la seguente struttura logica: «Se qualcosa accade..., allora compra (o vendi). 

Il  trader automatico dapprima analizza, ad esempio, l’andamento del prezzo del titolo in un arco di tempo (10 anni). Poi, dopo avere individuato dei valori significativi, li confronta con molte altre variabili (sempre ricondotte a numeri). Ricerca correlazioni, le più sofisticate. Al che inserisce i prezzi definiti nella struttura logica indicata sopra.
«Se il titolo supera 10 euro…, allora compra». 

Infine, dopo un periodo di test, avvia l’investimento. La descrizione effettuata, ovviamente, è una semplificazione molto spinta. E, tuttavia, rende l’idea di un approccio all’investimento che allontana sempre di più il valore dell’asset dalla realtà. Un’azione infatti rappresenta un’azienda con i suoi uomini, la sua attività, i suoi prodotti, l’indotto e via dicendo. L’analisi fondamentale, pure con molti limiti, tenta proprio (ad esempio, attraverso l’analisi dei bilanci) di mantenere questo collegamento. Nel momento in cui ciò viene messo da parte il valore segnaletico dei prezzi rischia di perdere parte del suo significato.


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